Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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mercoledì 28 dicembre 2016

Care lettrici e lettori,
tra 3 giorni si conclude l'anno, e sarà tempo di riflessioni sulle cose fatte e non fatte durante l'anno trascorso, gli obiettivi conseguiti e quelli ancora da raggiungere.
Chi non ha obiettivi da raggiungere è a un punto morto, senza entusiasmo o voglia di fare, e vive per inerzia.
Conoscete persone che vivono per inerzia? Io sì, e credetemi se vi dico che non è un bel vivere.
Uno dei miei personali obiettivi è di perfezionarmi al punto da riuscire ad aiutare il maggior numero di persone possibili, essere in grado di trasmettere fiducia e sicurezza, anche se so che queste caratteristiche devono venire dall'interno, non dall'esterno... ma una spinta iniziale è talvolta necessaria.
Spero che ognuno di voi abbia un obiettivo per il 2017, e se non dovesse averlo, è il caso che se ne procuri uno al più presto. Qualcosa per il quale combattere e sognare. L'uomo senza sogni è un uomo a cui è morta la speranza.
Auguro a tutti voi di essere sereni nell'affrontare la vita e le sfide che questa ci presenta.
Per qualunque cosa ricordatevi sempre che sono a vostra disposizione, anche per una telefonata, una mail. Provare per credere.

Vi abbraccio forte, e ci risentiremo nel 2017.

Dott. Delogu

mercoledì 14 dicembre 2016

Seminario SPECIALE di ipnosi: martedì 20 dicembre 2016, ore 16. Via Dante 16 Cagliari

Carissimi,
per quest’ultimo seminario del 2016 ho in mente un programma speciale, un esperimento di ipnosi di gruppo, mai fatto prima, che ha lo scopo di esplorare le proprie capacità percettive di gruppo che vanno al di là dei 5 sensi. In questo ultimo incontro dell’anno ci sarà inoltre la possibilità di un’esperienza che aprirà molte porte per il 2017. Quindi un incontro diverso, basato sull’esplorazione di territori extra-sensoriali.   
L'incontro si terrà martedì 20 dicembre alle ore 16 in via Dante 16, presso la sede della LILA, lega italiana per la lotta contro l’aids. 
Come sempre, una parte del ricavato verrà devoluto in beneficienza all’associazione che ci ospita.
Vi allego la locandina con tutte le informazioni standard. 
A chi fosse interessato, chiedo di segnalarmi la sua presenza tramite telefonata, o sms/what’sApp, o email affinché possa adibire la sala per il numero di partecipanti. 
Ci saranno delle sorprese, questo è poco ma sicuro. 
Ci vediamo martedì.

















martedì 6 dicembre 2016

Dimagrire: perché è dannatamente complicato?

L'altro giorno sentivo per la strada una signora sui 60 anni che parlava con altre persone dicendo "io faccio una dieta, ma ai dolci non riesco proprio a resistere, è più forte di me". Questi altri, forse vedendo l'età della signora, forse per mancanza di formazione specifica, o più come escamotage per zittirla, minimizzavano la cosa con un "eh va beh, capita... succede... ognuno ha la sua...".
Ebbene signori, quella povera signora riferiva di una attrazione irresistibile verso il dolce, tecnicamente detto craving. Per capirci, il tossico che avverte un richiamo fortissimo per l'eroina (gergalmente "scimmia" o "botta") è la descrizione di cos'è il craving.
Un tipo di attrazione patologica del genere le si può avere per le sostanze da strada,  ma anche per il gioco d'azzardo, internet, i social network.
Ma cosa succede quando questo avviene per il cibo?
Ve lo spiego così: una persona (di sesso femminile nella maggiorate dei casi) segue una dieta, privandosi del piacere del cibo entra in uno stato di tensione. Col passare del tempo questo stato interiore aumenta finché non scatta all'improvviso questa voglia irresistibile di mangiare un determinato alimento (generalmente dolci o carboidrati). Nel momento in cui si cede alla tentazione, le possibilità sono diverse: la persona ne mangia un po' e si ferma, oppure si abbuffa malamente perdendo totalmente il controllo. Il tipo di fame, è importante da capire, non è una fame fisiologica, ma una fame mentale. Solitamente queste persone si abbuffano dopo cena, quando hanno seguito perfettamente la dieta con le giuste calorie e gli alimenti pesati. Un comportamento in totale contraddizione coi propositi razionali.

Ciò che capita dopo è che la persona si sente terribilmente in colpa, sente di aver fatto qualcosa di sbagliato. A quel punto o si tiene il senso di colpa e si rimette a dieta, oppure mette in atto delle terribili condotte di eliminazione che hanno l'unico scopo di eliminare l'eccesso di calorie ingerite. Quindi si provocano il vomito, si ammazzano di attività fisica, talvolta assumono lassativi o diuretici. Quest'ultimo comportamento, caratterizzato da normopeso, abbuffate compulsive e condotte di eliminazione, rientra in una diagnosi di bulimia.
Chiunque invochi la "mancanza di forza di volontà" non ha capito di cosa stiamo parlando. Queste persone possono avere una volontà d'acciaio in ambito lavorativo, ma cedere brutalmente sul fronte alimentare.
Dietro tutto ciò c'è un problema di tipo affettivo che viene riversato sul cibo. Per queste persone mangiare è più piacevole che per altre persone, perché si sentono gratificate a livello affettivo. Questa gratificazione alimentare va a colmare (senza riuscirsi) un vuoto affettivo generato da abbandoni, traumi, omissioni o violenze.
La dimensione culturale gioca ovviamente un ruolo importante nel declinare il disturbo secondo i canoni estetici attuali. Se il nostro canone estetico dominante fosse essere in sovrappeso, la bulimica non avrebbe più motivo di estinguere le abbuffate, che diventerebbero un comportamento positivo e funzionale. Tutto insomma cambierebbe, così come cambiano i disturbi da un secolo all'altro: le isteriche di Freud non esistono più lasciando spazio alle fibromialgiche.
In che modo l'ipnosi  e la psicoterapia ipnotica possono risolvere questo quadro in una terapia breve?
Lavorando sistematicamente su 2 livelli: mettendo in corto-circuito il sistema del piacere dato dalle abbuffate, convertendolo in disgusto. Allo stesso tempo lavorando su quel sistema di ricompensa affettiva, elaborando traumi del passato che hanno messo in atto questo genere di disturbo.
Il dopo consiste in un cambio radicale nella prospettiva del cibo, percezione del proprio corpo, impatto delle relazioni con gli altri. Perché non è pensabile modificare il rapporto col cibo in modo permanente lasciando inalterato tutto il resto.
Il disturbo alimentare rappresenta un sistema disfunzionale in equilibrio, e per modificare questo equilibrio è necessaria grande esperienza, intuito e capacità di adattamento da parte del terapeuta.
Se avete un problema del genere mettetevi nelle mani giuste, è il consiglio migliore che posso darvi.

Dott. Delogu

mercoledì 9 novembre 2016

Aggiornamento data ipnosi regressiva: 29 novembre ore 16:00 via Dante, 16.

Cari lettori e lettrici,
vi informo che la data dell'incontro del seminario sull'ipnosi regressiva è stato anticipato al giorno 29 novembre. L'orario rimane sempre dalle 16 alle 18 e la sede sempre in via Dante, 16.

Ricordo che si tratta di un seminario di tipo esperienziale, che darà ampio spazio a un dibattito, ma prima di tutto a induzioni individuali. La quota di partecipazione è di 20€.
Detto ciò, rendo ufficiale la data del 29 novembre.

Dott. Delogu

venerdì 4 novembre 2016

Nuovo incontro di ipnosi regressiva!

Carissime lettrici e lettori,
volevo informarvi con piacere che il giorno martedì 29 novembre dalle ore 16 alle ore 18 si terrà un incontro di gruppo sul tema dell'ipnosi regressiva. Se avete letto i libri di Brian Weiss conoscerete le potenzialità dell'ipnosi, e questa potrebbe essere una possibilità per tutti voi per conoscermi, per verificare se siete dei buoni soggetti ipnotici, e perché no, avere l'occasione per iniziare una terapia.
L'incontro si terrà a Cagliari in via Dante, 16 presso la sede della LILA che gentilmente ci ospita.
I posti sono limitati, e la quota per poter partecipare è di 20€.
Garantisco molta pratica, poca teoria, insomma tutte le induzioni che possono starci in 2 ore!

Per ulteriori informazioni chiamatemi o scrivetemi.

Dott. Delogu

mercoledì 2 novembre 2016

Quando anch'io ero un paziente...

