Ipnosi e psicologia a Cagliari... e non solo.

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sabato 4 novembre 2017

Quando anch'io avevo paura dell'ipnosi.

Care lettrici e lettori,
sapevate che avevo paura dell'ipnosi?  Tenetevi forte perché voglio raccontarvi un retroscena divertente.
Mi trovavo al primo anno della scuola di specializzazione di psicoterapia ipnotica a Roma, le perplessità mie erano tante, ma la curiosità batteva tutto. Uscivo da poco da una tesi di laurea intitolata "ipnosi in oncologia", roba molto figa ma che mi aveva dato un'idea distorta dell'ipnosi. In sostanza pensavo che fosse un potere che travalica la coscienza, che consentiva di bypassare la parte razionale e comunicare in un modo misterioso con l'inconscio, per ottenere in pochissimo tempo risultati altrimenti impensabili. Morale della favola: avevo una paura agghiacciante di sperimentare questa benedetta ipnosi su di me, perciò osservavo gli altri che partecipavano alle induzioni ipnotiche durante le lezioni, e io mi tiravo indietro, come Scooby Doo quando vede un fantasma. Paura di perdere il controllo, di quel qualcosa di ignoto, ancestrale e misterioso che avrebbe dominato la mia mente.
Scoprii che nelle induzioni di gruppo potevo "resistere", ossia non mi succedeva nulla se non ascoltavo le parole durante l'induzione ipnotica, perciò osservavo le esperienze di chi mi stava intorno, ma senza partecipare. Arrivai quindi verso la fine del 1° anno, con un problema non da poco: come avrei fatto a essere convincente sul fatto che non bisognava aver paura dell'ipnosi, se io per primo ne avevo paura? I conti non tornavano, quindi entrai nell'ottica di idee che dovevo cambiare qualcosa. Così la lezione successiva, approfittai di un'induzione di gruppo fatta da un professore per fare il mio esperimento. Eravamo disposti in file, e io mi nascosi nell'ultima fila dietro Andrea, un collega che ha la stazza da giocatore di rugby. Quella volta scelsi di non oppormi, come facevo di solito, ma di vedere cosa succedeva se assecondavo la cosa per 10 secondi. E magia delle magie... non succedeva nulla di paranormale: nessun viaggio nel tempo, nessuna uscita dal corpo o robe simili. Semplicemente mi sentivo più rilassato, ma niente di trascendentale. Così poco a poco nelle esercitazioni successive capii che era più una paura irrazionale nella mia testa che altro. E no, signori, nessuna anestesia generale o perdita totale della consapevolezza.
Ma non ero ancora soddisfatto, una parte di me pensava che pur da qualche parte dovesse esserci qualche ipnotista talmente capace e dotato da concretizzare quelle che erano convinzioni ancora radicate. Qualcuno che mi facesse ululare dandomi una suggestione di essere un lupo, cose simili! Nella mia scuola dicevano che non era possibile, ma io avevo qualche dubbio, e le ipnosi da palco su YouTube sembrava mi dessero ragione.
Così ricordo che al 3° anno di scuola, andai a un convegno a Roma, tenuto dall'attuale Presente della società internazionale di ipnosi.  Il deus ex machina dell'ipnosi medica, clinica e scientifica, un grande nome internazionale dell'ipnosi che compare nelle riviste scientifiche del settore, per capirci, non il tizio che posta video su YouTube dove fa svenire le persone con uno schiocco di dita... non so se rendo bene l'idea.
Ebbene, costui chiese se c'erano volontari per fare un'induzione individuale. Vari si presentarono, dopo di che alzai la mano e andai io. Negli anni avevo fatto parecchie volte il soggetto ipnotico, e altrettante avevo fatto l'operatore nei vari esercizi; non ero nuovo quindi alle induzioni a scopo didattico. Ma andai per un motivo: ancora dentro di me pensavo che qualcuno potesse, che so, schioccare le dita e farmi cadere come un sacco di patate. Quindi sfidai quello che oggettivamente è la persona più competente nel camp dell'ipnosi.
Non è difficile immaginare che la cosa non andò affatto così: ancora una volta nessuna perdita del controllo, nessuna amnesia, e neppure lui, il capo dei capi, era riuscito a fulminarmi col potere ipnotico. Ma non per chissà quale motivo, semplicemente perchè non è così che funziona.
I buoni soggetti ipnotici sono in grado di annullare la realtà circostante e vivere un'altra realtà, ma sono il 10% della popolazione. Se voi chiedeste a un buon soggetto se si rende conto durante l'ipnosi di dov'è, vi risponderà "no, ero lì", con "lì" inteso il contenuto della suggestione ipnotica.
Il buon soggetto sente il calore del sole, se gli diciamo che è in un deserto; avrà allucinazioni visive, uditive e cinestesiche, come se fosse in un sogno. 10/15 persone su 100 sperimentano questo genere di situazioni. Queste persone non sono "facilmente manipolabili", o persone fragili, non c'entra nulla. Sono persone certamente intelligenti, ma con una grandissima capacità immaginativa. A differenza del training autogeno, dello yoga, delle tecniche di visualizzazioni, con l'ipnosi è possibile approdare a livelli più profondi. Per capirci, un buon soggetto ipnotico può imparare a controllare il dolore fisico, cosa che ho avuto modo di verificare in 10 anni di pazienti in Terapia Antalgica all'ospedale Brotzu. Potenzialmente può fare qualsiasi cosa in pochissimo tempo. Sono i Mozart per la musica, persone dotate di un talento straordinario che spesso non sanno di avere. Avessimo messo Chopen a fare il falegname invece che suonare il pianforte, sarebbe diventato il prodigio che è stato? No, sarebbe stato un falegname medio, ma non geniale. Messo però in un contesto musicale, la sua genialità si è espressa ai massimi livelli. Lo stesso vale nelle psicoterapie: i buoni soggetti ipnotici offrono il massimo nella psicoterapia ipnotica. Potrebbero offrire molto meno in altre forme di psicoterapia che non fruttano le loro brillanti capacità.
Questa, care lettrici e lettori, è una parte della storia. Per sapere se si è dei buoni soggetti bastano pochi minuti.
Vi chiederete: e il restante 90%? Ebbene, sono persone con minori capacità immaginative, quindi riescono a visualizzare, ma mantengono una parte di consapevolezza del qui e ora. Sanno che stanno facendo una seduta di ipnosi, in qualunque momento possono scollegarsi se vogliono. Minore è il livello di suscettibilità ipnotica, maggiore è l'aderenza alla realtà circostante.
Ma ora un colpo di scena: numerose ricerche hanno dimostrato che non esiste una relazione causa effetto tra suscettibilità ipnotica e outcome terapeutico, in sostanza non è dimostrato che siccome una persona è un mozart dell'ipnosi, in automatico guarirà e in tempi brevissimi.
Come sarebbe a dire?
Questo perché ho dato per scontato un dato fondamentale che scontato proprio non è: il talento dell'ipnotista. Talento che è un composto di competenze altissime, grande intuito, creatività, capacità empatiche, carisma. Roba in sostanza che non si impara solamente dai libri, e forse non è proprio possibile imparare. Ma questa è un'altra storia.

Restate sintonizzati su queste frequenze.

Dott. Delogu