Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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lunedì 31 agosto 2015

Dimagrire si può! Leggi come.

Care lettrici e lettori,
con l'estate è arrivata anche la prova costume, tanto temuta dalle donne e non solo.  Ma esiste un modo per dimagrire pressoché senza sforzo: l'ipnosi.
Attraverso lo straordinario strumento dell'ipnosi, è possibile dialogare con la mente inconscia sciogliendo quei nodi che generano il desiderio irrefrenabile di mangiare, anche quando non si ha fame.
Avrete già capito quindi che la mente è divisa in 2 parti: la parte razionale, quella che state usando per leggere questo articolo, e la mente inconscia, quella parte emotiva che entra in gioco spesso e volentieri in pieno contrasto con la razionalità. Un esempio? Sapete che i dolci fanno ingrassare, eppure li mangiate lo stesso. Siete consapevoli che dopo vi sentirete in colpa, ma c'è una forza non razionale dentro di voi che vince qualunque migliore proposito.
Con l'ipnosi è possibile dialogare con quella parte, che noi chiameremo mente inconscia, e fare in modo che i nostri conflitti interni che si esprimono nel cibo, vengano eliminati.
Esistono diversi modi per parlare con la mente inconscia, e una volta trovata la modalità giusta (quella cioè che consente  alla mente inconscia di esprimersi in modo utile) il successo è alle porte.
Quello che accadrà è che la persona non sentirà più l'impulso di abusare del cibo, si sentirà soddisfatta così com'è, e sarà motivata verso uno stile di vita più funzionale.
Ancora una volta non si tratta di convincere una persona, perché le persone che vogliono dimagrire sono già convinte che il loro stile alimentare è sbagliato, ma semplicemente non riescono a cambiare con la sola forza di volontà.
Ho lavorato per diverso tempo con persone che soffrivano di anoressia, e ho avuto modo di capire e studiare da vicino i meccanismi dei disturbi alimentari. Questo mi ha permesso di vedere come funziona dall'interno la problematica col cibo, sempre legata a problematiche affettive non risolte.
Per questa ragione, affinché il risultato ottenuto non abbia una data di scadenza preconfezionata, non si lavora solo sul sintomo ma sulle cause, che spesse volte la parte razionale ignora (o non è pronta ad accogliere) ma la mente inconscia conosce.
Il lavoro dell'ipnotista è di indagine, ricerca, studio, connessioni, enigmi ed è necessaria una grande rapidità di pensiero nel trovare le giuste connessioni a fronte di una grande conoscenza teorica e pratica di diversi orientamenti di psicoterapia.
Ripeto ciò ho scritto altrove: non esiste un unico modo per risolvere il problema, ma diverse strade. Sta allo psicoterapeuta muovere le corde giuste in modo flessibile e mai rigido.

Dott. Delogu

venerdì 14 agosto 2015

Ferragosto e gruppo di ipnosi a Cagliari!

Cari lettori e lettrici,
è giunto il momento per me di andare in ferie. Ma non dimentico mai che il dolore, fisico o psicologico, non va mai in vacanza.
Perciò, in qualunque situazione e condizione voi siate (spero ottima e in piena salute psico-fisica) vi auguro una felice e serena vacanza a voi tutti.

A ottobre terrò un gruppo sull'ipnosi a Cagliari, nel quale chi parteciperà avrà la possibilità di fare una seduta di ipnosi (regressiva e non solo) stabilendo un obiettivo. Scoprire un ricordo del passato offuscato? Dare una risposta a una domanda inquietante? Vedere chi eri nella vita precedente? Dare un'occhiata al futuro? Tutto è possibile, nella piena discrezionalità e segreto professionale.
Ormai saremo arrivati al 4 o 5° incontro, perciò il macchinario è collaudato e ben oliato.
Chiunque fosse interessato può contattarmi, in modo che comunichi data, luogo e ora.
La durata è di circa 2 ore, il prezzo 20€ a persona.
Avrete modo di vedere me all'opera, ma soprattutto vedere dal vivo una seduta di ipnosi con contenuti talvolta sconvolgenti. Alta tensione prevista quindi, specie se i soggetti ipnotici siete voi.
Occasione unica nel suo genere.