Care lettrici e lettori,
Il mio lavoro di psicoterapeuta va ben oltre l'aver studiato dei libri. A mio avviso una persona molto ricca interiormente può dare un enorme contributo al risultato terapeutico. Quindi la psicoterapia è anche tecnica, metodo, strategia, ma non può e non deve essere solo questo.  Per questa ragione oggi voglio raccontarvi una storia: vi parlerò di quando all'età di 14 anni venni mandato da mia madre da una psicoterapeuta sua amica. Inizia bene la cosa? No, non inizia bene, per una dinamica che prende il nome di "triangolazione", ma guardate cosa accadde.
La prima seduta mi accolse stringendomi la mano e presentandosi col suo nome. In quell'andito mi chiesi subito se fosse casa sua, e con sollievo stabilii che non era un'abitazione. Ampio studio, libreria bianca piena di libri, scrivania da una parte e 2 sedie in vimini e un tavolino tondo con un abat-jour sopra.  Non mi sedetti mai alla scrivania, il setting aveva uno stile anglosassone con le poltrone tipo salotto.
Andrò al sodo: la persona non mi piaceva e mi metteva a disagio, per non dire in certi momenti proprio in difficoltà. All'inizio mi sorrideva troppo e fuori contesto, con un che di artefatto.
Più in generale la percepivo troppo distante da me, e certe volte avevo la sensazione che non capisse certe mie difficoltà - o meglio non riusciva a entrare proprio nel problema. Tuttavia ebbe delle intuizioni degne di nota, e, nonostante certi atteggiamenti o comportamenti che destarono in me qualche perplessità, influenzò in modo positivo la mia situazione. Sembrerà un paradosso, ma sono certo che sia stato molto più utile il lavoro che faceva a mia insaputa, magari coi miei familiari- di quello che faceva direttamente con me. Non ha cambiato me, ha cambiato la situazione attorno a me coinvolgendo me di riflesso, di questo ne ho la certezza.
Siccome mentre parlavo, la psico passava gran parte del tempo a scrivere su un quadernone, un giorno le chiesi cosa avesse scritto e se potesse farmelo leggere. Ebbene, ricordo che abbozzò una risposta, chiuse di scatto il quaderno e da quel giorno non scrisse più davanti a me, né vidi più quel quaderno giallo.  Perché scrivere di fronte a me per poi nascondermi il contenuto?

La mia non vuole essere un'analisi comparativa di quella terapia o terapeuta, ma mettere in risalto come il grande anello mancante era la relazione. Non mi serviva una persona che mi facesse una lezione sull'empatia, ma una persona che mi capisse e facesse squadra con me, che diventasse il mio "insegnante di chitarra".

Cos'ho imparato da questa esperienza?
Che quando mi chiama una persona la aiuto come se dovessi aiutare mio fratello o mio figlio. Ci penso e la porto con me ogni giorno. Cerco di essere sempre disponibile, e dico sempre a tutti di chiamarmi se hanno bisogno, perché per me è importante sapere che se uno vuole può farlo. Ho capito cosa vuol dire non sentirsi capiti, quali sono le mosse che fanno suonare i campanelli d'allarme negli altri, perché in me hanno suonato.
Ho capito che non far leggere a qualcuno qualcosa che scrivi di fronte a lui, è una pessima cosa da fare, ma non serviva un genio per arrivarci.
E, cosa più importante, ho capito che per essere un buon terapeuta devi aver fatto tante esperienze, per imparare anche dalle cose più semplici -come suonare una nota su un violino- qualcosa che possa aiutare la persona che abbiamo davanti. Questo per me è la psicoterapia.

Dott. Delogu

mercoledì 12 ottobre 2016

Educare col terrore

Ho letto l'ennesima notizia delle maestre immortalate dalle telecamere nascoste mentre compivano i loro infami gesti su bambini dell'asilo nido. Non lo voglio nascondere: la cosa mi ripugna enormemente, come penso darebbe una forte scossa a un qualunque genitore che riconoscerebbe in quel bambinetto del video, picchiato e maltrattato dalla maestra, il proprio figlioletto. 
I tempi sono cambiati, la giurisprudenza è cambiata, e se negli anni 80 la maestra che usava le maniere forti con gli alunni in una nota scuola elementare di Cagliari, veniva presa come esempio di alto insegnamento, oggi, quando finalmente le principali associazioni mondiali di psicologi e psichiatri si sono espresse, sarebbe finita con le manette ai polsi.  
Ma l'Italia è il paese delle contraddizioni, del buonismo, il paese delle banane per farla breve. L'azione di queste maestre fa scalpore per le prime 24 ore, ma superato quel limite di tempo la notizia cade nel dimenticatoio. Le maestre, forse,  vengono licenziate in tronco con un procedimento penale appuntato sulla schiena? Assolutamente no, il procedimento c'è, ma inconsistente per fungere da deterrente, e in molti casi (99,9%) queste maestre vengono sospese per poi essere riammesse all'insegnamento.
Cerchiamo di capirci: dei filmati dimostrano in modo inequivocabile un comportamento violento della maestra nei confronti di bambini di 2 anni, e la maestra viene "sospesa"? Cioè subisce un'interruzione "temporanea"? Una sostanziale presa per i fondelli, considerato che le loro azioni non derivano da una distrazione, uno sbaglio, o un'errata valutazione, bensì da una perdita sistematica del controllo che deriva da fattori strutturali, quindi immodificabili. 
Persone così dovrebbero essere licenziate in tronco ed estromesse definitivamente dal sistema scolastico pubblico e privato, senza se e senza ma, non riammesse in altri istituti dove potranno reiterare prima o poi gli stessi comportamenti -come tristemente accaduto alla maestra della scuola di San Donato milanese, già cacciata da un'altra scuola. 
L'aggravante di questi fatti è che poi le cose si sanno, i filmati vengono trasmessi in tv e le stesse insegnanti magari di tutt'altra regione, dovrebbero essere ben consapevoli delle conseguenze di eventuali comportamenti violenti. Eppure le cose stanno così, o se ne fregano o pensano di essere intoccabili e più furbe delle altre. 
Per stare in tema, ecco un articolo di Gianluca Nicoletti che riflette sui maltrattamenti verso i disabili. Anche lui come me è orientato verso la "tolleranza zero". 
Pensateci, se sorprendeste anche voi una maestra a picchiare vostro figlio, non ci sarebbe forse un richiamo ancestrale di farle passare la voglia tutto d'un colpo? 
Ciao care lettrici e lettori, a presto.

Dott. Delogu

mercoledì 10 agosto 2016

Tutto ciò che nessuno vi ha mai detto sul titolo di "ipnotista"

Ciao a tutti,
l'Italia è un bel paese ma pieno di contraddizioni. Fanno una legge per eliminare la penalità se si recede anticipatamente da un contratto telefonico, e come contromossa le compagnie telefoniche invece del termine "penalità" utilizzano termini differenti, ma di fatto sanzionano ugualmente chi recede anticipatamente dal contratto. Quindi fatta la legge trovato l'inganno.
Canone RAI in bolletta, non appena è saltata fuori la notizia tutti i quotidiani mettevano in risalto il modo per NON pagare il canone in bolletta. In Germania una cosa del genere sarebbe mai successa?
E ovviamente anche la legge sull'utilizzo della parola "ipnosi" non è da meno.
In Italia la parola  ipnosi è sdoganata, cioè chiunque può aprirsi uno studio e mettere su una targhetta  con su scritto "ipnotista".
Ufficialmente egli non può fare psicoterapia, non può fare consulenze psicologiche, ma in pratica non vi è alcuna forma di controllo su ciò che fa nel proprio studio.
Quindi mi sono posto una domanda concreta: come si fa a valutare se una persona, in particolare uno psicoterapeuta,  è competente nel settore ipnosi?
Ho iniziato a valutare diversi fattori:

  •  titolo
  • esperienza 
  • bravura personale

Partendo dal titolo, inizio col dirvi che -purtroppo- qualunque psicologo e psicoterapeuta può fare un corso di 2 giorni che rilasci un attestato di partecipazione, e iniziare a praticare ipnosi nel suo studio sponsorizzando la cosa ai 4 venti.
E' sufficiente un week end per imparare l'uso dell'ipnosi ad ampio raggio?
Come imparare il cinese in una settimana: voto 1.

Master in ipnosi clinica. Generalmente svolti da scuole di specializzazione di psicoterapia, hanno una durata di 1-2 anni. Ce ne sono di più o meno costosi, riconosciuti o meno, etc. Visto il livello infimo che c'è in giro, suggerisco sempre un master riconosciuto. Non rilasciano il titolo di psicoterapeuta, ma danno una formazione buona se si ha voglia di approfondire da sé. Voto X (vedi in seguito).

Scuola di specializzazione in psicoterapia ipnotica. La mia. Durata 4 anni, riconosciuta dal MIUR, conferisce il titolo di psicoterapeuta specializzato in ipnosi ericksoniana. Voto X
Voi direte: perché X? 
Perché il titolo in realtà non dice molto sulla reale preparazione della persona. Le scuole di psicoterapia sono al 99% istituti privati aperti a psicologi e medici, che sopravvivono coi soldi degli iscritti (oltre 3000 € l'anno). Capite bene quindi che cacciare via chi non studia, entro certi limiti chi non frequenta, non porta casi clinici o se li inventa di sana pianta, non è un grosso affare. Fare una selezione dura e su 15 iscritti farne specializzare 5, comporterebbe la chiusura della scuola. Quindi, eccetto quelle scuole che hanno un overbooking di iscrizioni e possono permettersi il lusso di selezionare i candidati, in tutte le altre dove a malapena si raggiunge il numero minimo stabilito dal MIUR, la specializzazione si può ottenere anche facendo il minimo sindacabile. Questa è la verità che non leggerete mai da nessuna parte. Quindi, dicevamo, cosa dovrebbe dirmi il titolo?
E lo stesso vale per qualunque master privato, non lo ottiene solo chi è meritevole ma chi ha i soldi per pagarselo.
In questo caso parlare con la persona interessata dà una chiara percezione sulla sua competenza.

Quindi cari amici lettori, guardate sempre cosa sta dietro il titolo ipnosi, chiedetevi quello specialista come l'ha preso e conoscete la persona per capire se è competente, indipendentemente da chi ve lo consiglia. E riguardo all'attestato di partecipazione preso nel week end.. vabeh...

