Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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Telefono: 3473095315
mail: g.delogu@me.com
Sede dello studio: via Giovanni Battista Tuveri, 72
09129 Cagliari (CA)

giovedì 13 aprile 2017

Seminario flash: oggi alle 16.

Il tema dell’incontro sarà “Convogliare le energie interiori di un gruppo per guarire l’individuo”. Sarete certamente a conoscenza come le esperienze mistiche di gruppo siano state sempre di forte impatto, indipendentemente dal credo. Dalle sedute spiritiche, alle preghiere di guarigione, fino alle estasi mistiche, in qualche modo è l’elemento di gruppo che alimenta questi fenomeni. In questo seminario, di tipo esperienziale verranno replicate le stesse dinamiche suggestive, al fine terapeutico. Il risultato non mi è dato saperlo, ma ci saranno delle sorprese. Il tutto verrà ampiamente spiegato dando risposte alle domande individuali.
Ci vedremo stasera alle 16:00 in via Dante, 16 presso la sede della LILA. 
Ricordo che la quota di partecipazione individuale è di 20€ per partecipante, una parte delle quali verrà devoluto alla lega italiana per la lotta contro l'aids di Cagliari.
Vista l'estemporaneità della cosa non c'è bisogno di prenotazione. Ci vediamo direttamente lì. 

Dott. Delogu

giovedì 23 marzo 2017

Ipnosi regressiva: Come smettere di essere passivi.

Care lettrici e lettori,
ho conosciuto nel mio lavoro molte persone con atteggiamenti di passività: di fronte a un conflitto stanno zitte, sono incapaci di reagire di fronte ai soprusi, chiedono scusa anche se non devono, in generale sono sempre vittime.
Questi comportamenti dipendono da un mix di vari fattori: condizionamenti familiari, modelli genitoriali sbagliati, struttura di personalità/genetica, eventi traumatici. Il risultato è un'estrema passività nelle relazioni sociali in qualunque ambito.
Un ragazzino con uno stile di comunicazione passivo, quasi sicuramente troverà in classe o a scuola qualcuno che lo etichetterà dal solo atteggiamento non verbale, e si prenderà gioco di lui. Prima piano, poi con prese in giro sempre più insistenti fino a sconfinare, a seconda dell'ambiente scolastico, in azioni fisiche.
L'adulto passivo può essere un uomo o una donna in crisi di fronte a situazioni sentimentali dove subisce l'altro, più fermo nelle decisioni.
E' una situazione di sbilanciamento rispetto all'altro, che viene percepito come dominante.
Dalla mia esperienza clinica posso dire che le cause vanno ricercate nelle relazioni familiari nei primi anni di vita. E saranno proprio quei ricordi a costituire il dojo nel quale allenarsi all'assertività, con specifiche tecniche di ipnosi.
Si può risorgere dalla passività, si può imparare a rispondere a una critica in 5 modi diversi, pensarle in pochi attimi. E' possibile sviluppare una velocità di pensiero e delle capacità dialettiche tali da disorientare l'interlocutore, abituato fino a poco tempo prima a uno stile passivo.
L'ipnosi regressiva in tutto questo gioca un ruolo fondamentale, perché gioca allo stesso tempo sulle emozioni, sul cosa dire, sul come dirlo, e sull'elaborazione dei ricordi del passato di passività.
Il risultato è che la persona inizia a sbloccarsi, a mettere in riga chi le manca di rispetto, a sviluppare una tolleranza zero alle offese o agli scherzi non graditi da parte di persone non gradite. Gli altri ci rimangono male? Bene, questo non sarà mai più motivo di titubanze o sensi di colpa, semmai motivo di profonda riflessione in chi si prende libertà che nessuno gli ha concesso.

Verso la fine della terapia, dopo un'iniziale aggressività, la persona si riequilibrerà verso una decisa assertività, modificando la qualità delle relazioni, e le relazioni stesse.
Il tempo impiegato per compiere questa profonda trasformazione dipende da 4 fattori:
1) il numero di ricordi di passività presenti nella persona
2) la velocità di elaborazione della persona
3) la capacità immaginativa
4) la decisione nel cambiare vita.
5) l'età della persona. Più si va avanti, più è complicato cambiare.
Personalmente dovessi fare una stima, direi dai 2 ai 5 mesi di tempo, 4-20 sedute. Uno scherzo rispetto agli "anni di terapia" che qualcuno mi racconta. Certo, non le 5 sedute per smettere di fumare, ma smontare le sovrastrutture mentali che mantengono il comportamento passivo, sono molto complesse da smantellare. Su questo mi dovete credere, perché ci lavoro quotidianamente.
Il risultato è irreversibile, non si può più tornare a essere passivi.
Vi interessa?
Cambiare è possibile! 

