Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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martedì 14 dicembre 2010

Il Valore della Sofferenza

Parlavo con un ragazzo stasera di cui non so neanche il nome. Lui mi guarda e mi fa, un po' con sufficienza: "ci sono molte persone che vanno dallo psicologo anche se non hanno niente, molti si creano problemi da soli, e vanno da uno specialista per cose che potrebbero risolvere da soli". 
Premesso che non ho mai incontrato una sola persona disposta a fare viaggi o spendere soldi per un problema che avrebbe potuto risolvere da sè, quelle parole mi hanno fatto molto riflettere. 
Ho pensato a quando anni fa mi avevano appena operato, stavo malissimo, e c'era un'infermiera che mi stava vicino e faceva la cosa più semplice del mondo: mi teneva la mano. E io in quel momento non mi sentivo più solo. Quando si sta male la sensibilità è amplificata a mille, la solitudine diventa terribile così come l'indifferenza. Al contrario, l'empatia e la dolcezza sono una fonte da cui non ti staccheresti mai. 
Ho pensato a quel sorriso gentile dell'infermiere che mi parlava dopo che mi ero svegliato dall'anestesia, e alla voce con cui mi aveva parlato. Non so perchè, ma mi veniva da piangere.
Ho pensato a quando in reparto una ragazza è stata male, e un collega medico l'ha fatta sdraiare in una stanza libera. E anche se non era una mia paziente, sono andato da lei e ho preso la sua mano tra le mie. E lei poi, quando è stata bene, ha detto che "in quel reparto sono tutti degli angeli". Ricordo i parenti, fuori in sala d'attesa, venuti da più di 200 km, preoccupati perchè la figlia non usciva più da ore. Ero uscito fuori e avevo parlato con loro.
Ho pensato a tutte quelle volte che mi sento dire "grazie", o a quando mi sorprendo sempre un po' quando un paziente mi abbraccia. 
E naturalmente ho pensato a Roberto, e a come la sua sofferenza abbia dato valore alla sua vita e ad ogni istante che passavamo insieme. 

La sofferenza è un Valore, la sofferenza arricchisce e crea un'energia che lega le persone che hanno sofferto. Chi ha sofferto riconosce la sofferenza dell'altro, e riscopre l'altro, riscopre se stesso. 
Dopo l'esperienza della sofferenza tutta la nostra vita ha un sapore diverso, si acquista consapevolezza e si dà valore alle cose che meritano valore, tutto si ridimensiona.
Chi ha sofferto riconosce chi ha sofferto, così come riconosce chi è estraneo a tutto questo, perchè chi non ha mai conosciuto la sofferenza parla un linguaggio diverso dal nostro. 
Il linguaggio, forse, del ragazzo di cui non so il nome. 

Dr. Delogu 


giovedì 4 novembre 2010

In ricordo del mio amico Roberto

Roberto era un mio paziente malato di tumore in fase terminale. Lo voglio ricordare in questo post perchè sapere che si è spento all'hospiss è stata una notizia terribile per me. Il mio telefono per lui era sempre acceso, glielo dicevo sempre, ma non ne ha mai abusato, diceva che non voleva disturbare. Lui, disturbare me, che se va bene pesava 45 kg per 1.90, sempre in sedia a rotelle. Era una persona con un cuore grande così, e non aggiungo altro, perchè non ci sono altre parole.  
Una volta ricordo che ero preoccupato perchè non riuscivo a trovare vie di uscita con l'ipnosi per aiutarlo. 
Lui quella volta mi disse: "Giovanni, quello che mi aiuta di più è questo, il tempo che dedichi a me. Per me questo vale più di mille tecniche". 

Grazie Roberto, mi mancherai tanto. 

Dott. Delogu


mercoledì 13 ottobre 2010

Perchè un corso sulla comunicazione assertiva? A che mi serve?

Sentivo l'urgenza di scrivere un post del genere, perchè principalmente la rete è piena di corsi pressochè di scarsa utilità pratica, e quando mi capita di proporre qualcosa che modifica il nostro comunicare quotidiano, vorrei che sapeste quali sono i vantaggi.
Vi capita mai di dover dire qualcosa di scomodo ad un collega, ma rinunciate perchè avete paura di offenderlo? O quando c'è da discutere di qualcosa di importante per voi, ma poi tutto va a finire in malo modo perchè qualcuno si arrabbia troppo e manda le trattative a monte?
O quando ancora, qualcuno vi chiede l'ennesima cortesia, e, mannaggia a voi, non siete capaci di dire di NO per timore di offendere chi vi fa la richiesta?
Bene. Tutte queste situazioni sono vittime di una comunicazione sbagliata, che fanno passare un concetto appropriato in modo errato, un po' come se vi chiedessi l'ora, e mi rispondeste urlando... diavolo, vi ho solo chiesto l'ora, in fondo.
Da qui nasce l'esigenza di fare un corso per chi si trova in situazioni difficili e non sa come uscirne, per tutti coloro che prevaricano nelle discussioni perchè la vogliono avere vinta a tutti i costi creando malcontenti intorno, oppure, come spesso capita, la danno vinta sempre a chi sbraita di più e quindi "non può essere contraddetto".
Questo corso, fatto di 6 ore (3+3) vi dimostrerà che esistono i modi appropriati per dire di no, per comunicare in modo pulito cose scomode, per dire queste cose emotivamente scottanti "e se poi si offende?", in un modo silenzioso ed efficace, in una parola ASSERTIVO.

Qui sotto vi lascio il programma, con i costi, che abbiamo scelto di lasciare apposta al di sotto del solito, per venire incontro veramente a tutti voi.

Detto ciò, buona lettura e... buona comunicazione!


Corso di comunicazione assertiva
Avere sempre la risposta pronta in ogni occasione
Sabato 23 ottobre ore 9-12
Domenica 24 ottobre ore 9-12
Sede del corso: via Bruscu Onnis, 25 Cagliari 4° piano
(traversa di V.le Trieste, angolo via Carloforte)

Programma
Comunicazione di base: il verbale e il non verbale
Gli stili comunicativi
Stile passivo
Stile aggressivo
Stile assertivo
Esercitazione
Strategie assertive di base
Strategie assertive avanzate
Esercitazione
La comunicazione manipolatoria: come non cadere nelle trappole degli altri
Imparare a dire di no

Il costo è di 100 € IVA esclusa. Per prenotazioni contattare il dott. Delogu al
347 3095315 entro il 20/10/2010.
Dott. Giovanni Delogu
Psicologo – ipnosi ericksoniana
Studio: via Bruscu Onnis, 25 09123 Cagliari
3473095315

giovedì 9 settembre 2010

Ok l'ipnosi, ma perchè vi interessa?