Dott. Delogu

mercoledì 27 luglio 2016

Manuale di istruzioni per scegliere lo psicoterapeuta giusto per voi.

Care lettrici e lettori,
scegliere uno psicologo non è una cosa proprio immediata. Serve un manuale di istruzioni? Eccolo.
Esistono svariati criteri di scelta, alcuni validi altri meno. Vediamoli insieme.

  1. Ricerca su internet. E' facilissimo trovare il primo risultato che capita su internet alla voce psicologo Cagliari - perché basta pagare per avere il proprio nominativo sponsorizzato e messo bene in evidenza da Google. Peccato che non sia predittivo della qualità della prestazione e del risultato terapeutico. Un pessimo psicoterapeuta può investire 1.000€ per essere in cima alle liste dei siti-vetrina e sponsorizzato dai motori di ricerca. Efficacia terapeutica ed efficacia nel marketing non sono la stessa cosa. Se non altro chi usa questo mezzo di sponsorizzazione non può barare sulle proprie credenziali, ma non è detto che chi si sponsorizza bene sia anche bravo. Esistono criteri migliori di scelta. Attendibilità: 3. 
  2. Medico di base. Se non sappiamo chi scegliere una possibilità è di chiedere al proprio medico curante, il quale darà un nominativo. Qui si apre un dibattito non da poco: come fa quel medico a sapere che quel professionista che ha consigliato è bravo? Per sentito dire? Perché l'ha provato sulla sua pelle? Ha avuto dei feedback dai pazienti di questo? Perché è uno simpatico?  O semplicemente gira i pazienti alla sua nipote psicologa? A meno di non chiederlo direttamente, sempre che ci dicano la verità, non lo sapremo mai. Attendibilità 3. 
  3. Amici. Il discorso non cambia molto dal medico di base, l'amica psicologa di un nostro amico può essere una buona amica ma una pessima psicologa. Come può essere invece che una semplice conoscente sia una psicologa stellare, ma non lo sappiamo. Anche in questo caso l'amicizia non è predittiva dell'efficacia della terapia. Attendibilità: 0.
  4. Pazienti o ex pazienti di quel terapeuta. Chi è stato in terapia da uno psicoterapeuta sa come lavora, come ragiona, come affronta i problemi e se li risolve o meno. Come testare nel tempo un ristorante e riscontrare sempre un'alta qualità.  E' pur vero che la cucina giapponese può non piacere a tutti, ma in linea di massima le esperienze dirette sono un must. Attendibilità: 8. 
  5. Vicinanza geografica. So di svariate persone che scelgono il terapeuta "più vicino a casa", senza stare a guardare altri parametri. Perché prendere l'auto è una scocciatura, perché farsi km richiede tempo e benzina, perché prendere i mezzi è scomodo. Quindi si mettono nelle mani -letteralmente- di chi càpita, senza sapere nulla sull'orientamento di psicoterapia, le specializzazioni, le pubblicazioni, e di che pasta è fatto. Naturalmente la predittività della bravura del terapeuta in relazione alla vicinanza geografica è pari a 0. 
  6. Tariffa. Ci sono molte persone che bazzicano nelle vetrine dei siti raccogli-psicologi, che basano la loro scelta unicamente sul prezzo (non essendoci altri paramenti valutabili dal sito). Quindi scrivono una mail e con un copia-incolla la spediscono a 5 psicologi diversi. Quindi fanno un confronto tra i "preventivi" -un giorno un tizio mi scrisse "vorrei un preventivo", e mi sentii un po' meccanico che risponde dall'officina. E va beh.  Chi prende meno, forse, viene scelto. Chi dà la risposta più convincente, forse viene scelto. O forse non viene scelto nessuno perché il problema non è così urgente da mettersi in moto per cercare referenze, schiodarsi da internet e fare una telefonata e investire una certa quantità di soldi. Scegliere uno psicoterapeuta secondo una priorità economica è un'errore da non commettere mai. Affidereste i vostri denti a un dentista basandovi solo sul fatto che ha i prezzi più bassi della città? E se dietro quel prezzo ci fosse inesperienza, materiali di scarsa qualità, e in definitiva un lavoro fatto malamente? Se ci fosse il fatto di cavarsela con le otturazioni facili ma incasinarsi con le cose più complicate? La differenza può essere tra mettere 3 punti per l'estrazione di un molare fatto da un dentista esperto contro 9 punti dal dentista low cost, che si traduce in decorso post-operatorio più lungo, dolori maggiori, rischi di complicanze e, passatemi il tecnicismo, smadonnamenti a bizzeffe per settimane con antibiotici. Affidarsi alla tariffa minore espone al rischio di pagare un prezzo più caro in seguito. Poi chiedetevi: perché mai chi è bravo ed esperto sul serio dovrebbe offrire la propria professionalità alla stessa tariffa di un neo laureato che ha aperto lo studio da 1 mese? La differenza di  prezzo molto spesso significa competenza, bravura, capacità oggettive, e qualità ambientale migliore. Per esempio, per scelta accolgo i miei pazienti in un'ampia stanza col parquet, vista su monte Urpinu, scrivania in vetro temprato ad arco, chaise longue in pelle etc. etc. So di una collega che riceve le persone con le sedie prese dalla cucina, e chi fa accomodare le persone su un divano sporco. E' un dettaglio secondario, ma chi mi ha riferito queste cose, le ha notate (e vi dico per esperienza che difficilmente in uno studio molto trasandato lavorerà un terapeuta preparatissimo che fa miracoli, allo stesso modo in cui uno studio dentistico sporco non sarà mai di un astro nascente dell'odontoiatria). Ad ogni modo, nel caso in cui oggettive difficoltà impedissero di pagare la tariffa del terapeuta esperto, meglio parlarne chiaramente col terapeuta e trovare un compromesso, piuttosto che scegliere il "preventivo" più basso e buttarsi alla cieca. Questo ha a che vedere con la motivazione della terapia? Al 100%. Attendibilità della scelta sulla tariffa: 7, è molto improbabile che chi prende poco sia molto bravo.
  7. Letture di materiale prodotto dal terapeuta. La cosa va da sé, lo scrittore, blogger, youtuber trasferisce nel suo prodotto una parte di sè. E' quasi automatico trasferire il piacere di una lettura alla conversazione dal vivo con lo scrittore. Attendibilità: 9
  8. Risposta del terapeuta per email. E' l'unico criterio (insufficiente) che utilizzano i fruitori dei siti raccogli-psicologi. Se la risposta è convincente, allora (forse) si chiama e si fissa un appuntamento. Perché c'è anche chi chiede un appuntamento per email (...). Conoscete Massimo Gramellini? E' il vicedirettore de "La Stampa", giornalista e scrittore. Ogni giorno scrive un trafiletto in prima pagina intitolato "il Buongiorno", nel quale scrive proprie riflessioni e commenti sull'attualità. Nel sito della stampa è possibile leggere i commenti dei lettori ai suoi articoli. Se un giornalista e scrittore esperto come lui non riesce minimamente a creare un'unanimità di consensi, ma un pluralismo di opinioni contrastanti, come può fare uno psicoterapeuta a scrivere una risposta che sia sempre convincente senza sapere chi ci sia dall'altra parte? Attendibilità della bravura del terapeuta: 4.  
  9. Telefonata al terapeuta. E' il primo impatto, nel quale si capiscono molte cose. Meglio della risposta per mail, ci dà la possibilità di capire se un terapeuta è disponibile, se ha voglia di ascoltarci, se è cordiale o distaccato -cosa per mail non proprio immediata da capire. Attendibilità: 6
  10. Prima seduta dallo psicoterapeuta. E' la cosa più diretta da fare per capire con chi abbiamo a che fare. Non ci troviamo a proprio agio? Si cambia terapeuta. Ricordo un ragazzo che prima di fare una prima seduta con me, la fece con altri 4 colleghi. Tra i 5 scelse me, cosa di cui fui enormemente orgoglioso. In meno di 10 sedute risolse il suo problema. Mi chiedo come sarebbero andate le cose se avesse proseguito la terapia con uno degli altri. Una possibilità è che avrebbe potuto raggiungere lo stesso risultato con strumenti diversi, probabilmente in tempi più lunghi, o non raggiungerlo per niente. Per molti terapeuti il tempo non ha importanza, ma per molte persone metterci 2 mesi o 2 anni fa un'enorme differenza da un punto di vista del bilancio familiare.  Attendibilità: 10.
  11. Orientamento della psicoterapia. La questione è complessa, e ne abbiamo già parlato, Esistono molte forme di psicoterapia, tutte quante affermano di risolvere le stesse cose, per cui capirci qualcosa è un caos. Ciascuna forma di psicoterapia ha i propri limiti (es: nella terapia breve strategica ci sono persone che non seguono il protocollo, nella terapia cognitivo-comportamentale ci sono persone che non riescono a schematizzare la realtà in un abc, nell'ipnosi esistono un 10% di soggetti scarsamente ipnotizzabili, nella terapia familiare ci sono le famiglie che non collaborano, nella terapia cognitiva costruttivista post-razionalista ci sono persone che non riescono a entrare nella complessità del meccanismo troppo cervellotico etc. etc). Per ovviare a questi limiti, la soluzione è di trovare una persona specializzata in diverse forme di psicoterapia, sulla falsariga dei colleghi inglesi, e farsi spiegare come intende risolvere il problema. Se la risposta è chiara e convincente, signori miei, siete a cavallo.  Attendibilità:  7. Ricordate che la bravura di un terapeuta è costituita da un mix di:
  • qualità personali del terapeuta, 
  • perfetta conoscenza dell'orientamento, 
  • esperienza clinica, intuito terapeutico, 
  • capacità di adattare la terapia su misura del paziente. 
Basta che manchi uno solo di questi fattori perché la terapia NON vada a buon fine.
Ho scritto questo post pensando a tutte quelle persone che mi scrivono "Salve, vorrei sapere quanto costano le sedute", senza nemmeno firmarsi .
Spero, anche se ne dubito, che qualcosa cambi nel loro pensare.