Dott. Delogu

mercoledì 15 marzo 2017

Seminario: Dall'arte all'ipnosi: un viaggio attraverso le diverse espressioni della trance

Care lettrici e lettori,
sono lieto di annunciare che il giorno sabato 18 marzo dalle ore 9:00 alle ore 12:00 terrò il seminario dal titolo Dall’arte all’ipnosi: un viaggio attraverso le diverse espressioni della trance.

Un’analisi del fenomeno della trance nei modi in cui essa viene elicitata e rappresentata. Opere letterarie, dipinti, composizioni musicali, costituiranno il filo rosso che condurrà il partecipante dalle origini del concetto di trance fino all’ipnosi come approccio contemporaneo di psicoterapia. 

Durata: 3 h, costo individuale 30€. Verrà rilasciato un attestato di partecipazione. 

Per informazioni e prenotazioni, cliccate sui link sotto.


Dall'arte all'ipnosi
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Vi aspetto numerosi.

Dott. Delogu

martedì 7 marzo 2017

Qualità del servizio dello psicoterapeuta: la guida Michelin psicologica del dott Delogu


















Care lettrici e lettori,
ci sono persone che vanno da uno psicoterapeuta suggerito da un'amica, trovato su internet, o in altri modi, affidandosi senza avere un termine di paragone sulla qualità del servizio. Questo è un dato di fatto. Certo, alcune cose dovrebbero balzare agli occhi, per esempio se il professionista passa il tempo al computer invece che guardarci in faccia, ma credetemi se vi dico che nonostante questo esistono persone che hanno continuato ad andare da personaggi di tale spessore per anni, nonostante il "professionista" in questione si facesse gli affacci suoi su facebook (caso realmente esistito, ahimè).
Questo mi spinge oggi a dirvi che deve esserci un termine di paragone, e informarsi è il primo passo.
Quando entriamo in un ristorante ci rendiamo subito conto se quello che abbiamo di fronte è all'altezza delle nostro esigenze, perché siamo già stati in altri ristoranti, magari abbiamo visto Masterchef e siamo degli attenti osservatori in merito a impiattamenti e materie prime. Qualunque persona che abbia girato un po' sa riconoscere un ristorante scadente da uno di livello, così come un ristorante modesto che fa buona cucina, da uno di alta classe che rifila fregature.
Non si può dire lo stesso per chi si rivolge a un psicoterapeuta. Ecco quindi un vademecum, una guida Michelin psicologica per chi ha bisogno di un aiuto e non sa cosa aspettarsi.
Così come accade in Olanda e nel nord Europa, le professioni mediche sono valutate da questionari che il cliente deve compilare, dando un punteggio per le singole voci. Se il punteggio medio scende al di sotto di una certa soglia, il medico o psicologo è LICENZIATO in tronco. Fosse per me applicherei istantaneamente questo criterio per qualunque specialista della salute. Lavori bene? Vieni premiato. Lavori al di sotto dello standard? Fuori, e ringrazia di non dover pagare i danni per i casini che hai combinato. Sono per la meritocrazia in un paese anti-meritocratico per eccellenza, ma scusate se ho divagato, l'argomento mi sta a cuore.

Ma torniamo alla guida michelin psicologica: quali caratteristiche deve avere un bravo psicologo psicoterapeuta? 

che sia accogliente, ma non eccessivamente accomodante;
che sia disponibile ma non invadente;
che sia molto preparato ma non saccente;
che accolga senza giudicare;
che sappia ascoltare ma che non lasci parlare sempre l'altro;
che sappia capire le cose prima che le abbia capite chi ha di fronte;
che abbia una visione d'insieme che chi si rivolge a lui non ha;
che sia rapidissimo nel pensiero e nell'intuito;
che veda una via di uscita laddove gli altri non la vedono;
che sappia rendere semplici questioni complesse;
che mi ispiri fiducia fin dalla prima seduta;
che conosca almeno 3 modi diversi per risolvere il problema;
che dimostri coi fatti di tenerci sul serio ad aiutare la persona.

