Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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mercoledì 27 maggio 2015

Psicologo a Cagliari: chi scelgo?

Cari lettori e lettrici,
supponiamo che una persona da sola non riesca a risolvere una certa difficoltà, e decida di farsi aiutare da qualcuno che lo faccia di professione. Come fare? A chi chiedere?
Cercando su internet compaiono svariate dozzine di psicologi a Cagliari, di ogni genere e specie, a primo impatto tutti uguali, ma vedremo poi che così non è.
Scegliere in base alla vicinanza geografica, alla tariffa o al sito personale fatto più o meno bene non è una buona strategia, e ve lo spiego con un esempio.
Avete un problema ai denti che vi impedisce di mangiare e dovete scegliere un dentista per un intervento importante sia a livello chirurgico che economico. A chi vi rivolgete? A quello più vicino a casa vostra? A quello che vi prende meno? O sceglierete il più competente, che ha più esperienza e che utilizza i materiali più all'avanguardia? In sostanza che vi dà certe garanzie di risolvere il problema senza incappare in brutte sorprese?
Per la psicoterapia vale lo stesso discorso: competenza, professionalità e qualità del servizio.
La competenza la si valuta nel tempo, ma a primo impatto con un primo colloquio, cioè bisogna avere le idee chiare su tempi, modalità di intervento, strategie, tecniche e costi, fin dalla prima seduta. In sostanza il terapeuta deve sapere come si fa a risolvere il problema, e credetemi se vi dico che non è una cosa così scontata come sembra. Personalmente ho studiato duramente per riuscire a trovare sempre almeno 3 modi diversi per risolvere uno stesso problema.
Per come sono fatto io e ragiono io, che prendo sul serio l'efficacia della terapia, una psicoterapia deve essere un percorso chiaro, come il percorso di un treno sulla cartina. Si conosce il punto di partenza e di arrivo, le fermate alle varie stazioni, il tempo di percorrenza e se ci saranno ritardi o deviazioni. Ma la cosa più importante è che si sa sempre in ogni istante dove si sta andando, cosa si sta facendo e perché. 
Per come intendo io la psicoterapia, lo psicoterapeuta è il navigatore che ti mostra la mappa e le indicazioni stradali, e voi siete alla guida. Se si prende una deviazione, il navigatore effettua il ricalcolo immediato della traiettoria. Ho soppiantato il vecchio Garmin col navigatore del mio smartphone perché è più immediato, più preciso, più pratico, sempre aggiornato.
Se paragono la psicoterapia con il navigatore dell'iphone già vi siete fatti un'idea sul tipo di terapia che faccio io.
Così come nella terapia, anche nel navigatore la flessibilità è indispensabile: se la strada è bloccata e prendete una deviazione, la traiettoria si ricalcola in tempo reale, se decidete di impostare una destinazione diversa, il navigatore vi segue.
Ma non è tutto così semplice, e per spiegare le dinamiche insite in un successo terapeutico servirebbe un libro, non un post su un blog.
Ma a conti fatti tutto si può riassumere così:

Qualità personali del terapeuta +
Esperienza +
Flessibilità +
Saper adattare la psicoterapia alla persona che si ha di fronte +
Conoscenza approfondita degli strumenti terapeutici +
Empatia +
Creatività =
_____________________
Successo terapeutico. 

Come fare per capire se il terapeuta da voi scelto ha queste caratteristiche? Fate domande specifiche, non accontentatevi e non lasciate spazio a incertezze, perché certamente il problema personale non lascia spazio a voi e non dà mai tregua.

A vostra disposizione, per qualunque cosa.

Dott. Delogu

lunedì 4 maggio 2015

Ipnosi: ecco come la pensavo all'inizio di tutto.

Cari lettori e lettrici,
ricordo molto bene quando ero uno studente universitario e non sapevo nulla sull'ipnosi. Pensavo che fosse una forma di manipolazione, una tecnica che metteva in grado l'ipnotista di entrare nella testa dell'altro, una specie di pratica paranormale, e le uniche persone che sapevo avessero avuto a che fare con l'ipnosi erano Freud e Giucas Casella.
Ricordo chiaramente un convegno sui disturbi alimentari nel quale, tra i relatori, era presente un docente che veniva dal Giappone che si occupava di ipnosi. Ricordo che lo guardai con ammirazione, immaginando nella mia mente un susseguirsi di guarigioni miracolose compiute da lui con l'ipnosi.
Ero fortemente incuriosito, ma schiacciato dal fatto che in Sardegna ci fosse (e c'è tutt'ora) un gap a livello formativo.
Quasi 15 anni dopo, mentre mi ritrovo sul mio macbook a scrivere questo articolo,  rifletto a posteriori sul fatto che le mie conoscenze dell'epoca erano quantomeno approssimative per non dire sbagliate, basate sulla credenza popolare. La gran parte dei medici e delle colleghe sull'ipnosi non sa molto più di quanto ne sapessi io all'epoca , perché è un argomento di cui generalmente non si parla.
Nessuno sa che esiste una forma di psicoterapia riconosciuta dal MIUR che prende il nome di "psicoterapia ipnotica ericksoniana", nessuno sa che esiste una montagna di studi scientifici riguardo all'impiego dell'ipnosi nell'analgesia. E purtroppo troppe poche persone sanno che il successo terapeutico dipende da un delicato equilibrio tra capacità tecniche e conoscenze teoriche del terapeuta, capacità del terapeuta di adattare la terapia alla persona che ha di fronte, capacità del terapeuta di costruire un rapporto di piena fiducia e collaborazione col paziente.
Ben diverso dall'usare l'ipnosi come tecnica fregandosene del resto. A fare quello è capace chiunque. Sappiatelo.
Portare avanti il concetto di ipnosi inteso come potere coercitivo,  è pericoloso perché lascia passare il concetto della totale delega del nostro problema all'ipnotista, il quale farà i suoi maneggi nella nostra mente e ci risveglieremo guariti.
Posso solo dire questo: magari fosse vero! Purtroppo i miglioramenti clinici avvengono dietro un fortissimo impegno, costanza, volontà di guarire e fare gli esercizi a casa.
Questi ultimi sono molto importanti perché accorciano le tempistiche della terapia e danno autonomia.
Il mio sogno, in conclusione, è che ogni persona che viene da me impari a essere il terapeuta di se stesso, ed  è una cosa per cui vale la pena lottare, credetemi.
Ho visto in terapia persone trasformare il loro comportamento, superare i propri limiti al di là delle proprie aspettative, e chi mi conosce si rivedrà in queste parole. Io stesso sono cambiato, e continuo a cambiare con nuove strategie, idee terapeutiche. Essere un bravo terapeuta significa fare il proprio lavoro in modo creativo.

Al prossimo articolo.

Dott. Delogu