Voglio coinvolgervi in un sondaggio sull'ipnosi. Ci sono varie motivazioni che possono avvicinare una persona al mondo strano e misterioso dell'ipnosi: dalla necessità di risolvere un problema, come un'eccessiva timidezza, a ragioni più introspettive, che portano alla scoperta di sè e alla rivisitazione della propria storia personale in una chiave diversa.
A breve scriverò un post fulminante su un argomento "hot" già trattato qui e in un mio seminario, nel quale riporterò per la prima volta le mie esperienze personali, e cercherò di stimolarvi con riflessioni "da ipnotista".
Non tutte le domande possono avere risposta, e nella prossima puntata vi svelerò queste domande, che credo faranno sorgere inquietanti interrogativi nelle vostre menti astute.
Esiste davvero il plagio psicologico? Quali sono i limiti dell'ipnosi? E quali sono le cose scomode e non dette?
Perchè nell'ipnosi regressiva, esistono dei casi in letteratura nei quali le persone raccontato di essere animali, o insetti?


Nell'attesa, da bravi, compilate il sondaggio che vi ho preparato, che trovate qui sotto, scorrendo la barra laterale, sulla destra!

Dr. Delogu

venerdì 3 settembre 2010

Corsi base ottobre-novembre

Vi informo che sono aperte le iscrizioni per i corsi e il seminario che trovate nella brochure qui sotto.
Tutti i corsi base sono estremamente pratici, puntati sull'aspetto esperienziale, formativo e di apprendimento.
Vi ricordo che il Seminario è aperto a tutti, e siete liberi di divulgare il blog a chi fosse interessato.
La registrazione dei partecipanti avverrà orientativamente a partire dalle ore 8:30 nel giorno dell'evento, ma riceverete informazioni più dettagliate una volta che avrete completato l'iscrizione inviando una mail di conferma a questo indirizzo (albaspina@tiscali.it).
 
Vi aspettiamo numerosi per un weekend di scoperta e trasformazione!
 
Dott. Giovanni Delogu
Dott.ssa Dafne Guandalini





Migliora te stesso!
LE NOSTRE INIZIATIVE PSICOLOGICHE
ottobre-novembre




ü  Avere sempre la risposta pronta: Comunicazione Assertiva

Corso base pratico esperienziale. 9-10 ottobre, tot. 6 ore. Costo: 100 €
 

ü  Vuoi una risposta decisiva per smettere di fumare? Ipnosi & Terapia Cognitivo-comportamentale
Seminario. 23 ottobre, tot 3 ore. Costo 50 €


ü  Impariamo a gestire l’ansia: ipnosi, training autogeno, rilassamento progressivo di Jacobson

Corso base pratico esperienziale. 30-31 ottobre, tot 8 ore. Costo 130 €


ü  Come gestire il dolore cronico al di là dei farmaci: ipnosi e mindfulness

Corso base pratico-esperienziale 20-21 novembre tot 8 ore Costo 130 €




I corsi si terranno a Cagliari, in via Bruscu Onnis, 25 (Traversa di v.le Trieste, angolo via Carloforte)
Per iscrizioni inviare una mail di conferma a: albaspina@tiscali.it
In risposta alla mail di conferma, verrà comunicato l’orario di registrazione dei partecipanti. La quota di partecipazione ai corsi è da intendersi IVA esclusa.



Dott.ssa Dafne Guandalini        3204566956
Dott. Giovanni Delogu                3473095315


martedì 27 luglio 2010

Fumatori, smettere di fumare e ipnosi.

C'è una cosa che devo dirvi, ed è una dura realtà che va accettata: per quanto vi sforziate, per tutta la buona volontà che ci potete mettere, chi fuma è socialmente molesto e inopportuno, sempre! Di solito il fumatore "standard" lo sa e se ne frega, mentre - guardate questo strano fenomeno sociale - chi non fuma ha ben tre possibilità:
1) comincia a fumare anche lui, così la smette di scocciare;
2) subisce il fumo passivo, possibilmente senza lamentarsi;
3) se non vuole sentire puzza di fumo, se ne va altrove.
Qui sta la grande scissione tra fumatori e non fumatori: chi fuma sviluppa una intolleranza verso i salutisti-perbenisti, quelli che "rompono" dicendo "ma quando smetti?" (seccatura immane, lo so); mentre chi non fuma sviluppa una intolleranza psicofisica verso la puzza di sigaretta, ritenendo una seccatura immane "quello là" che deve accendersene "un'altra" (...dite che hanno torto?). I primi manifestano la loro libertà di espressione, gli altri manifestano il loro diritto a non subire il veleno altrui. Perciò ecco a voi, signore e signori le giornate anti-fumo, ecco a voi le sale comfort della meridiana per i signori viaggiatori che vogliono godersi il piacere di una sigaretta, ecco il divieto degli sponsor delle marche di sigarette nello sport, ma fioriscono i negozi Marlboro classic. E lo Stato che fa? Lo Stato intasca i soldi del Monopolio di Stato, e poi reinveste in campagne antifumo e pubblicità progresso. Da un lato spaccia, dall'altro fa prevenzione. Un po' come una madre, o una moglie, che "rompe" perchè il familiare spende troppi soldi in sigarette, e perchè è preoccupata per la sua salute (e a volte c'è sul serio da preoccuparsi), poi quando il familiare non c'è, esce in balcone a fumare.
Il fumo vi cambia, vi fa schierare anche se non lo volete, vi fa detestare certe persone, e allo stesso tempo verrete detestati da altri, ma non per aspetti del vostro carattere, o per la vostra ideologia... ma solo per uno stupido pezzo di carta con dentro foglie secche, che è velenoso e dà dipendenza. E' un giusto prezzo da pagare, secondo voi? Non è giunto il momento di spezzare le proprie catene e liberarsi per sempre da questa dipendenza? Di venire apprezzati per quello che siete, senza che quella sostanza velenosa e puzzolente rovini la vostra vita?
Avete l'occasione di essere liberi e felici. E l'ipnosi vi aiuterà.

