Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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martedì 6 dicembre 2016

Dimagrire: perché è dannatamente complicato?

L'altro giorno sentivo per la strada una signora sui 60 anni che parlava con altre persone dicendo "io faccio una dieta, ma ai dolci non riesco proprio a resistere, è più forte di me". Questi altri, forse vedendo l'età della signora, forse per mancanza di formazione specifica, o più come escamotage per zittirla, minimizzavano la cosa con un "eh va beh, capita... succede... ognuno ha la sua...".
Ebbene signori, quella povera signora riferiva di una attrazione irresistibile verso il dolce, tecnicamente detto craving. Per capirci, il tossico che avverte un richiamo fortissimo per l'eroina (gergalmente "scimmia" o "botta") è la descrizione di cos'è il craving.
Un tipo di attrazione patologica del genere le si può avere per le sostanze da strada,  ma anche per il gioco d'azzardo, internet, i social network.
Ma cosa succede quando questo avviene per il cibo?
Ve lo spiego così: una persona (di sesso femminile nella maggiorate dei casi) segue una dieta, privandosi del piacere del cibo entra in uno stato di tensione. Col passare del tempo questo stato interiore aumenta finché non scatta all'improvviso questa voglia irresistibile di mangiare un determinato alimento (generalmente dolci o carboidrati). Nel momento in cui si cede alla tentazione, le possibilità sono diverse: la persona ne mangia un po' e si ferma, oppure si abbuffa malamente perdendo totalmente il controllo. Il tipo di fame, è importante da capire, non è una fame fisiologica, ma una fame mentale. Solitamente queste persone si abbuffano dopo cena, quando hanno seguito perfettamente la dieta con le giuste calorie e gli alimenti pesati. Un comportamento in totale contraddizione coi propositi razionali.

Ciò che capita dopo è che la persona si sente terribilmente in colpa, sente di aver fatto qualcosa di sbagliato. A quel punto o si tiene il senso di colpa e si rimette a dieta, oppure mette in atto delle terribili condotte di eliminazione che hanno l'unico scopo di eliminare l'eccesso di calorie ingerite. Quindi si provocano il vomito, si ammazzano di attività fisica, talvolta assumono lassativi o diuretici. Quest'ultimo comportamento, caratterizzato da normopeso, abbuffate compulsive e condotte di eliminazione, rientra in una diagnosi di bulimia.
Chiunque invochi la "mancanza di forza di volontà" non ha capito di cosa stiamo parlando. Queste persone possono avere una volontà d'acciaio in ambito lavorativo, ma cedere brutalmente sul fronte alimentare.
Dietro tutto ciò c'è un problema di tipo affettivo che viene riversato sul cibo. Per queste persone mangiare è più piacevole che per altre persone, perché si sentono gratificate a livello affettivo. Questa gratificazione alimentare va a colmare (senza riuscirsi) un vuoto affettivo generato da abbandoni, traumi, omissioni o violenze.
La dimensione culturale gioca ovviamente un ruolo importante nel declinare il disturbo secondo i canoni estetici attuali. Se il nostro canone estetico dominante fosse essere in sovrappeso, la bulimica non avrebbe più motivo di estinguere le abbuffate, che diventerebbero un comportamento positivo e funzionale. Tutto insomma cambierebbe, così come cambiano i disturbi da un secolo all'altro: le isteriche di Freud non esistono più lasciando spazio alle fibromialgiche.
In che modo l'ipnosi  e la psicoterapia ipnotica possono risolvere questo quadro in una terapia breve?
Lavorando sistematicamente su 2 livelli: mettendo in corto-circuito il sistema del piacere dato dalle abbuffate, convertendolo in disgusto. Allo stesso tempo lavorando su quel sistema di ricompensa affettiva, elaborando traumi del passato che hanno messo in atto questo genere di disturbo.
Il dopo consiste in un cambio radicale nella prospettiva del cibo, percezione del proprio corpo, impatto delle relazioni con gli altri. Perché non è pensabile modificare il rapporto col cibo in modo permanente lasciando inalterato tutto il resto.
Il disturbo alimentare rappresenta un sistema disfunzionale in equilibrio, e per modificare questo equilibrio è necessaria grande esperienza, intuito e capacità di adattamento da parte del terapeuta.
Se avete un problema del genere mettetevi nelle mani giuste, è il consiglio migliore che posso darvi.

Dott. Delogu

mercoledì 9 novembre 2016

Aggiornamento data ipnosi regressiva: 29 novembre ore 16:00 via Dante, 16.

