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mercoledì 21 febbraio 2018

Giucas Casella ipnotizza Francesca Cipriani che si lancia dall'elicottero. Spiegazione.



Care lettrici e lettori, quello che vedete sopra è il video di Francesca Cipriani che prova a lanciarsi dall'elicottero per unirsi al gruppo dell'isola dei famosi 2018. Non serve uno specialista per capire che la ragazza è profondamente spaventata, le manca l'aria, conati di vomito, prova ripetutamente ad avvicinarsi mettendosi in piedi alla barra dell'elicottero gridando ripetutamente "non ce la faccio". Una tipica reazione fobica a uno stimolo ansiogeno, con correlati psicosomatici. La scena si conclude con l'elicottero che se ne va con la Cipriani dentro.
Giorni dopo interviene Giucas Casella, anch'egli concorrente dell'isola dei famosi.
La scena è la seguente: loro due soli di fronte all'elicottero con le pale in movimento. Casino e vento fortissimo. Casella vuole convincere la Cirpiani a farsi aiutare da lui a salire sull'elicottero e tuffarsi, e la ragazza non la prende affatto bene. Tenta di divincolarsi dal Casella che la tiene per le mani, dopo alcuni minuti si calma, e Giucas inizia la sua classica induzione ipnotica standard. La ragazza nei giro di pochi secondi crolla a terra in uno stato di trance. Il video si interrompe, verosimilmente Casella le dà un comando post-ipnotico con ancoraggio, la caricano di peso sull'elicottero, ma non lo fanno vedere.
La scena riprende col video sotto.




Edit: purtroppo hanno tolto i video della scena, e sono disponibili solo immagini con didascalie, che evito di mettere per via della scarsa serietà con cui trattano la scena, che io inquadro dal punto di vista tecnico, distaccandomi totalmente da chi sono i personaggi in questione, o cos'hanno combinato all' isola dei famosi, non so se rendo l'idea. 
Vi chiedo quindi di prendere per buona la mia descrizione sotto. 
Osservate la ragazza in una trance profonda, nonostante il chiasso dell'elicottero la ragazza è profondamente rilassata, in piena dissociazione (corpo da una parte, mente dall'altra), sembra profondamente addormentata. In realtà è in una trance ipnotica profonda, ne è prova il fatto che Casella ha difficoltà a farla riorientare, e anche quando riapre gli occhi, non è proprio in lei. Osservate a questo punto come la ragazza non è del tutto sveglia, ma è in uno stato che prende il nome di trance vigile. Si mette in piedi, Casella le grida il comando post-ipnotico "pizza", e la ragazza chiude gli occhi (trance ipnotica) e si lascia cadere nel vuoto.
Applauso del pubblico.
Tecnicamente cos'ha fatto Casella? Intanto c'è da ammettere che quello che ha fatto l'ha fatto veramente bene, c'è poco da dire. Chiunque dica il contrario, lo sfido a rifare quello che ha fatto in condizioni analoghe. La sua è stata un'ipnosi adatta a una situazione di emergenza come quella.
Ma il nocciolo della questione è: accertata la sua bravura e il suo carisma, cosa ha fatto?
Semplice: ha indotto una trance profonda in un soggetto particolarmente talentuoso. A questo punto posso solo presumere che le abbia dato il comando post-ipnotico che quando avrebbe pronunciato la parola "pizza", lei "si sarebbe lanciata dall'elicottero senza paura".  Quindi ha "ancorato" a una parola chiave un'azione specifica. Gli ipnotisti da palcoscenico americani usano spesso questi meccanismi, del tipo "quando ti siederai, il fondo della sedia sarà rovente, e urlerai dal dolore". In realtà la sedia è una sedia normalissima, ma in uno stato di trance il cervello non distingue la realtà dalla fantasia, ciò che viene prodotto come comando diviene automatismo.
Quindi la ragazza, in piedi sull'elicottero ancora in trance ma con gli occhi aperti, ha sentito la parola chiave e si è innescato in lei l'automatismo indotto dal Casella: con serenità si è lasciata cadere.
Magari la suggestione sarebbe potuta anche essere più articolata e meno rozza: "...e ti sosterranno degli angeli del paradiso" o "sarai un uccello bellissimo che spicca il volo", poco importa, l'importante è distaccare la persona dall'evento terrificante e proiettarla in una realtà ipnotica piena di armonia. Cambiare il significato degli eventi. Nel nostro caso Casella usa una suggestione diretta: ti lancerai e non avrai paura. Ha funzionato, ma è rischiosa come procedura, se la ragazza avesse avuto qualche ricordo traumatico che sostenesse la sua paura del vuoto, si sarebbe creato un conflitto intrapsichico, mandando a monte il salto. Questo per dire che il soggetto in trance non è un manichino nelle mani dell'ipnotica. Ad ogni modo Casella ha corso il rischio, e ha funzionato.
Questo significa che la ragazza avrà superato per sempre quella paura? Forse, non è detto. Nel caso avrebbe bisogno di un altro paio di tuffi per consolidare il risultato, ma signori... stiamo parlando di 15 minuti di intervento per superare una fobia.
Questa è la prova che per i buoni soggetti ipnotici, come Francesca Cipriani, l'ipnosi è la panacea per tutti i mali. Per essere precisi, il video dimostra che Casella è in grado di usare l'ipnosi con efficacia su Francesca Cipriani. Da qui a dire che l'ipnosi "funziona", il passo è troppo grande. Vi ricordo che l'ipnosi è una procedura  operatore-dipendente, quindi se al posto del Casella ci mettessimo il collega che ha fatto un corso di 2 giorni sull'ipnosi, non vi assicuro affatto che il risultato sarebbe stato lo stesso. Questo per onestà intellettuale. La stessa onestà con la quale riconosco le capacità pratiche di Casella, ma anche il fatto che egli non è uno psicoterapeuta specializzato in psicoterapia ipnotica, così come il sottoscritto che pure è uno psicoterapeuta specializzato in ipnosi etc etc è in grado di fare le rapine sotto ipnosi. Sono cose diverse, e non si può saper fare tutto ai massimi livelli. Tutto in modo mediocre sì, ma non è il mio modo di vedere le cose.
Per tutti coloro che parlano dell'ipnosi di Casella e dell'elicottero con becera ironia, invito a entrare nel mondo dell'evidenza e degli studi scientifici sull'ipnosi qui