Dr. Delogu

sabato 26 giugno 2010

Gioco d'azzardo e dipendenza da facebook... e dipendenze in generale.

Ve lo dico subito: avere una dipendenza è una brutta cosa, una di quelle cose che vi trascinano a fondo. Nel DSM IV, il manuale diagnostico statistico, è classificato il disturbo del controllo degli impulsi, nel quale rientra l'ormai tristemente famoso gioco d'azzardo patologico, e presto entrerà ufficialmente la dipendenza da internet. Stiamo parlando di persone normali, con un partner, degli amici, persone intelligenti con un lavoro e una casa, che scoprono di non riuscire a fare a meno di fare una cosa, come giocare alle macchinette o stare in rete a fare qualcosa, che può andare dai social network come facebook, twitter etc., ai giochi on line come ultima o world of worldcraft, alla pornografia. In realtà la cosa va più in là di così, non solo non si riesce a farne a meno, semplicemente quel genere di attività prevale su tutte le altre, al punto che, chi ha davvero il problema della dipendenza, trascura qualunque altra cosa per portare avanti la sua attività per ore ed ore. Il tempo non conta, basta starci finchè non si è costretti a smettere, vuoi per motivi fisiologici (sonno), o pratici (son finiti i soldi). Perciò queste persone sono capaci di stare davanti alle macchinette per 12 ore, o in rete dal pomeriggio alle prime luci del mattino, trascurando il sonno e l'igiene personale. Se prima avevano interessi e amici, ora hanno mollato tutto perchè quello che fanno per 12 ore "viene prima". E' indispensabile capire che questa è la vera dipendenza, non chi passa 2 ore in più su facebook, e la sua vita continua esattamente come prima.
Brutto casino, che ne dite?
Vorrei spiegarvi che non è qualcosa di razionale, qualcosa che si può dire "basta, ora mi fermo, spengo il pc e mi metto a fare altro", è invece un impulso quasi irresistibile a fare quell'azione quando la si ha a portata di mano. Avete il pc acceso, che fate, non controllate facebook? E se lo controllate 50 volte al giorno trascurando il resto? Credetemi, c'è chi fa questo e anche molto peggio.
Nel lavoro che faccio ho avuto a che fare con persone con dipendenze strane, che andavano dalla sfera sessuale al cibo, a cose più classiche come il fumo o l'alcool.
La dipendenza da internet, mi spiace dirlo, ma da certi colleghi viene sottovalutata oppure catalogata entro certi parametri che invece di risolvere il problema, lo incasinano di più. Questo per due ragioni: la prima è un motivo "politico" di orientamento di psicoterapia. Esistono decine di orientamenti di psicoterapia, un po' come le marche delle auto, e se dovete andare prevalentemente su strade sterrate, allora sceglierete un 4X4, ma la differenza è che gli psicoterapeuti DICONO di occuparsi tutti delle stesse cose, dal terapeuta familiare, al terapeuta della gestalt, all'analisi transazionale, cognitivo-comportamentale, breve strategico, psicoterapia ipnotica etc., ma un conto è occuparsi, altro paio di maniche è riuscire a ottenere dei risultati concreti. Ciò significa che ufficialmente è come se tutte le case produttrici dicessero di produrre una macchina che va bene su qualunque tipo di strada, però poi solo una volta che comprate il prodotto, vi rendete conto che non è proprio così, e che sullo sterrato la vostra auto nuova si impantana quando piove.
In soldoni, ci sono degli approcci giusti per le dipendenze, altri dai quali, stando alle ricerche, difficilmente ne caverete piede. Quale giusto o sbagliato non lo dico io, ma le ricerche scientifiche con campioni di centinaia di persone trattate, pubblicate su riviste autorevoli (ergo non su un blog, per intenderci).
Per complicare le cose, può capitare di avere l'approccio giusto, ma il terapeuta sbagliato, cioè uno che a pelle semplicemente non piace, non ci convince, non viene voglia di fidarsi e affidarsi perchè troppo distaccato o "superiore". Cosa fare quindi? Cambiare terapeuta, e trovare una persona con cui è possibile instaurare un rapporto di fiducia, e che abbia esperienza nelle dipendenze. Di solito è la cosa migliore.
La seconda ragione dell'incasinamento con la dipendenza da internet è un gap generazionale, che crea un ostacolo comunicativo e "concettuale"  tra utente dipendente, espertissimo della sua dipendenza tecnologica, e dall'altra uno psicoterapeuta ultra 50enne, che non sa neppure usare bene la posta elettronica.
L'ideale, ve lo dico subito, in ordine di importanza è:
1) terapeuta con il quale ci si senta in piena sintonia
2) esperienza del terapeuta nel settore delle dipendenze
3) approccio cognitivo-comportamentale, o breve-strategico, o ipnotico (cioè il mio).

Le dipendenze, che siano da gioco compulsivo, o da internet & facebook, hanno il potere micidiale di distruggere famiglie e rapporti sentimentali. Cosa fare se conoscete qualcuno che si massacra in rete 14 ore al giorno e non studia più, non dorme più, non mangia più, non si lava più e non esce più?
La cosa migliore è parlarci, fargli capire che la vita è fuori dallo schermo, o dalla macchinetta, o dalle scommesse sportive, spiegargli che esiste una soluzione, che può uscirne. E a quel punto inviarlo, o accompagnarlo da uno psicoterapeuta, il quale avrà il compito di agganciare la persona.
Purtroppo, come nel caso degli alcolisti e delle dipendenze da sostanze, per realizzare che è necessario un cambiamento, una persona deve toccare il fondo. In questo un familiare può accelerare molto il processo, rendendo scomoda la dipendenza al familiare, e amplificargli il malessere... generando la crisi.
Crisis in greco, significa cambiamento, lasciare la vecchia strada per la nuova.

Un saluto pieno di speranza.