Cari lettori e lettrici,
vi informo che la data dell'incontro del seminario sull'ipnosi regressiva è stato anticipato al giorno 29 novembre. L'orario rimane sempre dalle 16 alle 18 e la sede sempre in via Dante, 16.

Ricordo che si tratta di un seminario di tipo esperienziale, che darà ampio spazio a un dibattito, ma prima di tutto a induzioni individuali. La quota di partecipazione è di 20€.
Detto ciò, rendo ufficiale la data del 29 novembre.

Dott. Delogu

venerdì 4 novembre 2016

Nuovo incontro di ipnosi regressiva!

Carissime lettrici e lettori,
volevo informarvi con piacere che il giorno martedì 29 novembre dalle ore 16 alle ore 18 si terrà un incontro di gruppo sul tema dell'ipnosi regressiva. Se avete letto i libri di Brian Weiss conoscerete le potenzialità dell'ipnosi, e questa potrebbe essere una possibilità per tutti voi per conoscermi, per verificare se siete dei buoni soggetti ipnotici, e perché no, avere l'occasione per iniziare una terapia.
L'incontro si terrà a Cagliari in via Dante, 16 presso la sede della LILA che gentilmente ci ospita.
I posti sono limitati, e la quota per poter partecipare è di 20€.
Garantisco molta pratica, poca teoria, insomma tutte le induzioni che possono starci in 2 ore!

Per ulteriori informazioni chiamatemi o scrivetemi.

Dott. Delogu

mercoledì 2 novembre 2016

Quando anch'io ero un paziente...

Care lettrici e lettori,
Il mio lavoro di psicoterapeuta va ben oltre l'aver studiato dei libri. A mio avviso una persona molto ricca interiormente può dare un enorme contributo al risultato terapeutico. Quindi la psicoterapia è anche tecnica, metodo, strategia, ma non può e non deve essere solo questo.  Per questa ragione oggi voglio raccontarvi una storia: vi parlerò di quando all'età di 14 anni venni mandato da mia madre da una psicoterapeuta sua amica. Inizia bene la cosa? No, non inizia bene, per una dinamica che prende il nome di "triangolazione", ma guardate cosa accadde.
La prima seduta mi accolse stringendomi la mano e presentandosi col suo nome. In quell'andito mi chiesi subito se fosse casa sua, e con sollievo stabilii che non era un'abitazione. Ampio studio, libreria bianca piena di libri, scrivania da una parte e 2 sedie in vimini e un tavolino tondo con un abat-jour sopra.  Non mi sedetti mai alla scrivania, il setting aveva uno stile anglosassone con le poltrone tipo salotto.
Andrò al sodo: la persona non mi piaceva e mi metteva a disagio, per non dire in certi momenti proprio in difficoltà. All'inizio mi sorrideva troppo e fuori contesto, con un che di artefatto.
Più in generale la percepivo troppo distante da me, e certe volte avevo la sensazione che non capisse certe mie difficoltà - o meglio non riusciva a entrare proprio nel problema. Tuttavia ebbe delle intuizioni degne di nota, e, nonostante certi atteggiamenti o comportamenti che destarono in me qualche perplessità, influenzò in modo positivo la mia situazione. Sembrerà un paradosso, ma sono certo che sia stato molto più utile il lavoro che faceva a mia insaputa, magari coi miei familiari- di quello che faceva direttamente con me. Non ha cambiato me, ha cambiato la situazione attorno a me coinvolgendo me di riflesso, di questo ne ho la certezza.
Siccome mentre parlavo, la psico passava gran parte del tempo a scrivere su un quadernone, un giorno le chiesi cosa avesse scritto e se potesse farmelo leggere. Ebbene, ricordo che abbozzò una risposta, chiuse di scatto il quaderno e da quel giorno non scrisse più davanti a me, né vidi più quel quaderno giallo.  Perché scrivere di fronte a me per poi nascondermi il contenuto?

La mia non vuole essere un'analisi comparativa di quella terapia o terapeuta, ma mettere in risalto come il grande anello mancante era la relazione. Non mi serviva una persona che mi facesse una lezione sull'empatia, ma una persona che mi capisse e facesse squadra con me, che diventasse il mio "insegnante di chitarra".