A vostra disposizione.

Dott. Delogu

giovedì 6 agosto 2015

Persone non accoglienti, e qualche ricordo.

Cari lettori e lettrici,
diciamocelo chiaramente: chi non ha mai avuto un problema psicologico non sa, e ripeto NON SA cosa significhi stare male, e pertanto ritiene figure professionali come lo psicologo e lo psicoterapeuta, persone che rubano i soldi a chi si inventa un problema, facendo una terapia che consiste nel lasciar parlare l'altro e mettersi in tasca i suoi soldi.
Purtroppo ci sono persone che la pensano così, e in quelle rare occasioni in cui mi mischio/mimetizzo tra la gente senza che nessuno sappia chi sono e che lavoro faccio, saltano fuori occasionali battute di persone che si permettono di mettere sullo scherzo le difficoltà degli altri. Al sentire certi atteggiamenti, sebbene non rivolti mai a me direttamente, mi tuona l'Africa dentro.
Ricordo molto bene moltissimi anni fa una psicologa dalla parrucchiera, che raccontava che era andata a una festa nella quale era evidentemente disinibita non so bene a quale livello. D'un tratto si accorse che tra i presenti c'era anche un suo paziente. Dopo qualche secondo nel quale le si strozzò il fiato in gola, decise di riprendere un assetto "professionale" evidentemente per dare un'immagine congrua con quanto desiderava trasmettere in studio.
Sebbene siano passati decine di anni, mi ricordo ancora questa persona e questo racconto, e lo cito adesso come esempio da NON emulare.
Ho conosciuto psichiatri molto simpatici fuori dallo studio, ma che si calavano una maschera di distacco professionale davanti al paziente. "Che peccato", pensai ogni volta che vidi questa trasformazione. Queste persone sarebbero state molto più efficaci se avessero mantenuto la loro autenticità come persona. Ci si deve esporre, mettere in gioco personalmente nel fare questo lavoro, nel viverlo appieno, ma il gioco ne vale assolutamente la candela.
Quando vidi il mio primo paziente ricordo che ero particolarmente nervoso, un po' perché era la prima volta che vedevo una persona in veste di psicologo, un po' per l'incubo di chiedere soldi, un po' perché avevo una sede arrangiata che mi metteva a disagio, ma soprattutto perché temevo fortissimamente che mi presentasse un problema per il quale non sapevo da che parte iniziare. Ricordo che mi vestii seguendo il modello che avevo visto da mio padre: giacca e cravatta anche in estate con 40°. E siccome era luglio inoltrato, al caldo standard dovetti aggiungere un surriscaldamento dovuto al misto tra timore, paura e terrore.
Probabilmente feci come quegli psichiatri che mettono la maschera, ma fatto sta che fu un disastro totale, la persona venne una volta poi mai più.
Diciamo che dopo l'umore non era dei migliori.
Sono passati molti anni da allora, non metto più la cravatta tranne quando mi invitano ai convegni, e se fossi a una festa e vedessi un mio paziente, certamente berremo o mangeremo qualcosa insieme. Il cibo è condivisione, dividere con. Dividere qualcosa con qualcuno crea un legame, è un bel momento. E fanculo al setting terapeutico, lo saluterei e se le condizioni lo permettono ci berremo qualcosa insieme, che diavolo.
Non lo farei perché qualcuno mi ha detto di farlo, ma perché semplicemente sono fatto così.
Una delle poche cose che condivido di Freud è quando diceva che essere psicanalisti non è come indossare un cappotto per vedere pazienti, che poi ti togli quando torni a casa. Non esiste nessun cappotto, essere uno psicanalista è dentro di te, sei tu, è parte di te.
A distanza di tempo ho capito che sono capace nel motivare, nel trasmettere sicurezza, e ho scelto di approfondire queste mie capacità unendole al mio lavoro. Ho scoperto le parole "efficacia", "strategie", "ipnosi".
Per questa e altre ragioni ci tengo a essere sempre accogliente, perché, come ho scritto su vistanet, non esistono malati di classe A e di classe B, perché il dolore ci accomuna e ci rende tutti uguali, di pari dignità e diritti. Quindi chiunque venga da me, chiunque mi chiami da qualunque parte d'Italia, lo tratto come tratterei la persona a me più cara, do sempre i consigli migliori che posso dare anche se vanno a mio svantaggio (chissenefrega).
Semplicemente sono fatto così: ci tengo agli altri.
Chi mi conosce lo sa.