Dr. Delogu

giovedì 17 giugno 2010

Parliamo seriamente di ipnosi.



L’ipnosi è uno stato modificato di coscienza, a carattere dinamico e non statico, con modificazioni della coscienza affini a quelle del sonno, e una prevalenza dell’emisfero destro su quello sinistro razionale-cognitivo. In generale l’ipnosi viene utilizzata:
·         in ambito medico, in particolare per la gestione del dolore (ipnosi medica), -evidence-based.
·         come tecnica che utilizza i principi della CBT (ipnoterapia cognitivo-comportamentale)
·         in applicazione alla teoria psicoanalitica (ipnoanalisi)
·         come psicoterapia a sé stante (ipnosi Ericksoniana).

Nel campo del dolore l’ipnosi ha avuto degli importanti riconoscimenti dalla comunità scientifica sull’efficacia nella gestione del dolore. Dal 1994 la IASP (International Association for the Study of Pain) ha incluso l’ipnosi nel curriculum dei professionisti che si occupano di terapia del dolore in America. Nel 1996 il Panel Report del National Institute of Health ha definito l’ipnosi come uno strumento affidabile, efficace per alleviare il dolore da cancro e altre condizioni di dolore cronico. Questo, in aggiunta alla voluminosa letteratura clinica e sperimentale, conferma che l’analgesia ipnotica è un fenomeno concreto e replicabile. Nel 2000 la meta-analisi di Montgomery, DuHamel e Redd, pubblicata nell’International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, rivista leader del settore, su 18 studi controllati, basata sul dolore riferito da 933 soggetti, mostra un risultato rilevante: le suggestioni ipnotiche alleviano il dolore nel 75% della popolazione, comprendendo diversi tipi di dolore sperimentato, supportando l’efficacia delle tecniche ipnotiche nella gestione del dolore.
Come forma di psicoterapia, attualmente in moltissime parti del mondo l’ipnosi viene utilizzata esclusivamente sotto forma di cognitive hypnotherapy, per aggiungere all’efficacia evidence-based della terapia cognitiva e comportamentale (CBT), i vantaggi dell’ipnosi.  Questa forma di psicoterapia ipnotica è l’evoluzione naturale dell’ipnosi classica e direttiva. Nella fattispecie, mediante suggestioni ipnotiche, è possibile rinforzare la personalità dell’utente, potenziando i concetti funzionali e depotenziando quelli ego-distonici, modificando in questo modo le credenze di base. L’ipnosi cognitivista è una terapia breve, basata sul qui ed ora, e consente di fare dei pacchetti di sedute standard, utilizzando dei protocolli standard impiegati in studi controllati (per esempio, pacchetto di 5 sedute per smettere di fumare). L’ipnoterapia cognitiva fa ampio uso di livelli profondi di trance per far sperimentare in immaginazione il controllo della situazione ambientale mediante l’uso di suggestioni, che verranno poi impiegate nel training di autoipnosi. Questo è un esempio che si rivela molto utile nel disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia, nella fobia sociale, nel disturbo d’ansia generalizzato etc. L’obiettivo è quello di conferire al paziente la piena autonomia per superare e gestire il problema nel modo ottimale e rinforzare la personalità. A tal fine vengono utilizzati dei protocolli standard già sperimentati in studi controllati, da adattare alle caratteristiche di personalità e alle esigenze del paziente. Questa forma di ipnosi segue da vicino i principi dell’ipnosi ericksoniana, fatto salvo per un occhio di riguardo per l’utilizzo di protocolli standardizzati da utilizzare con buon senso, e tecniche di induzione standard dirette o, più raramente, indirette, e naturalmente un adeguamento teorico-pratico al modello cognitivo-comportamentale.
L’ipnoanalisi impiega la tecnica della regressione ipnotica per andare alla ricerca dell’origine del problema, e analizzarlo secondo le metodiche psicoanalitiche.  Tra le fila degli schieramenti avversari alla cognitive hypnotherapy, è comune pensare che l’unico lavoro profondo ed efficace sia quello psicodinamico. Ciò non è vero: è’ importante notare che non esistono lavori scientifici metodologicamente validi che dimostrino l’effettiva efficacia dell’ipnosi usata nella psicoanalisi, eccetto che nella CBT.
L’ipnosi Ericksoniana, nasce con la persona di Milton Erickson, noto psichiatra americano di Phoenix, Arizona, che aprì le porte verso la cosiddetta “ipnosi moderna”, che si differenziava dall’ipnosi classica per l’approccio indiretto, materno e non autoritaria. La psicoterapia Ericksoniana, si basa sul principio di “unicità della persona”, e di adeguare la strategia terapeutica sulla forma del paziente, ogni volta ex-novo (tailoring). Appunto per questa ragione, nell’ipnosi Ericksoniana, non esistono protocolli, né vengono impiegate tecniche di induzione ipnotica standard, perché ciascun intervento deve essere costruito su misura, e applicando un’ipnosi indiretta, cioè non formale.  Il principio è di elicitare le risorse del paziente, e utilizzarle per portarlo verso il superamento delle resistenze e del problema. La terapia ericksoniana utilizza l’ipnosi anche fuori dal setting, e impiegando spesso dei principi della terapia sistemica.  Caratteristica essenziale è l’uso dell’ipnosi indiretta, che consente attraverso l’uso di analogie, metafore, storie, tecniche indirette come la semina e la disseminazione, di far passare a livello inconscio dei concetti che scavalchino le resistenze razionali del soggetto. Per fare un esempio, se con l’ipnosi classica si può dire a un soggetto “ora fai un respiro profondo, e rilassati completamente”, una ipnosi indiretta comincerebbe in modo apparentemente causale, parlando della profondità del mare, e disseminando concetti di calma e rilassamento. 
L’ipnosi ericksoniana è stata, ed è tutt’oggi, oggetto di interesse della PNL.
Non esiste nessuna prova scientifica della superiorità delle tecniche indirette VS tecniche dirette. Si è evidenziato invece che l’eventuale superiorità dell’una o dell’altra non sia assoluta, ma relativa, in base al contesto terapeutico, alla situazione,  e alla alleanza terapeutica.