Prestissimo altri post.
Dott. Delogu

Guarire con l'ipnosi, seminario a Cagliari



Cari lettori,
Vi invito all’incontro che si terrà giovedì 1 marzo alle ore 16:00 dal titolo “Guarire con l’ipnosi”, in ricordo del maestro Milton Erickson. 
L’incontro è di tipo esperienziale, quindi chi vorrà potrà sperimentare su di sé l’ipnosi, ma non mancheranno spiegazioni, racconti di casi clinici, fatti curiosi e misteriosi che faranno da stimolo per il pensiero in ciascuno di noi. E’ possibile eseguire un intervento chirurgico con la sola anestesia ipnotica? E’ sicuro? E’ possibile perdere la memoria con l’ipnosi? E’ possibile sviluppare una seconda personalità con l’ipnosi? E guarire da una personalità negativa che assume il nostro controllo? Questi e molti altri argomenti, inclusi i viaggi nel tempo, verranno discussi e, quando possibile, provati in un’ottica didattica e interattiva. 
Trovate nella locandina tutti i dettagli.
Vi aspetto con gioia. 


















Dott. Delogu



martedì 6 febbraio 2018

Psicoterapia efficace? Problema risolto? Dipende.

Care lettrici e lettori,
nel corso degli anni mi sono interrogato su cosa rende una psicoterapia efficace ed efficiente, o inefficace e inefficiente.
Facciamo una distinzione per chiarirci, con un esempio pratico:
Ho il problema che non riesco a prendere l'ascensore, mi sale un'ansia che mi attanaglia e son costretto a uscire. Il problema è che mi hanno cambiato di ufficio, e l'attuale sta al 9° piano. Farmi 9 piani a piedi 4 volte al giorno diventa impraticabile. Quindi sono andato dal medico di base, il quale mi ha prescritto delle gocce, che non mi fanno niente. Ho aumentato il dosaggio dietro suo consiglio, ma in ascensore non ci salgo nemmeno sotto tortura. Quindi mi ha suggerito di andare da uno psicologo. E vabeh. Mi hanno fatto un nome, ci vado, la prima cosa che chiedo è "quanto ci metto", e mi son sentito dire che son cose lunghe, anni. Anni?!? Ma io devo andare a lavoro domani! 

Questo primo problema riguarda l'efficienza. Un conto è risolvere un problema del genere in 8 sedute, ossia 2 mesi di terapia, altro paio di maniche è dire di risolverlo, se va bene in 2 anni.
Ma proseguiamo con le vicissitudini del nostro amico.