Dott. Delogu


mercoledì 5 agosto 2015

Come uscire dalla depressione

Cari lettori e lettrici,
la depressione è una brutta bestia da combattere se non la si prende per tempo.
Ecco dunque alcuni suggerimenti utili su come riconoscerla e combatterla.
Vi sentite giù di corda, tristi, ciò che prima vi piaceva ora non vi piace più, e il tutto va avanti ogni giorno da più di 2 settimane? Avete problemi di sonno, avete perso peso senza fare dieta, e c'è stato un peggioramento del vostro umore senza motivi apparenti consecutivamente da 2 settimane a questa parte? Ecco, sono solo alcuni dei criteri diagnostici per fare una diagnosi di depressione (cosa che spera a uno specialista psicologo o psichiatra), ma una cosa è certa: chi inizia a soffrire di depressione inizia a non essere più se stesso, inizia a stare male con nervosismo e irritabilità che non scompaiono nelle settimane ma si accentuano. Cosa fare in questi casi?
Il mio consiglio è di non perdere tempo, e iniziare un'attività aerobica quotidiana a media intensità per almeno 1 ora al giorno. Diversi studi hanno dimostrato che l'attività aerobica giova enormemente alla depressione sub clinica (cioè quando i sintomi non sono ancora tali da formulare una piena diagnosi di depressione). In pratica ha lo stesso effetto di un antidepressivo, perché il corpo in condizioni di allenamento aerobico (ergo non body building) libera endorfine, dopamina, e una serie di altre sostanze che compensano lo squilibrio chimico dato dalla depressione, che ha origine genetica, sebbene vi siano componenti multifattoriali. Così una camminata veloce, nuoto, aerobica, corsa, spinning, cardiofitness, bici, triathlon, le attività aerobiche sono tante e varie, si tratta solo di reagire e darsi da fare, e posso garantire che i risultati non tarderanno ad arrivare.
Purtroppo le persone con una depressione in fase avanzata non hanno proprio le energie fisiche e psichiche per uscire di casa per fare la spesa, figuriamoci per fare attività aerobica ogni giorno, quindi in questi casi, gli unici aiuti disponibili sono una sinergia tra psicoterapia, la cui efficacia sia dimostrata da studi scientifici, e la terapia farmacologica fatta a regola d'arte, quindi da uno specialista competente ed esperto.
Le forme di psicoterapia riconosciute efficaci (argomento abbastanza complesso e spinoso per ragioni metodologiche) partono certamente dalla terapia cognitivo-comportamentale, nelle sue varie forme (terza onda della terapia cognitiva, cognitive hypnotherapy, ipnosi cognitivista di Michael Yapko).
In poche parole bisogna seriamente rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza stare ad aspettare la fatidica mattina nella quale ci si svegli pieni di energie e voglia di fare. Il farmaco, se prescritto e assunto con intelligenza, va aiutato con il supporto sociale, psicologico e un importante impegno fisico quotidiano.
L'ipnosi può fare la differenza? Rispondo così: è un aiuto importante se la depressione è subclinica. Se la depressione è già esplosa, il paziente ha difficoltà a entrare in trance. Ma ogni caso è da valutare a sè.

Dott. Delogu