L’ipnosi cognitivista, l’unica forma di ipnosi replicabile, si è dimostrata efficace in letteratura in quasi tutti i disturbi in asse I. Molti ricercatori sconsigliano l’ipnosi con gli schizofrenici, per evitare scompensi improvvisi o far riemergere vere e proprie crisi psicotiche.
L’ipnosi si può utilizzare nell’età adulta, ma è efficacissima con i bambini, soggetti altamente ipnotizzabili e fantasiosi. La terapia può essere individuale, ma alcuni ricercatori italiani di matrice ericksoniana, utilizzano l’ipnosi in un contesto sistemico e di coppia. In ogni caso, la ricerca mondiale è puntata prevalentemente sul singolo individuo. 

martedì 25 maggio 2010

Ipnosi regressiva alle vite precedenti

Siete curiosi di sapere se nella vita precedente eravate un soldato tedesco della seconda guerra mondiale, oppure un'umile contadina del Balcani? Credete a queste cose o le vedete come fumo negli occhi? Qualunque sia la vostra scelta è sempre rispettabile, ed è giunto il momento per noi di capire cosa c'è di vero in tutto questo, cosa dice la scienza, e perchè alcuni casi appaiono del tutto irrisolti.
Scalpore in TV da fenomeno da baraccone fatto con attori, oppure altro?
E se vi dicessi che le persone in stato di trance ipnotica non possono mentire? 
Il mistero si infittisce. Per questo vi invito a contattarmi telefonicamente per prenotare un posto per l'ultimo incontro a tema GRATUITO del MIP "ipnosi regressiva: realtà o fantasia?", che si terrà presso il mio studio in via Bruscu Onnis, 25 Cagliari alle ORE 11.

Rimangono pochi posti a disposizione.
Prenotazione obbligatoria.

Dr. Delogu

mercoledì 19 maggio 2010

ATTENZIONE: Incontri tematici gratuiti: 22/05 gestione dell'ansia; 23/05 ipnosi-mindfulness nel dolore; 29/05 ipnosi regressiva

Una notizia flash a breve scadenza. In quanto aderente al MIP (http://www.psicologimip.it/) terrò 3 seminari assolutamente gratuiti aperti al pubblico:
1) Questo sabato 22/05 (le iscrizioni scadono venerdì 21 ore 12!) incontro tematico sulla gestione dell'ansia, che terrò assieme alla collega dott.ssa Guandalini -terapia cognitivo-comportamentale.
2) Il giorno 23/05 incontro tematico ipnosi e mindfulness per la gestione del dolore cronico
3) il 29/05 incontro tematico sull'ipnosi regressiva: realtà o fantasia?


Per avere tutte le informazioni dettagliate sugli argomenti del corso andate qui http://www.psicologimip.it/iniziativemip.asp e selezionate nel menù a tendina "CAGLIARI", poi cliccate sul tasto "aggiorna".

E' indispensabile prenotarsi tramite mail o sms al 347 3095315. Tenete conto che le iscrizioni scadranno obbligatoriamente il venerdì ore 12 della settimana dell'incontro.

NOTIZIA FLASH N° 2


Date le numerose richieste di replica per il primo seminario Avere sempre la risposta pronta: Comunicazione Assertiva abbiamo pensato di organizzare un nuovo incontro GRATUITO di un'ora aperto al pubblico. 


Iscrizioni via mail (vedere il mio profilo) o sms al 347 3095315.


Dove si terranno gli incontri?
si terranno in via Bruscu Onnis, 25 Cagliari. Traversa di V.le Trieste ad angolo con Via Carloforte.


Quanti posti sono disponibili?
Massimo 6 persone


Insomma: prenotatevi.


Dr. Delogu

mercoledì 28 aprile 2010

Vi lasciate sfuggire le occasioni?

Appartenete alla categoria di quelle persone che “succede sempre agli altri a me no”? Vi ritrovate nel corteo sbuffante di chi dice “lo faccio domani”? Risuonate come dei diapason quando avete un’occasione sotto mano e una vocina vi dice “lascia stare, chi te lo fa fare”?
Bene, allora questo è il post che fa per voi. Come al solito allacciate le cinture fino a che non diventano parte integrante del corpo e preparatevi per questa nuovo post “allacciante”.
Cogliere l’attimo richiede un’attitudine morale da eremita, perché è indispensabile inizialmente seguire una regola aurea: o lo fate sempre fino a farlo diventare parte integrante del vostro DNA, oppure non fatelo mai, neppure sotto minaccia.
Ma partiamo dal principio. Molte persone quando si lasciano scappare un’occasione (che può andare dal proporre una collaborazione volante al primario di una clinica mentre eravate in fila per accompagnare  vostra nonna, al comprare l’ultimo numero di un paio di scarpe bellissime e scontatissime), una volta tornate a casa a mani vuote si abbattono tormentate dai sensi di colpa del “se l’avessi fatto, ora…”, che le porta a fustigarsi con pensieri tipo “sono un’incapace, gli altri sono migliori di me, sono destinata al fallimento etc. etc.”. Questo in particolare quando scoprite poi che quel paio di scarpe l’indomani sono già state comprate, o che quel primario ha già avviato una collaborazione con un’altra persona che non siete voi. Di solito questi pensieri sono come ancore che arpionano verso il vortice dello scoraggiamento, per cui una persona parte scoraggiata e arriva a pensare che è inutile “cogliere l’attimo”, tanto andrà male. Anzi, andrà sempre male. Il primario dirà di no, e le scarpe staranno strette e male. Ma di fatto non avete nessuna prova, perché non avete mai aperto bocca per proporvi, o più semplicemente, non avete mai indossato quelle scarpe.
Di solito le persone depresse ragionano così, ma anche le persone non depresse ma semplicemente scoraggiate possono cadere in queste trappole mentali.
La soluzione non è semplice, richiede tempo e sacrificio, ma vi assicuro che si può imparare a cogliere l’attimo e sviluppare una mentalità che permette di non farsi scappare mai nessuna buona occasione.