Come vedete ho messo il discorso efficacia negli ultimi posti, non perché non sia importante, ma per un fatto molto semplice: per raggiungere un obiettivo terapeutico serve tempo, solitamente (parlo per me) non moltissimo tempo, diciamo pure che in 10 sedute si fanno tantissime cose. Però in quelle 10 sedute bisogna riuscire a starci con quel terapeuta. E vi posso garantire che se non vi ispira fiducia, se non siete convinti, se non vi sentite capiti, e sentite che c'è qualcosa anche non va, i soldi della parcella inizieranno a pesarvi come un macigno.
Esistono poi persone che stanno con terapeuti coi quali stanno scomodi, andando avanti un po' come il paziente oncologico che fa le sedute di chemio: ci andrà di malavoglia dicendosi "a qualcosa servirà".  Dal mio punto di vista è il fallimento massimo del terapeuta e della terapia.
Ci sono persone che stanno con terapeuti molto empatici ma che non risolvono mai il problema, andandoci per anni a cadenza settimanale, perché non riescono a essere autonomi. Dal mio punto di vista, se dovessi giudicare un risultato del genere, sarebbe un disastro totale.
Ricordo svariati anni fa, come fosse ieri, una psicoterapeuta che accoglieva una sua paziente con dei baci sulle guance. Dopo ci disse "la seguo da diversi anni, ormai siamo diventate amiche".
D'istinto la prima cosa che mi viene da pensare è "se è diventata una tua amica, allora perché le chiedi soldi?".
Per come la vedo io una psicoterapia deve avere un termine, non può e non deve essere portata avanti a oltranza, prima di tutto per onestà intellettuale. Il fine ultimo della terapia è rendere la persona terapeuta di se stessa. Io, psicoterapeuta, sono il mezzo per raggiugnere un obiettivo più ampio, per fare in modo che nel minor tempo possibile, quella persona riesca a portare avanti la propria vita nel migliore dei modi senza avere bisogno di me. Accompagno le persone per un pezzo della loro vita, e finché avranno bisogno di me io ci sarò.
Alcuni devono sentirsi pronti per concludere una terapia, ecco allora che ci si lavora mettendo in atto una serie di stratagemmi, ma in tutto questo deve essere chiaro come il sole che la persona non dovrà mai dipendere da me.

Se vi è piaciuto il mio post, convidivetelo sui vostri social, troverete sotto delle icone sulle quali cliccare.
Alla prossima, cari amici.

Dott. Delogu

mercoledì 15 febbraio 2017

Lo studio dello psicoterapeuta: da Cagliari a New York.

Care lettrici e lettori,
l'arredamento dello studio di uno psicologo è un elemento importante. Accogliamo chi ha bisogno di aiuto in un luogo che deve trasmettere sicurezza, che deve farci stare comodi e a nostro agio. Se il saggio sulla montagna lo immaginiamo immerso nella semplicità e nella contemplazione, tra le rocce e le piante, lo stesso saggio in città non riceverebbe le persone su una poltrona sfondata e le sedie sgangherate. La saggezza deve tradursi in un'azione pratica effettiva, se rimane solo un'elucubrazione mentale perde il significato intrinseco.
Un arredamento decoroso dello studio è indispensabile per rispecchiare la professionalità dello psicoterapeuta. Ma detto ciò, tutti gli studi sono uguali? Esistono delle differenze tra lo studio di uno psicologo a Cagliari e quello di uno psicologo a Manhattan, o a Delhi?
L'arredamento dello studio in qualche modo rispecchia la personalità del terapeuta che ci lavora.
Ricordo all'inizio della mia professione quando stavo arredando il mio studio, mi trovai a scambiare informazioni con una collega. Le chiesi quale poltrona direzionale avesse scelto, e mi risposte "ma quale poltrona direzionale, 3 sedie prese dalla cucina vanno benissimo".
C'è chi usa la sedia a sdraio della nonna, chi si compra una chaise longue da 800€, o una di design da 2800. Personalità del terapeuta, oltre che disponibilità economiche, appunto.
Ma l'arredamento dipende anche da un'altra cosa, oltre che dalla testa e dal portafoglio:  dal contesto geografico culturale.
Ecco un esempio di uno studio classico americano


Noterete subito che il divano e la poltrona sono il nucleo centrale dello studio. Non c'è la scrivania, perché in America molti terapeuti la usano per riporre timbri o cancelleria varia. La terapia si fa in poltrona. 

Questo sotto è lo studio del dott. Michael Ritter, psicologo di New York. Nel suo sito mette questa foto


Ancora una volta 2 poltrone di cui una col pouf,  e il divano a 3 posti. Noterete come la scrivania sia usata in modo diverso da come la usiamo qui.

Studio della psicologa Dr. Live Hviid di Boston. 