Dott. Delogu


martedì 12 luglio 2016

Gruppo di ipnosi 14/07/2016 ore 16:00

Care lettrici e lettori,
desiderate vedere dal vivo una seduta di ipnosi? Vi piacerebbe sperimentarla su di voi al fine conoscitivo o terapeutico? Avete delle domande o curiosità alle quali razionalmente non sapete dare una risposta definitiva? Volete dimagrire, smetter di fumare, superare una fobia o un trauma?
Nell'incontro tematico/esperienziale sull'ipnosi che si terrà dopodomani giovedì 14 luglio 2016 alle ore 16:00 in via Dante, 16 Cagliari, avrete le risposte alle vostre domande, le soluzioni ai vostri problemi, vivrete senza dubbio una serata diversa dal solito nella quale sarà possibile fare delle riflessioni profonde, e delle ricerche dentro voi stessi.
Metterò a vostra disposizione la mia decennale esperienza per raggiungere i vostri obiettivi.
L'incontro prevede una durata di 2h e un costo, veramente alla portata di tutti, di 20€ per partecipante.
Parleremo di tante cose, faremo molta pratica, ma il filo conduttore della serata sarà sempre l'ipnosi.

Chiunque sia interessato è pregato di segnalarmi la sua presenza contattandomi al 3473095315 indicando nome e cognome, o inviandomi una mail

Per ora è tutto, spero accorriate numerosi e appassionati del tema almeno quanto lo sono io.

A presto.

Dott. Delogu

lunedì 4 luglio 2016

Liberare la mente dai pensieri disturbanti

Care lettrici e lettori,
capita a tutti di avere ogni tanto dei pensieri ricorrenti disturbanti, che ci impediscono in certi momenti di concentrarci. Lavoro, salute, affetti, preoccupazioni inerenti i nostri cari. Indipendentemente dall'origine è possibile fare in modo che questi pensieri non si presentino più come prima, o spariscano del tutto. Ma per fare questo bisogna essere agguerriti, con una volontà d'acciaio per combattere il pensiero con le giuste armi. Giusto per intenderci, non è che si combatte il pensiero di cosa sta combinando la figlia adolescente, controllando abusivamente il suo telefonino o il profilo facebook in cerca di prove compromettenti, perché questi comportamenti alimenteranno il pensiero invece che disattivarlo. Perché in presenza o assenza di prove relative al comportamento della figlia, il pensiero continuerà, spingendoci a continuare a cercare altre prove, in un ciclo senza fine. Un'ossessione, in pratica.
Mi capitò tra le mani la lettera di una figlia nella quale vi era descritta l'ossessione della propria madre che non accettava il fatto che lei (ampiamente maggiorenne) scegliesse una dieta vegetariana. La preoccupazione e l'ansia di quella madre raggiunsero livelli tali che arrivò a picchiare la figlia perché si era rifiutata di mangiare la carne che la madre aveva cucinato.
Ora, poniamo che una luce divina avesse illuminato quella sventurata madre dandole la consapevolezza del proprio disagio. Cosa avrebbe potuto fare, costei,  per contrastare i propri pensieri?

1) entrare nell'ottica che i propri pensieri sono sbagliati. Quindi si riconosce che è un bug della nostra mente dal quale non riusciamo a liberarci. Chi pensa che tutti gli uomini o tutte le donne sono in un certo modo ha quel tipo di bug, giusto per intenderci. In assenza di questa consapevolezza, la persona continuerà imperterrita a conseguire l'obiettivo di "evangelizzazione" o controllo dell'altro o del proprio corpo.
2) iniziare a mangiare solo vegetariano. E' un tipo di compito paradossale, che se portato avanti per il tempo necessario, farà cambiare prospettiva verso ciò che ci dà fastidio. Qualcuno in casa spreme il tubetto del dentifricio dal centro e non dalla coda? La cosa ci fa imbestialire? Ottimo. Riconosciamo che è una nostra paranoia inutile che creerà solo tensioni nei rapporti? Bene. Iniziamo da stasera a spremere il dentifricio dal centro, andando contro i nostri principi, finché non smetterà di darci fastidio. Provare per credere.
Quando spiegai questo in un gruppo non terapeutico, tutti risero ma nessuno -ripeto nessuno- andò poi ad applicare la cosa. Siate voi meno ignavi di quelli: rimboccatevi le maniche e agite portate avanti i compiti paradossali. Non farlo significa solo una cosa: che non volete cambiare.
Non bisogna dare tregua ai pensieri, perché questi non avranno mai pietà di noi.
Per la cronaca, oggi per me premere il dentifricio dal centro o dal fondo è identico (ed ero di quelli bacchettoni del partito "solo dalla coda!" e ben stirato). In pratica non me ne frega niente.

3) associare al pensiero una sensazione abbastanza spiacevole. Se ci pensate, la mente funziona per associazioni. Le madeleine di Proust ne sono un esempio, il deja vu né rende ancor più l'idea. La mente associa dati sensoriali ad altre cose, come le emozioni. Ma cosa succede se associamo un pensiero intrusivo a un qualcosa di pazzesco come la puntura di uno spillo? Ve lo dico io: la mente per un discorso di autoconservazione bloccherà l'accesso del pensiero alla parte razionale, per evitare il male peggiore. Unico vincolo: ogni volta che si presenta un pensiero, bisogna immediatamente produrre il comportamento spiacevole (più spiacevole del pensiero, ovvio).
Il mio non è un invito all'autolesionismo, ma un esempio per farvi capire come funziona il meccanismo. In ipnosi è molto facile abbinare pensieri disfunzionali (come andare ad aprire il frigo dopo cena) con un altro pensiero altamente negativo. Funziona, ed è il primo passo per avere il controllo della propria mente.

Per ora è tutto. Direi che avete abbastanza sul quale lavorare per iniziare a governare i vostri pensieri.
Detto ciò, l'unico modo per scacciare un pensiero è l'azione.
Ora tocca a voi.

Dott. Delogu

martedì 21 giugno 2016

Persone inaffidabili

Care lettrici e lettori,
l'affidabilità è una moneta rarissima. Sulla carta siamo tutti affidabili, ma nei fatti le cose cambiano. La persona affidabile è capace di farsi carico di un impegno senza avere necessariamente un tornaconto personale. E' capace di mantenere l'impegno senza avallare infinite scuse se non lo si è portato a termine nel modo migliore.
La persona affidabile riconosce i propri errori, e laddove essi siano causa di un disguido, trova un rimedio, e compie una scelta determinata di non ripetere lo stesso sbaglio. La persona affidabile lo è nel sì come nel no, è coerente nella sua decisione.
Per contro la persona inaffidabile dice sì per compiacenza formale, ma nei fatti mette al primo posto se stessa, ignorando le  esigenze degli altri. L'inaffidabile è la massima espressione di assenza di empatia, di egocentrismo anaffettivo.
Voglio raccontarvi una storia.
Mi contatta una conoscenza con la quale avevo avuto a che fare in passato. A questa persona do la mia piena disponibilità per aiutarla. Fissiamo un incontro che viene spostato per sue esigenze un paio di volte. Faccio il favore di vederla direttamente in ambulatorio (pur non potendolo fare legalmente) per non disdire ulteriormente l'appuntamento. La persona in questione non si presenta all'orario prefissato, ma con oltre mezz'ora di ritardo. Ricordo che dovetti uscire io dall'ospedale per andare a prenderla perché non aveva capito dov'era il reparto. E già questo rasenta la stupidità (del sottoscritto).
Quale dovrebbe essere la morale di questa storia?
Se da un lato esistono persone che approfittano della disponibilità degli altri (o di fatto se ne fregano e fanno come gli pare), dall'altro è altrettanto vero che ci sono persone che svendono la loro disponibilità.
Diciamocelo: la persona affidabile che lo è indiscriminatamente con chiunque è un cretino totale.
La fiducia non si compra coi soldi, ma la si conquista a caro prezzo. E se la si perde, è difficilissimo -a volte impossibile- riottenerla.
Le persone inaffidabili sono incorreggibili, ma qualcosa si può fare in proposito.
Per chi dice "non ti fai mai sentire", chi dice "dài, sentiamoci, mi fa piacere", senza compiere nessuna azione in tal senso, la medicina è la seguente: porre la regola del "chiamami domani alle ore x".
La persona non chiamerà perché, appunto, inattendibile, e, credetemi, si fa prima a cancellare il numero dalla nostra rubrica.
E' un gesto misericordioso verso noi stessi che dovremmo fare più spesso.