Cos'ho imparato da questa esperienza?
Che quando mi chiama una persona la aiuto come se dovessi aiutare mio fratello o mio figlio. Ci penso e la porto con me ogni giorno. Cerco di essere sempre disponibile, e dico sempre a tutti di chiamarmi se hanno bisogno, perché per me è importante sapere che se uno vuole può farlo. Ho capito cosa vuol dire non sentirsi capiti, quali sono le mosse che fanno suonare i campanelli d'allarme negli altri, perché in me hanno suonato.
Ho capito che non far leggere a qualcuno qualcosa che scrivi di fronte a lui, è una pessima cosa da fare, ma non serviva un genio per arrivarci.
E, cosa più importante, ho capito che per essere un buon terapeuta devi aver fatto tante esperienze, per imparare anche dalle cose più semplici -come suonare una nota su un violino- qualcosa che possa aiutare la persona che abbiamo davanti. Questo per me è la psicoterapia.

Dott. Delogu

mercoledì 12 ottobre 2016

Educare col terrore

Ho letto l'ennesima notizia delle maestre immortalate dalle telecamere nascoste mentre compivano i loro infami gesti su bambini dell'asilo nido. Non lo voglio nascondere: la cosa mi ripugna enormemente, come penso darebbe una forte scossa a un qualunque genitore che riconoscerebbe in quel bambinetto del video, picchiato e maltrattato dalla maestra, il proprio figlioletto. 
I tempi sono cambiati, la giurisprudenza è cambiata, e se negli anni 80 la maestra che usava le maniere forti con gli alunni in una nota scuola elementare di Cagliari, veniva presa come esempio di alto insegnamento, oggi, quando finalmente le principali associazioni mondiali di psicologi e psichiatri si sono espresse, sarebbe finita con le manette ai polsi.  
Ma l'Italia è il paese delle contraddizioni, del buonismo, il paese delle banane per farla breve. L'azione di queste maestre fa scalpore per le prime 24 ore, ma superato quel limite di tempo la notizia cade nel dimenticatoio. Le maestre, forse,  vengono licenziate in tronco con un procedimento penale appuntato sulla schiena? Assolutamente no, il procedimento c'è, ma inconsistente per fungere da deterrente, e in molti casi (99,9%) queste maestre vengono sospese per poi essere riammesse all'insegnamento.
Cerchiamo di capirci: dei filmati dimostrano in modo inequivocabile un comportamento violento della maestra nei confronti di bambini di 2 anni, e la maestra viene "sospesa"? Cioè subisce un'interruzione "temporanea"? Una sostanziale presa per i fondelli, considerato che le loro azioni non derivano da una distrazione, uno sbaglio, o un'errata valutazione, bensì da una perdita sistematica del controllo che deriva da fattori strutturali, quindi immodificabili. 
Persone così dovrebbero essere licenziate in tronco ed estromesse definitivamente dal sistema scolastico pubblico e privato, senza se e senza ma, non riammesse in altri istituti dove potranno reiterare prima o poi gli stessi comportamenti -come tristemente accaduto alla maestra della scuola di San Donato milanese, già cacciata da un'altra scuola. 
L'aggravante di questi fatti è che poi le cose si sanno, i filmati vengono trasmessi in tv e le stesse insegnanti magari di tutt'altra regione, dovrebbero essere ben consapevoli delle conseguenze di eventuali comportamenti violenti. Eppure le cose stanno così, o se ne fregano o pensano di essere intoccabili e più furbe delle altre. 
Per stare in tema, ecco un articolo di Gianluca Nicoletti che riflette sui maltrattamenti verso i disabili. Anche lui come me è orientato verso la "tolleranza zero". 
Pensateci, se sorprendeste anche voi una maestra a picchiare vostro figlio, non ci sarebbe forse un richiamo ancestrale di farle passare la voglia tutto d'un colpo? 
Ciao care lettrici e lettori, a presto.

Dott. Delogu

mercoledì 10 agosto 2016

Tutto ciò che nessuno vi ha mai detto sul titolo di "ipnotista"

Ciao a tutti,
l'Italia è un bel paese ma pieno di contraddizioni. Fanno una legge per eliminare la penalità se si recede anticipatamente da un contratto telefonico, e come contromossa le compagnie telefoniche invece del termine "penalità" utilizzano termini differenti, ma di fatto sanzionano ugualmente chi recede anticipatamente dal contratto. Quindi fatta la legge trovato l'inganno.
Canone RAI in bolletta, non appena è saltata fuori la notizia tutti i quotidiani mettevano in risalto il modo per NON pagare il canone in bolletta. In Germania una cosa del genere sarebbe mai successa?
E ovviamente anche la legge sull'utilizzo della parola "ipnosi" non è da meno.
In Italia la parola  ipnosi è sdoganata, cioè chiunque può aprirsi uno studio e mettere su una targhetta  con su scritto "ipnotista".
Ufficialmente egli non può fare psicoterapia, non può fare consulenze psicologiche, ma in pratica non vi è alcuna forma di controllo su ciò che fa nel proprio studio.
Quindi mi sono posto una domanda concreta: come si fa a valutare se una persona, in particolare uno psicoterapeuta,  è competente nel settore ipnosi?
Ho iniziato a valutare diversi fattori:

  •  titolo
  • esperienza 
  • bravura personale

Partendo dal titolo, inizio col dirvi che -purtroppo- qualunque psicologo e psicoterapeuta può fare un corso di 2 giorni che rilasci un attestato di partecipazione, e iniziare a praticare ipnosi nel suo studio sponsorizzando la cosa ai 4 venti.
E' sufficiente un week end per imparare l'uso dell'ipnosi ad ampio raggio?
Come imparare il cinese in una settimana: voto 1.

Master in ipnosi clinica. Generalmente svolti da scuole di specializzazione di psicoterapia, hanno una durata di 1-2 anni. Ce ne sono di più o meno costosi, riconosciuti o meno, etc. Visto il livello infimo che c'è in giro, suggerisco sempre un master riconosciuto. Non rilasciano il titolo di psicoterapeuta, ma danno una formazione buona se si ha voglia di approfondire da sé. Voto X (vedi in seguito).

Scuola di specializzazione in psicoterapia ipnotica. La mia. Durata 4 anni, riconosciuta dal MIUR, conferisce il titolo di psicoterapeuta specializzato in ipnosi ericksoniana. Voto X
Voi direte: perché X? 
Perché il titolo in realtà non dice molto sulla reale preparazione della persona. Le scuole di psicoterapia sono al 99% istituti privati aperti a psicologi e medici, che sopravvivono coi soldi degli iscritti (oltre 3000 € l'anno). Capite bene quindi che cacciare via chi non studia, entro certi limiti chi non frequenta, non porta casi clinici o se li inventa di sana pianta, non è un grosso affare. Fare una selezione dura e su 15 iscritti farne specializzare 5, comporterebbe la chiusura della scuola. Quindi, eccetto quelle scuole che hanno un overbooking di iscrizioni e possono permettersi il lusso di selezionare i candidati, in tutte le altre dove a malapena si raggiunge il numero minimo stabilito dal MIUR, la specializzazione si può ottenere anche facendo il minimo sindacabile. Questa è la verità che non leggerete mai da nessuna parte. Quindi, dicevamo, cosa dovrebbe dirmi il titolo?
E lo stesso vale per qualunque master privato, non lo ottiene solo chi è meritevole ma chi ha i soldi per pagarselo.
In questo caso parlare con la persona interessata dà una chiara percezione sulla sua competenza.

Quindi cari amici lettori, guardate sempre cosa sta dietro il titolo ipnosi, chiedetevi quello specialista come l'ha preso e conoscete la persona per capire se è competente, indipendentemente da chi ve lo consiglia. E riguardo all'attestato di partecipazione preso nel week end.. vabeh...

Dott. Delogu

mercoledì 27 luglio 2016

Manuale di istruzioni per scegliere lo psicoterapeuta giusto per voi.

Care lettrici e lettori,
scegliere uno psicologo non è una cosa proprio immediata. Serve un manuale di istruzioni? Eccolo.
Esistono svariati criteri di scelta, alcuni validi altri meno. Vediamoli insieme.