Vabeh, mi dico, proviamo. Vado, vado, vado, parlo parlo parlo, quella mi consiglia qualche libro, mi dice qualcosa, ma in ascensore non ci salgo lo stesso. Però nel frattempo trovo un "collega di scale", un matto che lavora al 10° piano e si allena per le maratone. Gli ho parlato del mio problema e mi ha detto "saliamo insieme". Reggo i primi due piani al suo ritmo, poi mi molla, ma nel pomeriggio lo ritrovo e ci riprovo. Va a finire che farò le maratone anch'io. 
Riferisco queste cose alla psicologa, che mi dice: "benissimo, un successo della terapia, si sta sbloccando socialmente. E accenna a cose tipo "vantaggio secondario del sintomo", che poco capisco. Francamente ogni tanto mi perdo quando inizia i suoi monologhi. 

E' passato un anno di terapia e sto meglio di prima. La psicologa parla di "enormi progressi", e in effetti le cose sono cambiate, ma non saprei se per merito della terapia o dell'andamento della vita in sé. Ho scoperto che per le scale ci vanno vari colleghi per i motivi più svariati, e gli incontri sono sempre piacevoli. Quando non c'è nessuno cerco di farmi tutti i piani di corsa, do filo da torcere al collega del 10°. Per quanto tempo dovrò andare ancora in terapia? La psicologa su questo è vaga e non sa darmi una risposta. 
Ho capito che c'è un legame tra paura dell'ascensore e incontro con gli altri. Inizio a pensare che se in ascensore c'è altra gente, potrebbe andare meglio, ma se fossi solo? E lì nuovamente mi blocco. 

Questo secondo punto riguarda l'efficacia della terapia. La terapia ha risolto il problema? Il tipo è riuscito a salire in ascensore senza problemi? No. Quindi la terapia è stata inefficace.
E' vero però che c'è stato un miglioramento dello stato generale, ma dato da un adattamento della persona al sintomo. Salendo a piedi era inevitabile che incontrasse persone, e che trovasse una motivazione altra nel salire che andasse al di là del viversela come trasportare la croce sul Golgota. Perdere peso? Fare a gara col collega? Fare 2 chiacchiere con chi sale e scende? Cronometrarsi come sfida? Ascoltare musica nel frattempo? Tutte modalità di adattamento funzionale al sintomo.
Adottando un comportamento evitante, il nostro amico sta ovviamente bene, o meglio rispetto all'inizio, ma ha ristretto il campo della sua comfort zone. Cosa succederebbe se gli venisse una crisi d'ansia mentre sale le scale?  Quante probabilità esistono che questa eventualità accada?
Nella mia esperienza, alte probabilità.


E' passato un anno e mezzo che faccio terapia, ormai mi rendo conto che la seduta si ripete con una modalità sempre identica. "Come è andata la settimana? Lavoro? Colleghi? Famiglia? ", la aggiorno sulle novità, ma non è molto diverso da parlare con un amico. Faccio un ultimo tentativo dicendole che il problema non si è mosso di un millimetro, al di là dei miglioramenti su altre aree, e mi risponde col monologo che ci vuole tempo, bisogna sviscerare, analizzare. 
Ma io di analizzare sono sinceramente stanco. Più stanco che di fare le scale. 
Cara dottoressa, non fissiamo l'appuntamento, nel caso mi farò sentire io.

Esistono psicoterapeuti che conducono la terapia in questa maniera, terapie strutturate in questa maniera, e altri terapeuti e terapie fatte di un'altra pasta.
Il grosso problema è che pazienti disillusi in questa maniera relativamente alla psicoterapia, con estrema difficoltà si affideranno a un terapeuta, anche se fatto di un'altra pasta.
Quest'ultimo avrà una sola chance: lavorare su obiettivi a brevissimo termine (entro le 5 sedute) e segnare un successo dietro l'altro. Ossia essere efficace ed efficiente.
Quanti colleghi accoglierebbero una sfida del genere?
Già immagino la risposta dei detrattori: "la psicoterapia non è una sfida ma un processo".
Io rispondo così: meglio per il paziente se il terapeuta è competitivo e prende il suo lavoro come una sfida. Di gran lunga meglio per lui, perché sarebbe uno che sta sempre sul pezzo e non si arrende mai.
Non finisce qui.

A presto sentirci.

Dott. Delogu