Dott. Delogu

mercoledì 15 giugno 2016

Incontro di gruppo ipnosi regressiva a Cagliari

Care lettrici e lettori,
desidero informarvi che  il giorno giovedì 16/06/2016  nel quale discuteremo e soprattutto sperimenteremo in vivo le modalità che sono oggetto dei libri di Brian Weiss - regressione alle vite passate.
L'incontro è di tipo esplicitamente esperienziale, quindi ciascuno di voi potrà vivere l'esperienza dell'ipnosi regressiva dopo aver indicato un obiettivo personale da raggiungere. La quota d'ingresso è di 20€.
Sede: via Dante, 16 Cagliari, presso la sede della LILA - lega italiana per la lotta contro l'AIDS. 
Prenotazione obbligatoria. 

Vi attendo.

Dott. Delogu

giovedì 9 giugno 2016

Le sigarette a 18€: ecco perché non funziona.

Le dipendenze sono un mio cavallo di battaglia, le conosco, le combatto, conosco i meccanismi e le singolarità delle reazioni psicologiche. Ho avuto a che fare con persone poli-tossicodipendenti, con alle spalle storie difficili legate alle loro dipendenze. Che sia gioco d'azzardo, alcol, ero, crack, coca, cannabis, cambia solo il livello di abbrutimento, i compromessi ai quali si è disposti a scendere per avere quella sostanza. La proposta di alzare a 18€ il pacchetto di sigarette mi ha ovviamente colpito, come mi hanno colpito i commenti contrastanti del popolo della rete.
Ma supponiamo per un attimo che questa proposta diventi legge, cosa accadrebbe?
Per rispondere partiamo dal presupposto che i fumatori non sono tutti uguali: c'è chi smette da solo, chi riesce dopo innumerevoli tentativi, chi dopo un viaggio, chi -come il sottoscritto- sudando le 7 camicie, chi smette e riprende a ciclo continuo, e chi non ci riesce proprio e probabilmente non riuscirà mai.
Quest'ampia variabilità individuale dipende da molteplici fattori, come il significato che proiettiamo a livello inconscio sulla sigaretta. Ho conosciuto persone che inconsciamente si punivano per un grave senso di colpa; razionalmente non ne percepivano il nesso, ma non si spiegavano come mai con la loro volontà riuscissero in tutto tranne che nello smettere di fumare. Ho visto legami indissolubili con fumo, che andavano bel oltre l'atto di respirare il fumo prodotto da foglie secche sminuzzate. In un post precedente li ho chiamati fumatori compulsivi, per i quali la sigaretta è un sintomo, come il cibo per le bulimiche.
Aumentare in questo modo il costo delle sigarette potrebbe renderle ancora più preziose agli occhi delle nuove leve che iniziano a fumare nei bagni della scuola. Di quel passo i pacchetti si vedrebbero sempre meno, lasciando spazio a forme alternative come il tabacco in busta e le cartine. Il pacchetto lussuoso  diventerebbe uno status simbol della classe agiata, e senza andare molto lontano negli anni, certe persone "altolocate" non fumavano forse di default le marlboro light? Fumare le MS era da sfigati. Qual'era l'adolescente che fumava le MS Italia?
A maggior ragione fumare un pacchetto da 18€ sarà da fighi, arrotolarsi il tabacco da morti di fame.
La sigaretta marcherà i confini tra le classi sociali, perché distinguerà chi se lo può permettere da chi non può.
Fuori dai grandi giri giovanili, se la proposta dei 18€ passasse, i fumatori ricorrerebbero alla sigaretta elettronica, al tabacco, e ovviamente alle sigarette di contrabbando, reiterando un comportamento già avuto in passato. D'altronde chi non ricorda quei terribili 16 giorni di sciopero dei tabaccai del lontano 1992?  Cosa pensate che fecero le persone quando esaurirono le ultime scorte?
Per rinfrescarvi la memoria leggete questo reperto di archivio 
Quindi, cari lettori, l'essere umano si adatta facilmente alle nuove situazioni per portare avanti la sua dipendenza, e a meno che non scelga egli in primis di smettere, non esiste modo per fargli cambiare idea, a meno di non cambiare l'ambiente sociale e indurlo quindi a un nuovo cambiamento.

Dott. Delogu


giovedì 26 maggio 2016

I limiti dell'ipnosi

Care lettrici e lettori,
con l'ipnosi si possono fare in tempi molto ridotti cose difficilmente realizzabili con altre forme di terapia a parità di tempo. E' possibile sovrascrivere un ricordo del passato, desensibilizzarsi dai sensi di colpa o da una paura, riprendere fiducia in se stessi, smettere di fumare, dimagrire, etc.
Ma l'ipnosi ha anche una serie di limitazioni, dato che non è una panacea per tutti i mali. E capite bene che per me sarebbe molto facile spacciare l'ipnosi come un rimedio miracoloso capace di curare qualsiasi malattia, ma quella è la strada che percorrono i ciarlatani, non chi è iscritto a un ordine nazionale e segue un codice deontologico (degli psicologi, nel mio caso) che garantisce trattamenti sanitari basati sull'evidenza scientifica.
Il primo  limite  dell'ipnosi, va da sé, ha a che vedere con l'ipotizzabilità del soggetto. Buoni soggetti ipnotici avranno importanti risultati terapeutici a tempo record, mentre per gli scarsi soggetti ipnotici, o persone refrattarie all'ipnosi, che non riescono a visualizzare principalmente, esistono certamente altre strategie per poterle aiutare, ma non l'ipnosi. Tutte queste informazioni le si verifica nella prima seduta.
Il secondo limite riguarda l'obiettivo della terapia. Ci sono dei limiti medici invalicabili, che piaccia o no. Ci sono persone con lesioni al midollo di entità tale che non potranno mai più camminare. E questa non è una scelta ideologica, è un dato di fatto. Se tagli o sfilacci un filo elettrico, la corrente non passa più e l'interruttore non funziona. Lesioni di tale entità sono irreversibili, e premetto che a me piacerebbe molto che fosse possibile fare miracoli ipnotici alla "alzati e cammina", ma fare braccio di ferro con limiti anatomici è una causa persa, come pensare di potersi arrampicare sui muri come Spyderman.
L'ipnosi -per quanto strumento potente- non può rendere reversibile qualcosa che è causato da un danno strutturale immodificabile. Altrimenti, senza fare troppi giri di parole, il mio paziente di 16 anni con un tumore al 4° stadio sarebbe vivo e guarito invece che morto col corpo invaso dai tumori, non credete?.
Qualcuno avrà da ridire che "nego la vera essenza dell'ipnosi" e menate varie. Ma checchè ne dica qualche autore, che "con la mente si può tutto", la replica immediata è che affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Neppure i successi dell'ipnosi per casi "semplici" come la psoriasi costituiscono prove straordinarie, tant'è che le ricerche effettuate hanno ottenuto risultati discordanti (e parliamo di una malattia autoimmune). Prove incontrovertibili che l'ipnosi faccia sparire la psoriasi, al momento non esistono. Esiste qualche caso, bilanciato da altri ricercatori che hanno provato a replicare l'esperimento senza riuscirci. Allora è l'ipnosi che funziona, o quel particolare terapeuta-sperimentatore?
Basterebbe 1 caso documentato e dimostrabile di lesione spinale trattata e guarita con l'ipnosi, da creare uno sconquasso a livello scientifico. Ma questo non è mai accaduto, e non perché l'ipnosi non funzioni, ma perché certi limiti anatomici non sono superabili.
Allora se vogliamo credere che l'ipnosi guarisce il cancro e qualsiasi altra malattia come la SLA, e la medicina ufficiale è il mastermind dietro il quale agiscono complotti di multinazionali e case farmaceutiche, allora questo credo è una fede, ma tutto ciò non ha niente da spartire con la disciplina dell'ipnosi come psicoterapia.
Credere per fede a qualcosa non significa che questo qualcosa esista, significa solo che riponiamo in esso una fede cieca e acritica. Chi, come me, fa lo psicoterapeuta e usa l'ipnosi come forma di psicoterapia, deve attenersi a rigore scientifico quando si parla di psicoterapia.
Altrimenti saremmo sciamani, sacerdoti, guru, santoni, non psicologi, medici e psicoterapeuti.

Dott. Delogu

mercoledì 4 maggio 2016

Aggiornamento seminario del 25 maggio: dimagrire con l'ipnosi

A tutte le persone interessate a dimagrire, e in particolare a dimagrire con l'ipnosi: la sede del seminario gratuito per via dei numerosi iscritti verrà trasferita in via Dante, 16 a Cagliari, presso la sede della LILA - lega italiana per la lotta contro l'AIDS. L'orario sarà sempre dalle 16 alle 18. 
Prenotazione obbligatoria (al 3473095315 o g.delogu@me.com) , rimangono ancora posti disponibili.

Obiettivo: dimagrire, a qualunque costo.
Per chi non fosse presente alle date del 5 e 6, ci vediamo il 25.