  1. Ricerca su internet. E' facilissimo trovare il primo risultato che capita su internet alla voce psicologo Cagliari - perché basta pagare per avere il proprio nominativo sponsorizzato e messo bene in evidenza da Google. Peccato che non sia predittivo della qualità della prestazione e del risultato terapeutico. Un pessimo psicoterapeuta può investire 1.000€ per essere in cima alle liste dei siti-vetrina e sponsorizzato dai motori di ricerca. Efficacia terapeutica ed efficacia nel marketing non sono la stessa cosa. Se non altro chi usa questo mezzo di sponsorizzazione non può barare sulle proprie credenziali, ma non è detto che chi si sponsorizza bene sia anche bravo. Esistono criteri migliori di scelta. Attendibilità: 3. 
  2. Medico di base. Se non sappiamo chi scegliere una possibilità è di chiedere al proprio medico curante, il quale darà un nominativo. Qui si apre un dibattito non da poco: come fa quel medico a sapere che quel professionista che ha consigliato è bravo? Per sentito dire? Perché l'ha provato sulla sua pelle? Ha avuto dei feedback dai pazienti di questo? Perché è uno simpatico?  O semplicemente gira i pazienti alla sua nipote psicologa? A meno di non chiederlo direttamente, sempre che ci dicano la verità, non lo sapremo mai. Attendibilità 3. 
  3. Amici. Il discorso non cambia molto dal medico di base, l'amica psicologa di un nostro amico può essere una buona amica ma una pessima psicologa. Come può essere invece che una semplice conoscente sia una psicologa stellare, ma non lo sappiamo. Anche in questo caso l'amicizia non è predittiva dell'efficacia della terapia. Attendibilità: 0.
  4. Pazienti o ex pazienti di quel terapeuta. Chi è stato in terapia da uno psicoterapeuta sa come lavora, come ragiona, come affronta i problemi e se li risolve o meno. Come testare nel tempo un ristorante e riscontrare sempre un'alta qualità.  E' pur vero che la cucina giapponese può non piacere a tutti, ma in linea di massima le esperienze dirette sono un must. Attendibilità: 8. 
  5. Vicinanza geografica. So di svariate persone che scelgono il terapeuta "più vicino a casa", senza stare a guardare altri parametri. Perché prendere l'auto è una scocciatura, perché farsi km richiede tempo e benzina, perché prendere i mezzi è scomodo. Quindi si mettono nelle mani -letteralmente- di chi càpita, senza sapere nulla sull'orientamento di psicoterapia, le specializzazioni, le pubblicazioni, e di che pasta è fatto. Naturalmente la predittività della bravura del terapeuta in relazione alla vicinanza geografica è pari a 0. 
  6. Tariffa. Ci sono molte persone che bazzicano nelle vetrine dei siti raccogli-psicologi, che basano la loro scelta unicamente sul prezzo (non essendoci altri paramenti valutabili dal sito). Quindi scrivono una mail e con un copia-incolla la spediscono a 5 psicologi diversi. Quindi fanno un confronto tra i "preventivi" -un giorno un tizio mi scrisse "vorrei un preventivo", e mi sentii un po' meccanico che risponde dall'officina. E va beh.  Chi prende meno, forse, viene scelto. Chi dà la risposta più convincente, forse viene scelto. O forse non viene scelto nessuno perché il problema non è così urgente da mettersi in moto per cercare referenze, schiodarsi da internet e fare una telefonata e investire una certa quantità di soldi. Scegliere uno psicoterapeuta secondo una priorità economica è un'errore da non commettere mai. Affidereste i vostri denti a un dentista basandovi solo sul fatto che ha i prezzi più bassi della città? E se dietro quel prezzo ci fosse inesperienza, materiali di scarsa qualità, e in definitiva un lavoro fatto malamente? Se ci fosse il fatto di cavarsela con le otturazioni facili ma incasinarsi con le cose più complicate? La differenza può essere tra mettere 3 punti per l'estrazione di un molare fatto da un dentista esperto contro 9 punti dal dentista low cost, che si traduce in decorso post-operatorio più lungo, dolori maggiori, rischi di complicanze e, passatemi il tecnicismo, smadonnamenti a bizzeffe per settimane con antibiotici. Affidarsi alla tariffa minore espone al rischio di pagare un prezzo più caro in seguito. Poi chiedetevi: perché mai chi è bravo ed esperto sul serio dovrebbe offrire la propria professionalità alla stessa tariffa di un neo laureato che ha aperto lo studio da 1 mese? La differenza di  prezzo molto spesso significa competenza, bravura, capacità oggettive, e qualità ambientale migliore. Per esempio, per scelta accolgo i miei pazienti in un'ampia stanza col parquet, vista su monte Urpinu, scrivania in vetro temprato ad arco, chaise longue in pelle etc. etc. So di una collega che riceve le persone con le sedie prese dalla