Vi voglio raccontare una storia.
Quando scoccò il giorno della discussione della mia tesi di laurea, mi vestii con la giacca incasinandomi non poco con la cravatta. Mentalmente pensavo che la discussione della tesi fosse una formalità, dal momento che, tecnicamente, ero automaticamente laureato anche senza discutere la tesi. Mi sentivo rilassato, anche troppo. L’unico pensiero che ebbi, quando aspettai il mio turno fuori dalla porta a vetri del 3° piano di lettere, fu: “è finita”. La discussione andò male, il mio discorso non filava, l’argomento era interessante, ma non ero interessato io a parlarne. Lunghe pause, troppo lunghe, mi dimenticavo cosa dovevo dire. Insomma, fu un disastro, tanto che in tutte le foto sono sempre con la bocca chiusa.
Per diverso tempo mi rifiutai di pensarci, ma poi, sapete, la mente non si può ingannare per sempre. Dal mio punto di vista avevo sprecato quello che era il simbolo della conclusione di un percorso –molto bello, peraltro-, e me l’ero bruciata senza godermela, senza viverla.
Giunsi a una conclusione: la figuraccia della tesi poteva comportare una cosa, l’inizio di una infinita serie di  drammatiche apparizioni in pubblico... ma avevo la possibilità di rimediare.  Ripensandoci presi una decisione dura, perché parlare in pubblico mi spaventava: giurai a me stesso che mai più avrei permesso che una scena del genere si ripetesse. E per collaudarmi, cominciai a lanciarmi tipo kamikaze ovunque ci fosse da esporre qualcosa in pubblico, o ci fosse da contattare qualche altra figura professionale. Così diventai in varie occasioni capogruppo (cosa figa da dire, che nessuno voleva fare per non presentare la relazione in plenaria), escogitai degli stratagemmi per darmi sicurezza (il mio rametto porta-fortuna) e superare forzatamente il momento critico “chiamo-non chiamo”, che, almeno inizialmente, mi costò parecchi patemi d’animo. Sapete, contattare un professionista per presentarsi, spiegare cosa fate e prendere un appuntamento, non è proprio come chiamare il mio amico Stefano e chiedergli come va. Ma vi assicuro che alla 40° volta che lo fate non avrete più bisogno del rametto porta-fortuna per darvi coraggio, perché il coraggio sarà dentro di voi.

Ho perso il conto di quante volte ho parlato in pubblico, o che mi sono alzato per parlare di fronte a un microfono, o che semplicemente mi sono presentato per esporre un lavoro a persone che potevano/dovevano giudicare la mia professionalità e capacità… fatto sta che ha funzionato.
Venerdì 11 Giungo alle ore 11 sarò relatore per il 4° corso regionale della medicina del dolore, nel quale parlerò del coinvolgimento psico-emotivo nel dolore cronico. Per me sarà una rivincita. Posso dirvi ora che il titolo della mia tesi di laurea era “ipnosi in oncologia”, e chi organizza, oggi,  il corso è il primario della terapia del dolore dell’ospedale Oncologico di Cagliari.  Non so se vedete il nesso, come le occasioni si presentano.
E’ giunto ora il momento di presentarvi il problema opposto al cogliere  l’occasione: coglierla in modo cieco e sciocco. Un conto è l’addestramento per superare i propri limiti, che ha un valore puramente didattico di auto-apprendimento, altro conto è la vita reale. In certe occasioni è opportuno lasciar cadere certe possibilità che potrebbero portare verso mete troppo distanti o controproducenti. Parlare in pubblico di un argomento che non si conosce è un modo per rovinarsi, così come spendere tutto il capitale per comprare una Mercedes usata, solo perché è un’occasione. Riempirsi la casa di offerte speciali è inutile e controproducente, va da sé che è di importanza primaria distinguere la voce saggia del buon senso da quella timorosa del “chi te lo fa fare?”.

Spero con questa piccola incursione auto-biografica di aver catturato di nuovo il vostro interesse, e di avervi dimostrato che un orientamento al presente “posso rimediare”, che consente di imparare dagli errori del passato per fare meglio oggi, è la strategia vincente per essere felici.