Dott. Delogu

giovedì 14 aprile 2016

Ipnosi a Cagliari: eventi di maggio

Care lettrici e lettori,
per chi non avesse letto ci sono 3 eventi importanti a Cagliari che riguardano:


  • INTRODUZIONE ALL'IPNOSI: DALL'IPNOSI CLINICA ALL'IPNOSI REGRESSIVA - giovedì 5 maggio ore 16 (evento gratuito)
  • L'IPNOSI REGRESSIVA DI BRIAN WEISS venerdì 6 maggio ore 16.00 (20€ a partecipante)
  • DIMAGRIRE CON L'IPNOSI mercoledì 25 maggio ore 16.00 (evento gratuito)
INTRODUZIONE ALL'IPNOSI: DALL'IPNOSI CLINICA ALL'IPNOSI REGRESSIVA - giovedì 5 maggio ore 16 (evento gratuito)
In questo evento, a titolo gratuito, avrete modo di assistere a una rassegna all'ipnosi:  miti e misteri, aspetti scientifici, clinici e aspetti controversi. "The dark side of hypnosis", come lo chiamò il prof. Giuseppe De Benedittis, a cui va tutta la mia stima. In questo evento mostrerò il processo ipnotico nella sua interezza, e spiegato ampiamente gli aspetti clinici e applicativi dei vari tipi di ipnosi, inclusa l'ipnosi regressiva. Il taglio del seminario sarà prevalentemente di tipo teorico.
Sede: via Tuveri, 72 Cagliari. Citofono Dott. Delogu.  Aggiornamento:  sede Via Dante, 16.
Posti disponibili.


L'IPNOSI REGRESSIVA DI BRIAN WEISS venerdì 6 maggio ore 16.00 (20€ a partecipante)
Nel secondo evento, che esula dall'aspetto scientifico, si terrà l'incontro mensile del gruppo di ipnosi regressiva, nel quale discuteremo e soprattutto sperimenteremo in vivo le modalità che sono oggetto dei libri di Brian Weiss - regressione alle vite passate.
L'incontro è di tipo esplicitamente esperienziale, quindi ciascuno di voi potrà vivere l'esperienza dell'ipnosi regressiva dopo aver indicato un obiettivo personale da raggiungere. La quota d'ingresso è di 20€.
Sede: via Dante, 16 Cagliari, presso la sede della LILA - lega italiana per la lotta contro l'AIDS. 
Prenotazione obbligatoria. 


DIMAGRIRE CON L'IPNOSI mercoledì 25 maggio ore 16.00 (evento gratuito)
In questo evento, a titolo gratuito, parlerò dell'uso dell'ipnosi per dimagrire. Rivolto a tutte quelle persone che hanno una dieta, si mettono d'impegno per seguirla, ma nonostante l'impegno e la buona volontà non riescono a stare dietro alla dieta, e a perdere peso. Abbuffate notturne, o assaggi saltuari, costituiscono una tentazione irresistibile per molte persone. Con l'ipnosi è possibile ottenere il contrario: far sentire una persona soddisfatta mangiando poco e bene.
Verranno spiegate dinamiche, casi clinici e si farà un'esercitazione pratica.
Sede: via Tuveri, 72 Cagliari. Citofono Dott. Delogu. 
Aggiornamento sede: via Dante, 16 Cagliari, presso la sede della LILA - lega italiana per la lotta contro l'AIDS. 

Prenotazione obbligatoria. 



Dott. Delogu
Per prenotarsi:
g.delogu@me.com
3473095315

giovedì 7 aprile 2016

Evento: maggio 2016 insieme agli psicologi a Cagliari

E' con grande piacere che invito tutti voi agli eventi gratuiti che si svolgeranno nel mese di maggio.
Prenotazione obbligatoria, posti limitati.
Allego la locandina.


lunedì 4 aprile 2016

Ipnosi regressiva a Cagliari: nuovo incontro il 6 maggio!

Care lettrici e lettori,
vi informo con molto anticipo che l'incontro di gruppo sull'ipnosi regressiva a Cagliari si terrà in data 6 maggio dalle 16 alle 18 in via Dante, 16 presso la sede della LILA.
Proverete su di voi, chiunque voglia, l'ipnosi regressiva. Chiunque abbia letto i libri di Brian Weiss sa di cosa parlo, e quali sono le potenzialità. Chi non ha letto i libri scoprirà una serata certamente diversa dal solito, nella quale potrà vedere il processo ipnotico nella sua interezza, e porre qualunque tipo di domanda sul tema.

Mandatemi pure una mail a g.delogu@me.com per prenotarvi. La quota di partecipazione è di 20€.
L'incontro è aperto a tutti

Dott. Delogu


martedì 29 marzo 2016

Incontro gruppo di ipnosi

Carissimi,
con piacere, e scusandomi del ritardo, vi confermo che domani, 31/03/2016 dalle ore 16 alle 18 presso la sede della LILA lega italiana per la lotta contro l'AIDS, via Dante, 16 (CA), si terrà a Cagliari l'incontro mensile aperto a tutti del gruppo di ipnosi regressiva.

Vi allego la locandina (cliccateci sopra), nella quale troverete tutti i dettagli.
Per domande aggiuntive, chiamatemi pure.

Dott. Delogu 3473095315

domenica 13 marzo 2016

Ipnosi e bullismo: rapida soluzione, a poche condizioni

Care lettrici e lettori,
nel precedente post ho parlato delle dinamiche di branco del bullismo, indicando a mio avviso la strada verso la quale si può trovare una soluzione rapida ed efficace. Ora parleremo dei mezzi e dispiegherò perché l'ipnosi va considerata un mezzo all'avanguardia rispetto ad altre strategie, pur con dei distinguo:

1) con l'ipnosi è possibile accedere alla parte inconscia della persona, quella istintuale. E' chiaro che se un bullo prende a calci un compagno per puro divertimento, non entra in gioco una componente razionale bensì di puro istinto. Creando un braccio di ferro tra razionalità e inconscio si genera un conflitto che vede l'inconscio, in ultima istanza, vincitore. Un esempio sono gli attacchi di panico. Le persone che ne soffrono sanno benissimo che non c'è motivo di avere ansia a una curva o dentro un ascensore, eppure quell'altra parte della mente prevale sulla logica e fa emergere il sintomo. Questo per dirvi che lavorare solo sul campo razionale non leva il desiderio di prendersela col compagno preso di mira, che verrà invece soddisfatto in modi invisibili e subdoli.

2) Gli adolescenti sono degli ottimi soggetti ipnotici, considerato che il livello di suscettibilità ipnotica decresce con l'età.

3) è necessaria la piena collaborazione della persona. Questo potrebbe (ma non è detto) essere più facile per chi è vittima, ma potrebbe essere molto meno scontato per il bullo, perché il comportamento del bullo è egosintonico, cioè è disfunzionale ma non fa stare male. A differenza della depressione, egositonica, che fa stare malissimo, chi sottomette gli altri sta bene ed è rinforzato dal farlo.
Questo è il motivo per il quale parlo in termini teorici, di fatto un bullo non andrà mai in terapia a meno di minacciarlo di mandarlo in prigione, e in ogni caso una motivazione ricattatoria esterna di questo genere sarebbe un pessimo invio.
Spiegazione per chi non è psicoterapeuta:
buon invio = la persona che è consapevole di avere un problema, vuole superarlo e chiama per un appuntamento.
invio sporco: la madre che segretamente chiama il terapeuta per raccontare i fatti della figlia, senza che quest'ultima ne sia al corrente, e fissa per lei un appuntamento dicendole che la accompagna "dal medico".

Ma poniamo che il bullo o i bulli in questione, fulminati sulla via di Damasco, riconoscano di avere un problema di sadismo e piacere nel sopraffare chi avvertono più debole. Cosa può fare l'ipnosi?
Tecnicamente una possibilità tra le tante è di usare la distorsione temporale per farlo accedere alle tante situazioni nelle quali egli è stato persecutore e metterlo al posto delle vittime.
Il problema dei bulli è che hanno una scarsissima empatia, sono molto concentrati sul loro Io e le loro pulsioni. Costringerli con una tecnica immaginativa a stare in una situazione per loro scomoda nel corpo di una vittima, e vedere coi loro occhi il persecutore che altri non è che la proiezione di se stessi, colma quel gap di empatia. E una volta in classe, rivedendo quel compagno, sapranno già in anticipo cosa prova, perché l'hanno vissuto sulla propria pelle.

Altra via, tra le tante, è quella di usare l'ipnosi regressiva per capire da dove arriva quel bisogno e quel piacere di sottomettere qualcuno. Ciò che potrebbe emergere potrebbe trasformare completamente i pensieri, gli atteggiamenti e il comportamento del bullo, modificando la percezione di sé. Si modifica con una regressione guidata, non importa quanto indietro nel tempo si vada, la radice delle pulsioni, alterandone il corso nel presente.
Un percorso del genere, posto che si abbia a che fare con un buon soggetto ipnotico e la piena consapevolezza di avere un problema e di volerlo superare, può significativamente cambiare una persona.
Pensateci: le esperienze mistiche non cambiano forse le persone? Paolo Brosio non ha forse modificato radicalmente il suo stile di vita e la percezione di sé e del mondo, a seguito di esperienze che hanno modificato le sue credenze di base?

A questo punto mi corre l'obbligo di una precisazione: l'ipnosi di cui parlo io (psicoterapia ipnotica) non ha nulla a che spartire con le esperienze mistiche e le credenze religiose, trattandosi appunto di una forma di psicoterapia. E' interessante notare però che certi percorsi, pur con connotati differenti, seguono strade simili.

Su come trasformare la vittima in guerriero in modo semplice e rapido, ne parleremo alla prossima puntata.

Dott. Delogu

giovedì 10 marzo 2016

Bullismo: impariamo dai Piranha.