cucina, e chi fa accomodare le persone su un divano sporco. E' un dettaglio secondario, ma chi mi ha riferito queste cose, le ha notate (e vi dico per esperienza che difficilmente in uno studio molto trasandato lavorerà un terapeuta preparatissimo che fa miracoli, allo stesso modo in cui uno studio dentistico sporco non sarà mai di un astro nascente dell'odontoiatria). Ad ogni modo, nel caso in cui oggettive difficoltà impedissero di pagare la tariffa del terapeuta esperto, meglio parlarne chiaramente col terapeuta e trovare un compromesso, piuttosto che scegliere il "preventivo" più basso e buttarsi alla cieca. Questo ha a che vedere con la motivazione della terapia? Al 100%. Attendibilità della scelta sulla tariffa: 7, è molto improbabile che chi prende poco sia molto bravo.
  7. Letture di materiale prodotto dal terapeuta. La cosa va da sé, lo scrittore, blogger, youtuber trasferisce nel suo prodotto una parte di sè. E' quasi automatico trasferire il piacere di una lettura alla conversazione dal vivo con lo scrittore. Attendibilità: 9
  8. Risposta del terapeuta per email. E' l'unico criterio (insufficiente) che utilizzano i fruitori dei siti raccogli-psicologi. Se la risposta è convincente, allora (forse) si chiama e si fissa un appuntamento. Perché c'è anche chi chiede un appuntamento per email (...). Conoscete Massimo Gramellini? E' il vicedirettore de "La Stampa", giornalista e scrittore. Ogni giorno scrive un trafiletto in prima pagina intitolato "il Buongiorno", nel quale scrive proprie riflessioni e commenti sull'attualità. Nel sito della stampa è possibile leggere i commenti dei lettori ai suoi articoli. Se un giornalista e scrittore esperto come lui non riesce minimamente a creare un'unanimità di consensi, ma un pluralismo di opinioni contrastanti, come può fare uno psicoterapeuta a scrivere una risposta che sia sempre convincente senza sapere chi ci sia dall'altra parte? Attendibilità della bravura del terapeuta: 4.  
  9. Telefonata al terapeuta. E' il primo impatto, nel quale si capiscono molte cose. Meglio della risposta per mail, ci dà la possibilità di capire se un terapeuta è disponibile, se ha voglia di ascoltarci, se è cordiale o distaccato -cosa per mail non proprio immediata da capire. Attendibilità: 6
  10. Prima seduta dallo psicoterapeuta. E' la cosa più diretta da fare per capire con chi abbiamo a che fare. Non ci troviamo a proprio agio? Si cambia terapeuta. Ricordo un ragazzo che prima di fare una prima seduta con me, la fece con altri 4 colleghi. Tra i 5 scelse me, cosa di cui fui enormemente orgoglioso. In meno di 10 sedute risolse il suo problema. Mi chiedo come sarebbero andate le cose se avesse proseguito la terapia con uno degli altri. Una possibilità è che avrebbe potuto raggiungere lo stesso risultato con strumenti diversi, probabilmente in tempi più lunghi, o non raggiungerlo per niente. Per molti terapeuti il tempo non ha importanza, ma per molte persone metterci 2 mesi o 2 anni fa un'enorme differenza da un punto di vista del bilancio familiare.  Attendibilità: 10.
  11. Orientamento della psicoterapia. La questione è complessa, e ne abbiamo già parlato, Esistono molte forme di psicoterapia, tutte quante affermano di risolvere le stesse cose, per cui capirci qualcosa è un caos. Ciascuna forma di psicoterapia ha i propri limiti (es: nella terapia breve strategica ci sono persone che non seguono il protocollo, nella terapia cognitivo-comportamentale ci sono persone che non riescono a schematizzare la realtà in un abc, nell'ipnosi esistono un 10% di soggetti scarsamente ipnotizzabili, nella terapia familiare ci sono le famiglie che non collaborano, nella terapia cognitiva costruttivista post-razionalista ci sono persone che non riescono a entrare nella complessità del meccanismo troppo cervellotico etc. etc). Per ovviare a questi limiti, la soluzione è di trovare una persona specializzata in diverse forme di psicoterapia, sulla falsariga dei colleghi inglesi, e farsi spiegare come intende risolvere il problema. Se la risposta è chiara e convincente, signori miei, siete a cavallo.  Attendibilità:  7. Ricordate che la bravura di un terapeuta è costituita da un mix di:
  • qualità personali del terapeuta, 
  • perfetta conoscenza dell'orientamento, 
  • esperienza clinica, intuito terapeutico, 
  • capacità di adattare la terapia su misura del paziente. 
Basta che manchi uno solo di questi fattori perché la terapia NON vada a buon fine.
Ho scritto questo post pensando a tutte quelle persone che mi scrivono "Salve, vorrei sapere quanto costano le sedute", senza nemmeno firmarsi .
Spero, anche se ne dubito, che qualcosa cambi nel loro pensare.

Dott. Delogu