Dr. Delogu

venerdì 19 febbraio 2010

Ipnosi per smettere di fumare



Anni fa fumavo anch’io, perciò conosco gli struggimenti del fumatore che vuole smettere; ricordo bene cosa significa vivere con l’idea di abbandonare qualcosa che piace, qualcosa che ha accompagnato tanti momenti belli e brutti. E’ vero, fa male, ma di qualcosa bisognerà pur morire, poi c’è il nonnetto che campa fino a 100 anni fumando 2 pacchetti al giorno, quindi non vuol dir nulla. Cosa risponderò, poi, quando qualcuno mi offrirà una sigaretta? E che ne farò degli accendini? Se smetto, che libertà ho di decidere se fumare o no? Sarò costretto a non fumare. E quando gli altri andranno in “pausa sigaretta”, cosa farò io da solo? Li seguirò guardandoli mentre fumano beati? Hm, forse è meglio se smetto un’altra volta. In effetti ho tempo, tantissimo tempo per decidere.
Quando fumavo pensavo tutte queste cose, me le ricordo tutte fin troppo bene, come mi ricordo quando avevo fermato delle persone per la strada per chiedere una sigaretta, perché ero rimasto senza, era la sera della  vigilia di Natale e non ce la facevo più. O quando non riuscivo più a studiare se stavo un intero pomeriggio senza fumare, incapace di concentrarmi se non sul bisogno impellente di fumare. Nulla poteva togliermelo, né mangiare, né uscire, né leggere.  Qualcuno chiamava le sigarette “le bombole di ossigeno”, all’inizio non capivo, poi capii: è quando tutta la tua mente urla una sigaretta e finalmente la accendi. E’ come una boccata di ossigeno. Fumare vuol dire questo. Fumare non è colui che fuma, non solo. Fumare significa soprattutto avere la mentalità del fumatore.
Prima di fumare la prima sigaretta la vostra idea del fumo era in un certo modo: fa schifo, puzza, fa male, è uno spreco di soldi, è un vizio invadente: se fumi in una camera deve passare un giorno con la finestra aperta prima che ritorni un odore normale (se ritorna).
Fumare non è solo aspirare veleno, è cambiare lentamente la propria mentalità senza rendersene conto. La sigaretta ha questo potere, oltre che danneggiare il corpo, cambia la mente del fumatore, al punto che il fumatore arriva a un paradosso: difende ciò che lo sta uccidendo.
Dopo che avete cominciato a fumare, dopo quel periodo di mal di testa, nausea, tosse, occhi rossi, dove il corpo sta reagendo al catrame, ecco che il vostro stesso pensiero cambia, la vostra idea del fumo diventa: è buono, ha un buon odore, farà male ma chi se ne frega, costa ma se mi tolgo anche questo piacere cosa mi rimane? Arrivate a fumare in camera da letto, che è la cosa più schifosa che possa esserci. Arrivate a fumare appena svegli, perché il vostro corpo reclama nicotina, e la vostra mente interpreta questo meccanismo con giustificazioni a carattere consolatorio come “mi aiuta, mi fa star bene, è un piacere, fumare mi piace, mi rilassa”, e menate simili.
Smettere di fumare non significa solo non toccare mai più una sigaretta, significa soprattutto cambiare la mentalità, e tornare a una mentalità da non fumatore;  vedere la sigaretta per quello che è realmente: carta con dentro foglie secche, che se respirato è tossico e dà dipendenza.
Chi è costretto a non fumare e mantiene la mentalità da fumatore, è il più sfortunato degli sfortunati, perché passerà il resto della vita a desiderare una sigaretta. 
Chi smette di fumare deve entrare nell’ordine di idee che, per farlo, deve cambiare mentalità, e l’ipnosi in questo è un grande aiuto. L’ipnosi però non può nulla se una persona continua a pensare che “fumare mi piace”.  Sarebbe più corretto dire “fumare mi dà sollievo, perché senza sto male perché sono dipendente”. A me piace molto mangiare il risotto alla pescatora, ma non per questo lo mangio tutti i giorni. Mi piace scrivere, ma non per questo lo faccio continuamente, né sto male se non lo faccio.
Chi non è disposto a cambiare mentalità non smetterà di fumare, e, se lo fa, sarà solo temporaneo.
Le ricerche scientifiche indicano una percentuale di successo del 75% con 5 sedute di ipnosi, mentre con 1 sola seduta la percentuale di successo arriva a meno del 30%. Una variabile importantissima è quindi la motivazione, e l’essere un soggetto che risponde bene all’ipnosi. 
Se volete smettere di fumare e siete di Cagliari, chiamatemi.

Dott. Delogu

sabato 30 gennaio 2010

Volete sentire la mia voce? Ok, prima scrivete qual'è il vostro sogno.

Ho avuto l'onore, e soprattutto il piacere di essere intervistato da Radio Level One, radio online che propone numerose trasmissioni di vario genere. In questa intervista parlerò naturalmente di ipnosi, e, ancor più naturalmente, del blog. E vorrei ringraziare tutti voi lettori per le attestazioni di stima che mi invogliano a scrivere articoli che portino positività e verso il raggiungimento dei propri obiettivi.
Credetemi: chi crede nei propri sogni trova l'energia per insistere, e troverà le strategie giuste per tagliare il traguardo. Io ho un grande sogno da realizzare, e mi piacerebbe tanto che, anche se in forma anonima, ognuno di voi scriva qual'è il suo sogno, come commento a questo messaggio. Fatelo SOLO se avete intenzione di combattere per raggiungerlo.
Mi piacerebbe vedere una bella lista di sogni da realizzare, di ognuno di voi. Tanti sogni creano una grande energia, e una grande energia spazza via le paure, le ansie e genera un grande ottimismo e positività.
Provateci, anzi, riusciteci!
Come creatore di questo post prenderò per primo l'iniziativa e vi scriverò qual'è il mio sogno, e sarà esplicito per tutti che spaccherò le montagne per raggiungerlo.

Avete capito?

Ma ora basta con le spiegazioni e andiamo al sodo:

http://www.radiolevelone.com/?p=599  e cliccate la registrazione del 27/01/10 (la 13° partendo dall'alto). A questo punto lasciate caricare la registrazione e andate direttamente al minuto 15'45".

Dr. Delogu


Aggiornamento gennaio 2011. Purtroppo col nuovo anno la registrazione dell'intervista è andata persa. La politica di radio level one è cambiata lasciando lo spazio solo per la musica, ed eliminando tutto ciò che non ha anche vedere con la musica in sè. Non posso uploadare il file perchè non ce l'ho nemmeno io. Lascio il post in ricordod i quella giornata.

giovedì 28 gennaio 2010

Rilfessione psicologica sulla giornata della memoria

Ieri era la giornata della memoria, e tutti conoscete l'argomento di cui sto parlando. Molto è stato scritto sull'argomento, e molto è stato detto. Vi presento qui alcuni spunti di riflessione; li butto lì, ognuno ne tragga le sue conclusioni.
Il dott. Zimbardo è uno psicologo sociale che fece un famoso e tetro esperimento chiamato "esperimento carcerario di Stanford". In pratica selezionò due gruppi di studenti universitari, e al primo gruppo attribuì il ruolo di guardia carceraria facendo frequentare un corso vero presso una prigione, mentre al secondo gruppo venne conferito il ruolo dei carcerati. Nessuno dei soggetti impiegati nell'esperimento aveva delle pulsioni aggressive sopra la norma o delle forme psicopatologiche. La conclusione potete leggerla qui http://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_carcerario_di_Stanford in pratica dopo un periodo iniziale di adattamento, le guardie cominciarono a fare sul serio con un comportamento sadico e violento. I carcerati cominciarono a soffrire di gravi disturbi traumatici, manifestando tra di loro in cella (la notte con le telecamere spente) vere e proprie violenze sessuali. L'esperimento si interruppe dopo poco tempo per il brusco precipitare degli eventi nel carcere. Ricordo che i soggetti di entrambe i gruppi erano studenti universitari scelti casualmente tra la popolazione della Stanford University. Non solo, anche i familiari entrarono nel ruolo, in particolare i genitori dei carcerati arrivarono a giustificare i figli dicendo che, se erano finiti in prigione, qualcosa dovevano pur averla fatta.
L'essere umano è un animale capace di adattarsi a qualsiasi situazione, in particolare entrando nel ruolo. Nel ruolo del malato in un contesto ospedaliero, o nel ruolo del poliziotto manganellatore assalito da una pioggia di sassi al G8 di Genova. E' capace anche di entrare nel ruolo del no global arrabbiato e manganellato dai poliziotti fascisti. Non importa di che fazione politica voi siate, o di quali siano le vostre idee politiche, basta che una persona si trovi per un tempo sufficentemente lungo in un contesto appropriato, che si comporterà in funzione del contesto.
Al dott. Zimbardo sfuggì di mano la situazione, perchè mise in moto un macchinario umano impossibile da fermare se non con la forza. 
In piccolo abbiamo tanti esempi sociali dell'esperimento del dott. Zimbardo: il bullismo nelle scuole (ruolo dell'aggressore VS il ruolo della vittima), i fatti violenti che avvengono in guerra in qualunque esercito di qualunque nazione verso il popolo sottomesso: violenze sessuali, torture, sadismo.
La proprietà del ruolo è resistente al punto tale che nei lager i kapò, ossia i responsabili del block avevano comportamenti simili se non peggiori degli stessi tedeschi: in questo caso l'ebreo messo a capo della stanza sviluppava una severità e cattiveria da non differire per nulla ad un SS se non per la divisa.
A questo punto vi verrà da chiedermi: "ma allora se messo nelle condizioni peggiori di ruolo anch'io diventerei una assassino sadico"?
Qui rispondo che la responsabilità individuale, per quanto offuscata dal contesto, non viene mai meno. Questo spiega perchè alcuni - non tutti - soldati stuprano o torturano, e perchè alcune -non tutte-  guardie carcerarie sottopongono i carcerati a supplizi.