Care lettrici e cari lettori,
le dinamiche del bullismo sono state studiate da numerosi psicologi apportando le descrizioni del fenomeno più variegate quanto dettagliate. Nulla da eccepire. Trovo però significativo il fatto che nonostante innumerevoli libri scritti, ancora il fenomeno esista. Un po' perché l'uomo nel brano si trasforma e fa delle cose che da solo non farebbe mai; un po' perché l'istituzione scuola tende sempre a insabbiare ciò che accade al suo interno etichettando certe cose come "ragazzate", e infine perché chi sta fuori dal gruppo classe ha di meglio a cui pensare rispetto a un ragazzino che viene preso in giro o preso a calci dai compagni per divertimento, in particolare se quel ragazzino non è figlio suo.
Insomma, meno se ne parla meglio è, la cosa poco importa e non interessa a nessuno se non a chi ci è passato direttamente o indirettamente.
Le soluzioni che propongono i colleghi psicologi sono perbeniste e politicamente corrette: intervenire sul gruppo classe, coinvolgere gli insegnanti, i genitori, agire sulla comunicazione. Cose che funzionerebbero se il bullo è solo, non particolarmente minaccioso e si riesce ad arginarlo mettendogli una classe contro pronta a fare la spia. Ma che fare se chi agisce è aggressivo e circondato da altri 4 o 5 come lui? Cioè se 1/3 della classe è coesa nella caccia grossa a chi non è ripetente? Ho una soluzione? Sì, e viene dal comportamento dei Piranha.
Avete mai visto la tecnica che adottano i piranha per attaccare la preda?
In questo video  che raccomando solo a chi non soffre nel vedere altri animali soffrire, vedrete un branco di piranha che attacca un ratto. E' molto curiosa la modalità di attacco rispetto a quella dello squalo o della murena che attaccano in modo deciso, diretto e puntato all'obiettivo.
I Piranha prima ignorano la preda, si tengono a distanza e la osservano. Poi iniziano una graduale avanscoperta, durante la quale un esemplare si avvicina bruscamente alla vittima per poi desistere, senza sfiorarla. Sempre un esemplare singolo di piranha tenta un approccio toccando la vittima ma senza morderlo.
Perché fanno questo? Per capire che tipo di difese mette in atto la preda. Se facessero così con un altro pesce aggressivo, questo colpirebbe il singolo esemplare facendo disperdere il branco. Una perdita singola a vantaggio dell'intero gruppo.
Quando appare evidente che la preda è inerme, uno per volta attaccano da direzioni diverse, attaccando e scappano inizialmente, per poi attaccare tutti insieme.
Ebbene le dinamiche nel gruppo classe non differiscono molto. Il bullismo è un fenomeno di auto-regolamentazione del gruppo, un modo per mantenere l'omeostasi, certamente disfunzionale per il singolo. Un Piranha non attaccherebbe uno squalo (a parte che vivono in climi e acque differenti e non potrebbero mai incontrarsi), e si può e si deve  insegnare a un essere umano a difendersi.
Si può non essere d'accordo a rispondere alla violenza con la violenza, ma un comportamento antisociale va e deve essere fermato con una ferma opposizione del singolo prima, delle istituzioni poi, non di certo con le prediche, giochi di ruolo e interventi psicosociali.
Esistono i commenti: parliamone.

Dott. Delogu

giovedì 25 febbraio 2016

Viaggi nel tempo: una riflessione sulla psicoterapia.

Care lettrici e lettori,
si è da poco svolta a Cagliari l'incontro mensile di gruppo sull'ipnosi regressiva. Un'esperienza dal mio punto di vista coinvolgente, e credo che questo mio vissuto possa venire condiviso anche dai partecipanti.
L'ipnosi è uno strumento potente, se saputo usare con maestria, e il fenomeno della regressione temporale è uno dei più interessanti e controversi allo stesso tempo. Interessanti dal punto di vista clinico perché, indipendentemente da quanto indietro si torna, e a quale dimensione di approdi, ciò che emerge è sempre un contenuto utilizzabile ai fini terapeutici. Che sia una fantasia, una metafora, un'immagine simbolica, o per chi ci crede, una proiezione di una vita passata, il mio compito di terapeuta è di accogliere ciò che la persona riferisce in fase di trance e utilizzarlo per raggiungere l'obiettivo terapeutico. Accogliere senza giudicare, perché giudicare la credenza di una persona equivale a stigmatizzarla, e questo è espressamente vietato dal nostro codice deontologico. Laddove la credenza di una persona non lede i diritti e la libertà degli altri, lo psicologo deve essere il primo a rispettarla, in particolare quando si lavora in contesti estremamente intimi e delicati come l'ipnosi. Intimi perché in un certo qual modo ci si scopre, ci si lascia andare durante lo stato di trance; "delicati" perché serve sempre tatto, delicatezza ma anche fermezza per destreggiarsi nell'intero mondo interiore che emerge in una seduta di ipnosi.
Stasera mi sono reso conto che ciò che per me è immediato parlando di ipnosi, in realtà non lo è affatto. E tante e tali sono le sfumature per spiegare cosa faccio e perché, che mi induce a pensare che ciò che ho acquisito in 8 anni di esperienze, sia il prodotto di più elementi inscindibili tra loro.
Ho trascorso anni della mia vita con un imperativo categorico: saper utilizzare l'ipnosi nel migliore dei modi per risolvere qualunque problema. Ho iniziato così, svegliandomi pensando all'ipnosi, e addormentandomi pensando all'ipnosi. Poi sono accadute un'infinità di situazioni che mi hanno portato a staccarmi dalla "tecnica" ipnotica per concentrarmi sulle dinamiche della persona. Mi sono specializzato in altre forme di terapia, e ciò che pensavo inizialmente in modo ingenuo, ora l'ho cambiato, sebbene i successi terapeutici si siano triplicati. Sono diventato uno psicoterapeuta, in sostanza, spero maturo.
E ancora oggi, dopo la serata di stasera, volevo condividere con voi questo clima che mi porto appresso, di speranza verso il cambiamento.
Un domani, seduti sul divano aspettando che arrivi la pizza. Chi c'era sa a cosa mi riferisco.
Grazie per questa bellissima esperienza.

Dott. Delogu

giovedì 4 febbraio 2016

Incontro del gruppo di ipnosi regressiva a Cagliari: 25/02/2016


Care lettrici e lettori,
il giorno giovedì 25 febbraio dalle ore 16 alle ore 18 si terrà a Cagliari via Dante,16 l'ormai consueto incontro mensile di gruppo sull'ipnosi regressiva. Specifico: gruppo di ipnosi, non ipnosi di gruppo.
In cosa consiste?
Chi desidera può proporsi come volontario per fare un'esperienza di ipnosi regressiva.
Per chi ha letto i libri di Brian Weiss (qui una sua induzione ipnotica parte uno e qui la parte due su Rai Due a Voyager) sa di cosa parlo; per chi non conoscesse l'ipnosi può essere un'occasione per fare un'esperienza decisamente diversa dal solito, e molto probabilmente entrare in un modo e uscire in un altro.
La quota di partecipazione è di 20€ a persona, e una parte del ricavato andrà in donazione alla LILA di Cagliari, lega italiana per la lotta contro l'aids, che gentilmente ci offre la sala per i nostri incontri.

I posti sono limitati, quindi la prenotazione è obbligatoria tramite mail, telefono, sms.

mail: g.delogu@me.com
Tel. 3473095315

Dott. Delogu

mercoledì 27 gennaio 2016

La non risposta

Sarà capitato a tutti di inviare un sms, una mail e non ricevere alcuna risposta. Che siano messaggi che inviamo per lavoro, per divertimento, o per sedurre qualcuno, la non risposta fa sempre male, perché è l'interruzione di uno scambio, un contenuto implicito che sta dietro il silenzio. Ma quale sarà mai questo contenuto implicito che tanto ci infastidisce?
Per un attimo entriamo nella testa della persona che sceglie consapevolmente di non rispondere. La varietà di motivazioni è quantomai ampia. Le chiamo le tre D.
Disinteresse: non è importante dedicare tempo a rispondere per la forma, per il contenuto del messaggio, o per la persona che la invia. Dietro c'è una forte dose di cinismo ed egoismo. 
Disagio: non rispondo perché non voglio continuare quell'argomento, che ritengo imbarazzante o che crea particolari problemi o implicazioni. Dirlo apertamente alimenterebbe il disagio, quindi l'alternativa, la via più semplice sta nell'ignorare la persona. Abbiamo a che fare con una persona che si nasconde dietro la non risposta, perché non ha il coraggio di dire le cose apertamente, non ritiene importante farlo, o lo ritiene controproducente. 
Delusione: la persona che le ha tentate tutte per raddrizzare una comunicazione, alla fine rinuncia. La non risposta equivale a un modo altro di dire "mi hai stufato, non ne posso più di te e delle tue modalità", che equivarrebbe a offendere e chiudere a doppia mandata con quella persona. Non rispondere è un escamotage per lasciar passare il tempo e dire "è da molto che non ci sentiamo" senza che ci sia stato un taglio netto. 