Classico setting da film, questa volta un bel parquet fa da sfondo a 2 poltrone. Tavolino in vetro, molto elegante ospita una lampada dalla silhouette artistica. Strategico l'orologio sopra la poltrona del paziente. Ho scoperto poi che sui cuscini c'è tutto uno studio e un lavoro di personalizzazione, per noi impensabile.


Studio dello scomparso psicanalista Martin Bergman, professore di psicologia all'università di New York.  da buon psicanalista sta alle spalle del paziente che dovrà sdraiarsi sul lettino di freudiana memoria. Studio bellissimo, curato in ogni dettaglio, con una vista da film, da togliere il fiato. Top assoluto. Guardate sotto.


E in Italia?
La scrivania assume generalmente un luolo dove accogliere le persone. Alcuni colleghi utilizzano delle poltrone e divano come fulcro della terapia, sullo stile americano, mentre altri no. Non saprei dire statisticamente quanti usino i divani e quanti usano la scrivania, potrei essere una voce fuori dal coro senza saperlo, ma ne dubito. Posso dire che ciò che entra in gioco è una questione di orientamento di psicoterapia, modus operandi, ma anche di spazi e disponibilità economiche.

Qui sotto potete osservare lo Studio della collega psicoterapeuta breve strategica Lucia Recchione a Roma. Potete osservare la presenza di una scrivania con sedie, queste ultime talvolta assenti negli studi americani, e un'area con divano e poltrona alle spalle. La dott.ssa Recchione mi ha spiegato in proposito che "la scrivania è un luogo non contemplato durante le sedute se non per i saluti finali e per fissare l'appuntamento successivo. Lo spazio principale del dialogo si svolge nella zona del divano/poltrona". Questo conferma che il setting americano viene usato anche qui da noi. 





Sotto: uno degli studi del centro psicologia di monza. Uno scrittoio noce anticato con di fronte 2 sedie per accogliere le persone. Sullo sfondo potete osservare un'area divanetti con un tavolino intonato col parquet. Si intravede una chaise longue Le Corbusier sulla destra. Lo scrittoio, più che scrivania, lascia intendere un uso transitorio e decentrato rispetto al nucleo della terapia.




Se ci avete fatto caso, nella serie TV in treatment il bravissimo Sergio Castellitto che interpreta uno psicoterapeuta, ha uno studio pressoché identico alla serie originale americana, a sua volta ispirata al format israeliano. 





In conclusione vi presento la mia scelta di arredamento personale: sotto, quella che in inglese prende il nome di lounge chair, per l'ipnosi, con accanto lampada a stelo, indispensabile per creare un'atmosfera tenue al calare della sera. Sulla parete sinistra il dipinto di una spiaggia, donatomi da una mia paziente.


Sotto: il nucleo dove si svolge il mio lavoro. La scrivania ad arco in vetro temprato si contrappone al dipinto "Yellow-red-blue" di Kandinsky. Sullo sfondo un elemento essenziale per me: la lavagna magnetica sulla quale rappresentare e schematizzare la struttura della terapia.


Sotto: particolare della scrivania ad arco con sotto un prezioso tappeto Nain persiano sulla cornice del parquet. Un'elegante pianta si erge su di un vaso in resina tondo. Nulla è stato lasciato al caso.
Aggiornamento 25/02/2017 : le sedie e la poltrona verranno sostituite in questi giorni. 







Mi piace considerare il fatto che i colleghi delle altre parti del mondo adoperino strategie e modus operanti che ci accomunano. Molti colleghi americani sono eclettici, specializzati in più orientamenti, come me. In Italia per ragioni principalmente economiche e culturali, moltissimi psicoterapeuti sono specializzati in un'unico orientamento, a discapito dell'efficacia. Nessun orientamento è a prova di bomba, e qualunque paradigma teorico ha degli svantaggi. Conoscere più orientamenti significa colmare le lacune del singolo. Io ne conosco almeno 5.
E sono convinto che per essere efficaci bisogna essere sempre 1 passo avanti rispetto alla persona che abbiamo di fronte, sapere sempre cosa fare, prevedere ciò che accadrà, anticipare le reazioni. Essere alla stessa velocità mentale del paziente significa venire sconfitti, che si traduce in terapie che durano 10 anni e non portano ad alcun risultato concreto.

Dott. Delogu

venerdì 10 febbraio 2017

Comunicare con la mente inconscia: levitazione della mano. Seminario esperienziale. !