La giornata della memoria esiste perchè l'asse ha perso, e con la forza si è interrotto un comportamento "di ruolo" giunto all'estremo.
Era giunto all'estremo perchè non esisteva nessun tipo di sanzione o punizione per chi uccideva un ebreo, e questo semplice fatto ha permesso di scavalcare il limite umano del rispetto e della dignità.

Come dice Wiesel "ricordare servirà ai vivi", aggiungo in particolare quando indossano una divisa, un giubbotto anti-sommossa, o un camice.

Dr. Delogu

mercoledì 13 gennaio 2010

Il Giorno Perfetto

Quando ci arriva una buona notizia, quando raggiungiamo un obiettivo lavorativo, quando passiamo una giornata bellissima con la persona giusta, ecco che si realizza la Giornata Perfetta. In un giorno perfetto i piccoli disguidi si risolvono in un secondo, i problemi sono delle nuove sfide da vincere, si lavora in scioltezza con uno spirito dinamico e giovane. Nella giornata perfetta un'energia ci travolge, accogliamo tutti con un sorriso contagioso, e anche i problemi più grandi diventano superabili. Siamo traboccanti di ottimismo.


Chi è ottimista di natura passa di solito molte giornate perfette, mentre chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto, vivrà la sua vita in un malinconico autunno. Ma per fortuna le stagioni passano, e il periodo in cui l'acer palmatum raggiunge il suo splendore è proprio l'autunno. http://snipurl.com/u2kle%20%20[images_google_it]Non è questo un motivo per essere felici?

Qui di seguito trovate alcuni suggerimenti pratici su come far germogliare il seme della giornata perfetta. Perchè, sapete, una giornata perfetta va seminata in uno stato d'animo fertile. Se è arido come un deserto nel quale non pioverà mai, ogni tentativo di germoglio sarà solo una vana illusione.


Ed ora cominciamo!

1) Circondatevi di persone positive. Le persone positive trasmettono energia, buonumore e ottimismo, anche per telefono, e danno la carica per il resto della giornata. Al contrario, le persone negative, che vedono il mondo come un quadro di Munch, succhiano energia come vampiri, trascinano con sè nel mare della negatività, e innescano la terrificante e arcinota giornata negativa.

2) Cominciate bene la giornata. Così come si innaffia un seme di acero per farlo germogliare, allo stesso modo è utile ogni mattina fare qualcosa che metta di buonumore, per innescare una giornata perfetta. Perchè dobbiamo aspettare il caso, quella chiamata o quella notizia, per essere felici tutto il giorno? Andiamo noi in prima persona a cercare le notizie che ci rendono felici. Cominciamo a essere noi gli artefici della giornata perffetta, cercando le buone notizie e trasformando le negative in positive.

3) Evitate i comportamenti negativi. Questo è assolutamente importante, la pietra miliare. Le critiche, il parlare male, scrivere una mail di protesta per l'inefficienza di una segretaria, mettono di malumore, riempiono di negatività, e, provare per credere, rovinano anche il migliore dei giorni perfetti. I comportamenti negativi rendono negativi, così come lanciare i sassi dal cavalcavia per divertimento non riempie di ottimismo, ma incrementa l'umore cupo. Non rispondere a chi ci chiede scusa, non concima la giornata perfetta, ma la inaridisce. Quindi abbiate un comportamento positivo, siate portatori di vitalità e ottimismo, e vedrete che tutto intorno a voi brillerà di luce.

4) Evitate le perdite di tempo. Tutto ciò che va contro di voi inevitabilmente si ripercuote sul vostro stato d'animo e sulle scelte che fate. Faccio un esempio: immaginate che dovete fare un lavoro. Invece che prendervi il tempo giusto, spendete un sacco di ore su facebook e il lavoro lo fate all'ultimo, in fretta e male. Come pensate di sentirvi dopo, pieni di ottimismo e vitalità? No, sarete stanchi e giù di morale, nervosi suscettibili e starete pensando che è proprio una giornata da dimenticare. Anyway, remember: time is money and money is business. E se stiamo investendo su noi stessi, un buon imprenditore, anche se stanco, è sempre felice se fa un buon lavoro. E al termine della giornata potrà dire che è stata buona.

5) Godetevela. Già, perchè se entrate nell'ottica che ce la metterete tutta per dare il meglio di voi per essere felici, ecco che allora tutte le giornate si trasformeranno in belle giornate.

Detto ciò credo che alcune persone siano talmente piene di negatività che non si pongano nemmeno più il problema di essere felici o come diventarlo. State attenti a queste trappole.

Io voglio essere felice, e voi?

Dr. Delogu