In molti casi non rispondere è meglio di rispondere scrivendo le cose sbagliate. Ma tra scrivere un messaggio chiaro ed efficace e non rispondere, la prima è senza dubbio da preferire. 
Non ho la pretesa di convincere le persone che non rispondono alle mail o ai messaggi di comportarsi diversamente, perché probabilmente il non rispondere rappresenta per loro il minore dei mali. Mi rivolgo a chi subisce la non risposta: abolite gli sms, vanno bene per comunicare l'orario dell'imbarco di un aereo, ma NON per parlare di questioni importanti e personali. Per quello esiste la telefonata, dalla quale possiamo cogliere innumerevoli sfumature che vanno ben oltre gli emoticons. 
Purtroppo c'è un abuso degli sms e delle chat, da cui nascono innumerevoli problemi e fraintendimenti che poi si ripercuotono nella vita reale. E' il mezzo telematico che si presta a questo genere di problemi, come la non risposta. 
Fate una cosa: mollate gli sms se non per questioni spicciole, ma per le cose importanti parlate faccia a faccia con la persona, o al peggio chiamatela per telefono. E infine chiedevi: se quella conversazione fosse avvenuta per telefono o dal vivo, sarebbe andata a finire così? Al 90% sono sicuro di  no. 
Quindi se volete che siano gli altri a cambiare, dovrete prima cambiare voi. 

Se non ci riuscite, il mio lavoro è quello di aiutare le persone che non riescono  a risolvere da sole problemi personali. 

Dott. Delogu

lunedì 18 gennaio 2016

Per la ragazzina di 12 anni che si è lanciata dalla finestra.

E' sconcertante la notizia della 12enne che si lancia dalla finestra lasciando un paio di biglietti d'addio, uno per i genitori e l'altro per i compagni di classe, quest'ultimo con su scritto "finalmente sarete contenti". Sa di ripicca malevola e mi dispiace. Ma scrivono i quotidiani che una volta soccorsa ha subito raccontato il suo malessere alla polizia, ai soccorritori, ai genitori. Come se quell'atto giustificasse il diritto di poter parlare.
La reazione dei media è stata immediata, col classico pistolotto psicologico sul bullismo, e sulle varie strategie che sulla carta dovrebbero aiutare chi si trova impelagato in una brutta situazione in classe, ma di fatto fanno acqua da tutte le parti. E chiunque sia stato dentro una classe dura lo sa bene. Un conto è quello che i ragazzi raccontano nelle interviste, agli inquirenti, ma c'è tutto un mondo sommerso quando l'insegnante volta la faccia, che solo chi c'è stato conosce.

Leggo ciò che scrivono i colleghi che si occupano di bullismo: prevenzione, coinvolgere gli insegnanti, i genitori, esercizi per scaricare l'aggressività, parlare di assertività. Questa la presa di posizione internazionale politically correct degli psicologi. Ha un suo perché.
Ma il problema sta nel fatto che quando le cose in classe si mettono male, e intendo oltrepassare certi limiti nella quotidianità, abbiamo a che fare con singoli che fanno branco coi loro simili, andando a caccia di qualcuno da beffeggiare, insultare, umiliare nei modi più vari, e prendere a calci, pugni e schiaffi se prova a ribellarsi. Perché fanno questo? Per puro e semplice divertimento.  Un divertimento masochistico dell'aguzzino che gode a vedere quel poveraccio umiliato nel peggiore dei modi. "Per scherzare", dicono loro.
Ricordo che ero in prima superiore, la maggior parte dei compagni erano ripetenti dall'anno precedente, e noi eravamo in minoranza. Eravamo in classe con gente di 17 anni, ripetenti per 4 volte consecutive. Un giorno uno dei pluriripetenti si sentì offeso dalle parole di un altro compagno, e questo per pura risposta prese una sedia e gliela lanciò addosso.
Avete idea di cosa significhi prendere una sedia di scuola, di quelle con le gambe di ferro nero e sedile e poggia schiena in legno, e scagliarla violentemente contro qualcuno che sta dall'altra parte dell'aula?
Il compagno si scansò, la sedia rovinò sul pavimento facendo un casino pazzesco. Tutti osservavamo la scena. Nessuno arrivò. Ci fu un minacciarsi reciproco, e la cosa terminò lì in via definitiva. Quella era una giornata di ordinaria amministrazione, era la prima volta che mi capitava di assistere a un litigio tra di loro. Avevo 14 anni e avevo paura, per me quello era l'inferno.
Quello che accadde dopo, e che per certi versi ci travolse tutti, è stato talmente grave e pazzesco da poter parlare oggi dopo più di 20 anni con cognizione di causa del problema bullismo, di sicuro con una competenza molto più pragmatica di tanti colleghi che se ne occupano per professione.
Dico la mia: da un lato la scuola deve fare in modo di non lasciare mai i ragazzi soli in classe. Dall'altro deve adottare una posizione molto dura e sospendere alla prima, ed espellere alla seconda, quegli studenti che ripetono atti di bullismo. Chi rompe in modo sistematico va a zappare la terra, non a studiare, questo è il concetto. Se il bullo è abbastanza intelligente eviterà certi comportamenti come la peste, se la pena è certa e il rischio di essere scoperto è alto.
 E' chiaro che i genitori del bullo remeranno sempre contro un'istituzione che accusa il figlio e lo espelle, anche di fronte a prove schiaccianti, quindi per evitare grane la scuola non farà mai azioni del genere. La scuola però  di fatto protegge e insabbia tutto ciò che accade al suo interno, per non avere un ritorno di immagine negativo. Quindi è un cane che si morde la coda.
La soluzione più semplice sarebbe di separare gli individui che costituiscono gruppi problematici in classi totalmente diverse. I bulli singoli sono abbastanza innocui se c'è un sistema classe che li blocca, li denuncia o scoraggia le loro azioni. Il problema nasce nell'incentivare questo tipo di comportamento (il bullo potrebbe prendersela con l'infame che ha fatto la spia)  se non c'è un'unità nella classe perché composta da persone troppo eterogenee. Non è da escludere poi che il bullo in una nuova classe non trovi altri seguaci.
A fronte di ciò, l'unica cosa concretamente realizzabile è far uscire la vittima da quel ruolo dando gli strumenti comunicativi, affettivi e cognitivi per poterlo fare.


Alla 12enne, se mai leggesse questo articolo, vorrei dire questo: qualunque problema è affrontabile. Puoi affrontare e vincere la paura, ma solo se entri nell'ottica che alla paura non puoi sottrarti, devi affrontarla. Puoi imparare a rispondere, imparare a tirare fuori le tue emozioni e dirle in faccia alle persone invece che scriverle su un foglio. Anche con rabbia, se serve. Ma fallo, esci dal silenzio e dalla passività. Uno psicoterapeuta può aiutarti a raggiungere tutti questi obiettivi, coinvolgendo anche i tuoi genitori, perché tutto parte da te, ma anche da casa tua. Il problema in classe è tra te e i tuoi compagni, e dovrai essere tu a risolvere i problemi, non persone esterne che parlino e agiscano al posto tuo.  Quando un bambino ha cercato di mordere mio figlio sono intervenuto, ma ha 18 mesi e non sa difendersi da solo, non sa neanche parlare. Tu sei grande e puoi migliorare le tue capacità comunicative oltre ogni tua previsione. Riprenditi, poi rimboccati le maniche e lavora su di te.

Grazie per aver letto fin qui.

Dott. Delogu

sabato 16 gennaio 2016

L'importanza della relazione terapeutica!

Care lettrici e lettori,
in passato ho scritto molto su come scegliere uno psicologo a Cagliari, e per prima cosa ho posto l'accento sulla relazione terapeutica.
Sento impellente il bisogno di approfondire la base di tutto, che do per scontato fin troppe volte.
Uno psicoterapeuta, di qualunque orientamento egli sia, non è un dispensatore di tecniche. Non è il cabarettista che paghiamo per dilettarci un lieto evento, non è il commercialista che paghiamo affinché ci compili il 730. Se ci aspettiamo una cosa del genere, siamo totalmente fuori strada.
Il concetto di meccanico della mente, da me citato in passato, non è altro che una metafora per spiegare che esistono tecniche, strumenti e protocolli in grado di risolvere problemi complessi. Gli strumenti nella cassetta degli attrezzi di un buon terapeuta.
Ma per usare un'altra analogia, lo psicoterapeuta non è un neurochirurgo che agisce su un paziente in sedazione profonda.
Ma allora qual'è la sostanziale differenza?
Negli esempi di prima c'è un soggetto passivo e uno attivo, uno che agisce e uno che riceve.
Durante una psicoterapia ci sono 2 soggetti attivi, insieme fanno un lavoro di reciprocità e di scambio che richiede piena partecipazione di entrambi. A volte mi sento dire "sono nelle sue mani", e questa è la condizione ideale di partenza, non di passività, ma di fiducia, dell'affidasi con sicurezza.
La relazione terapeutica è la condizione imprescindibile, indispensabile per la riuscita di una psicoterapia. Basti pensare che per trattare certe problematiche è necessaria la sola relazione terapeutica, che è per l'appunto terapeutica di per sé. In moltissimi altri casi è necessario dosare la relazione con tecniche e strategie. Ma in media, agendo con la sola relazione non si fanno progressi, così non si ottiene un successo come agendo sulle sole tecniche senza relazione. Un sapiente equilibrio tra relazione e strategie è la chiave per il successo.
Una volta che scegliere il vostro terapeuta, preoccupatevi di sentirvi accolti, ascoltati e capiti fino in fondo, al resto penso io.

Nella foto in alto potete osservare il classico setting terapeutico sul modello anglosassone: poltrona per il terapeuta, spesso con puff, e divano tipo salotto di casa per il paziente.  Se seguite il telefilm "in treatment" avrete uno stimolo in più sul quale riflettere. E' un telefilm basato sulle sedute di uno psicologo coi suoi pazienti. 100% relazione.


A vostra disposizione.

Dott. Delogu