Care lettrici e lettori
spero stiate tutte/i bene, col cuore.
Questa volta vorrei parlarvi di un sistema per comunicare con la mente inconscia, come la chiamava Milton Erickson. A tutti sarà capitato di avere un mal di pancia legato al nervosismo. 
Il funzionamento è che uno stress ambientale o interno nostro, legato a pensieri negativi, attraverso il sistema parasimpatico viene scaricato nel corpo, nella fattispecie nel tratto gastrointestinale, definito come "seconda sede del cervello". La componente adibita a questa trasformazione psicosomatica, dagli psicanalisti viene chiamata "inconscio", mentre per chi aveva un approccio assai differente, come il padre dell'ipnosi moderna Milton Erickson, la chiamava mente inconscia, proprio per differenziarla dalla prima topica freudiana e la metafora dell'iceberg, che tutti voi conoscerete. 
Attraverso l'ipnosi è possibile entrare in contatto con quella parte della mente.
Il tema dell’incontro, che si terrà giovedì 23 febbraio alle ore 16:00 in via Dante 16 a Cagliari, sarà quindi “Comunicare con l’inconscio attraverso l'ipnosi”. Attraverso il fenomeno ipnotico della levitazione della mano (cercate su google "arm levitation" per chi volesse quale informazione in più) avrete l’occasione di comunicare con quella parte della mente che va oltre la razionalità, quella che mette in atto gli attacchi di panico, o, come detto prima, un disturbo psicosomatico, o ci fa innamorare quando sappiamo razionalmente che quella persona è “sbagliata”. Tutto ha un perché, e la mente inconscia funge da mediatore tra doveri appresi culturalmente e nostri bisogni inespressi. E’ possibile comunicare con quella parte, altrimenti difficilmente accessibile, con il fenomeno della levitazione della mano, nella quale la mano e il braccio si muoveranno da soli, senza alcun controllo volontario. 
Siete curiosi o increduli come lo ero io anni fa? 
Bene, ci vediamo al seminario e vi racconterò la mia esperienza, oltre che a farvi collaudare il sistema.   
Ricordo che la partecipazione è aperta la pubblico e la quota di partecipazione è di 20€, di cui una parte verrà devoluta in beneficienza alla LILA per i suoi scopi umanitari.
In allegato trovate le specifiche nella locandina. 



lunedì 16 gennaio 2017

Seminario esperienziale: ipnosi a Cagliari 26 gennaio 2017.

Care lettrici e lettori,
siamo il risultato di condizionamenti familiari, comportamenti appresi in passato, aspettative su ciò che siamo e come dobbiamo comportarci. Il nostro presente è la sommatoria di tutte le esperienze del passato e in parte dell'aspettativa verso il futuro. Il desiderio di cambiare la nostra vita ci consente di mettere da parte il nostro passato e di convogliare le nostre energie verso il cambiamento.
Ma al di là di questo, chi siamo noi veramente? Spogliati dai condizionamenti sociali, cosa rimane di noi? In condizioni normali non è possibile decondizionarsi dal passato, perché fa parte del nostro essere, ma in stato ipnotico è possibile arrivare al nucleo centrare, e riscoprire la parte più intima e profonda del nostro Io.
Faccio un esempio: immaginiamo una persona in procinto di sposarsi, che dentro di sé sente una vocina che gli dice "rallenta, fermati, non farlo, non è la persona giusta". Pensiamo ora che questa persona sia talmente invischiata nelle aspettative del partner, dei genitori di lei, di lui, da non trovare il coraggio per tirarsi indietro. Quindi mette a tacere quella voce, entrando nell'unica ottica accettabile, ossia che i problemi da sposati miglioreranno.
Decondizionarsi significa in alcuni momenti mettere in pausa quel flusso di pensieri, paure, aspettative e sensi di colpa, per focalizzarsi unicamente su ciò che vogliamo e siamo veramente.
Con l'ipnosi ciò è possibile, ed è su questo che verterà il seminario esperienziale  che si terrà il giorno giovedì 26 gennaio 2017 alle ore 16, in via DANTE,16  presso la sede della LILA. Ricordo che la partecipazione è aperta al pubblico e la quota di partecipazione è di 20€, di cui una parte verrà devoluta in beneficienza alla LILA per i suoi scopi umanitari.
Qualcuno chiamerebbe questo una parte del "primal deconditioning process", i cui corsi in varie parti del mondo sono dei full immertion intensivi giorno e notte per 9 giorni, con il divieto di avere qualunque tipo di contatto con l'esterno durante il corso. 
Ma si tratta di altri mondi, ci sarebbe molto da dire da raccontare, e avremo modo di discuterne ampiamente nel seminario, dopo l'esperienza ipnotica.
Chiamatemi o mandatemi una mail per prenotarvi.   

Dott. Delogu